Pubblicato da: silviasettevendemie | luglio 22, 2012

L’amore dura tre anni

Titolo originale: L’amour dure trois ans

Regia: Frédéric Beigbeder

Cast: Gaspard Proust, Louise Bourgoin, Frédérique Bel, Joey Starr, Jonathan Lambert, Nicolas Bedos, Anny Duperey, Bernard Menez, Elisa Sednaoui, Valérie Lemercier

Distribuzione: Moviemax, Francia, 2011

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Marc Marronier (Gaspard Proust) è un critico letterario di giorno e un cronista mondano di sera. Dopo la fine del suo matrimonio, scrive un manoscritto dal titolo “L’amore dura tre anni”, nel quale spiega in maniera disincantata e cinica come l’amore abbia una data di scadenza.Tuttavia al funerale della nonna incontra Alice, (Louise Bourgoin) la moglie di suo cugino Antoine….

Frédéric Beigbeder, scrittore, critico si trasforma in regista e dirige una commedia brillante tratta da uno dei suoi romanzi più celebri, L’amour dure 3 ans“. Il neoregista tenta di adattare la pellicola allo stile fresco, ironico e disincantato del suo libro e il connubio che ne viene fuori è decisamente interessante. Il protagonista, Marc Marronier, alter ego dello stesso autore, è un critico e cronista trentenne, alla fine del suo matrimonio con la bella Anne per un sms di troppo, che dopo un fallito tentativo di suicidio in preda alla rabbia e alla disperazione scrive un libro sulla caducità e l’illusorietà del sentimento amoroso, destinato a durare al massimo 3 anni. Il libro diventa un caso letterario ma allo stesso tempo Marc incontra Alice, moglie di suo cugino Antoine e tutte le sue neoacquisite certezze sull’amore iniziano a vacillare.

Frizzante, ironica, divertente, questa commedia romantica che strizza l’occhio a 500 giorni insieme, regala allo spettatore risate e battute d’effetto (Gli sms sono una forma di tortura sofisticata.. L’amore è una battaglia perduta in partenza contro il tempo” Nel XXI secolo l’amore è un messaggio senza risposta..) con due protagonisti semplicemente perfetti ed entrambi quasi all’esordio cinematografico: Gaspard Proust, stralunato, goffo, innamorato disperato e Louise Bourgoin, bellissima, imprevedibile, sui generis.. Il cast è il vero punto di forza della pellicola: oltre ai protagonisti infatti anche tutti i personaggi di contorno arricchiscono ognuno con il proprio contributo il mosaico finale: gli amici fraterni di Marc, l’ ‘irriducibile playboy Jean-Georges (simpaticissimo Joey Starr) e l’intellettuale Pierre (Jonathan Lambert)  accompagnato dalla classica oca bionda  Kathy, così come l’editrice di Marc interpretata splendidamente da Valérie Lemercier.

Inoltre molto azzeccata la scelta di far rivolgere Marc direttamente allo spettatore, stratagemma che crea istintivamente simpatia per il personaggio ( che tra l’altro ispira simpatia a prescindere, sin dalla prima scena. Da notare inoltre una certa somiglianza con il nostro Fabio De Luigi… )

In definitiva una commedia romantica fresca, ironica, divertente e con un cast azzeccatissimo.

Conclusione: Da vedere!!!!

Voto:8

Pubblicato da: silviasettevendemie | maggio 31, 2012

Il pescatore di sogni (Salmon fishing in the Yemen)

Titolo originale: Salmon fishing in theYemen  

Regia: Lasse Hallström

Cast: Ewan McGregor, Emily Blunt, Amr Waked, Kristin Scott Thomas, Tom Mison,Catherine Steadman, Jill Baker, Pippa Andre, Dixie Arnold, Steven Blake, Hamish Gray, Waleed Akhtar, Simone Liebman, James Cutting, Ramsey Karim, Sami Karim, Hamza Saeed, Mohammed Awadh, Wael Hajar, Abo Nag, Wadah Almaqtari, Omar Nagi, Ala Nagi, Abdul Alhumikani, Rachael Stirling

Distribuzione: M2 Pictures, Gran Bretagna, 2012

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Alfred Jones (Ewan McGregor) e’ uno scienziato timido e introverso esperto di salmoni che lavora al Ministero della Pesca e dell’Agricoltura. La sua vita normale ai limiti del noioso viene scossa da un’email contenente una proposta quanto meno bizzarra. A scriverla e’  Harriet Chetwode-Talbot (Emily Blunt), che gestisce gli interessi un ricchissimo sceicco (Amr Waked) con la passione per la pesca il quale  intende introdurre la pesca al salmone nello Yemen. Jones, uomo pratico e di scienza, bolla il progetto come folle e rifiuta di partecipare. Ma il progetto ha nel frattempo attirato l’attenzione del Primo Ministro inglese e soprattutto del suo terribile ufficio stampa, guidato dalla potente e autoritaria Patricia Maxwell (Kristin Scott Thomas), che vede nel visionario progetto un’occasione per incrementare i consensi elettorali e per interessi di politica estera, quindi il povero dottor Jones si trova costretto suo malgrado a prendere parte alla folle impresa. Si ritrovera’ cosi’ a lavorare spalla a spalla con la dolce Harriet e scoprira’ che il progetto non e; poi cosi’ folle come sembra e con il cuore e la tenacia nulla e’ impossibile.

Lasse Hallström con il suo tocco delicato e quasi fiabesco ci racconta questa storia fedelmente tratta dal romanzo Pesca al salmone nello Yemen di Paul Torday (con tanto di email, chat sul pc, tweet etc) e la cui sceneggiatura e’ curata dal premio Oscar per The Millionaire Simon Beaufoy. Si tratta di una commedia permeata da una forte ironia, molto British, sin dalle prime scene.

E’ evidente sin da subito come il dottor Jones sia il classico uomo di scienza la cui vita scorre monotona e piatta, senza scossoni. La moglie e’ una donna in carriera spesso in viaggio, e quando ha un problema si reca in giardino a sfogarsi con le carpe koi nella fontana del giardino. L’incontro-scontro con Harriet e’ destinato a scuoterlo e non poco. Se a questo aggiungiamo il progetto assurdo nel quale si ritrova coinvolto controvoglia a causa dei “piani alti” e che ai suoi occhi appare come il capriccio di un uomo ricchissimo e annoiato, il gioco e’ fatto. Il timido Alfred si ritrovera’ a mettere in dubbio quello che ha sempre vissuto, quella che e’ stata la sua esistenza fino a quel momento, e gli incontri e le conversazioni con il saggio sceicco gli faranno capire che non esiste solo la parola Scienza, ma che c’e’ anche quell’altra parolina, Faith, Fede, che fa si’ che ci si butti a capofitto in un’impresa che sulla carta appare di fatto impossibile.  La molla che decisamente spinge il nostro scienziato in questa direzione si chiama Harriet, donna entusiasta, dolce e fragile con una grande passione per il proprio lavoro che finira’ per contagiare anche lui con il proprio entusiasmo.

La bellezza del film sta proprio in questo, nell’evoluzione dei personaggi, nella loro presa di coscienza e accettazione del cambiamento. Emblematica e’ la scena nella quale il dottor Jones cammina insieme ad un folto gruppo di persone e improvvisamente decide di andare controcorrente, di invertire la rotta.. E’ un’immagine chiara ed eloquente di quello che accade nella propria vita, ed e’ quello che di fatto fanno i salmoni, risalire la corrente.

Ewan McGregor ha ormai smesso i panni da bad guy gia’ da un po’ e presta la sua faccia e il suo accento Scottish all’introverso e impacciato Alfred Jones, con grande successo.

Kristin Scott Thomas e’ semplicemente fantastica in ruolo che nel romanzo e’ affidato ad un uomo e non stupisce. La sua performance e’ esilarante: la conversazioni in chat con il Primo Ministro sono divertentissime. Una vera iron lady, perfetta, divertentissima.

Emily Blunt riesce bene nel ruolo della dolce Harriet,  e risulta meno algida e distante del solito: una scoperta.

Bella prova anche per Amr Waked, visionario, saggio e appassionato sceicco con una profonda comprensione dell’essere umano e della sua natura.

In definitiva una bellissima commedia, leggera ma non troppo.

Conclusione: Da vedere.

Voto: 8

 
 

Pubblicato da: silviasettevendemie | maggio 30, 2012

Dark Shadows

Titiolo originale: Dark Shadows

Regia: Tim Burton

Cast: Johnny Depp, Michelle Pfeiffer, Helena Bonham Carter, Eva Green, Chloe Moretz, Bella Heathcote, Jonny Lee Miller, Jackie Earle Haley, Gulliver McGrath, Ray Shirley, Christopher Lee, Alice Cooper, Ivan Kaye, Susanna Cappellaro, Josephine Butler, William Hope, Shane Rimmer, Michael Shannon, Harry Taylor, Guy Flanagan, Nigel Whitmey, Philip Bulcock, Sophie Kennedy Clark, Hannah Murray, Victoria Bewick, Sean Mahon, Alexia Osborne, Richard Hollis

Distribuzione: Warner Bros Italia, USA, 2012

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Liverpool, XVIII secolo. I coniugi Collins e il figlioletto Barnabas salpano dall’Inghilterra alla volta del Maine, dove diventano dei ricchissimi commercianti in campo ittico e fondano la ridente cittadina di  Collinsport. La famiglia si trasferisce definitivamente nel Nuovo Mondo e si fa costruire una sontuosa dimora, Collinwood. Anni dopo, Barnabas (Johnny Depp)  è un giovare rampollo ricco e di bell’aspetto, che s’innamora perdutamente della dolce Josette (Bella Heathcote) e infrange così il cuore di Angelique Bouchard (Eva Green) ,  una delle sue serve da sempre innamorata di lui. Decisa a vendicarsi, Angelique, che è una potente strega, uccide Josette, lo trasforma in vampiro  e lo rinchiude in una bara per l’eternita’. Dopo due secoli, nel 1972, Barnabas viene accidentalmente liberato e  scopre che il suo maniero e la sua famiglia sono andati in rovina e che l’intera città e’ in mano alla ricchissima e potente Angie, imprenditrice di successo e sua vecchia conoscenza.

Ispirato all’omonima serie di Dan Curtis (1966-1971)  Tim Burton realizza un altro gioiellino dark, questa volta cimentandosi  col  mondo dei vampiri, mai di moda quanto adesso, ma interpretato e trasposto su schermo in maniera ovviamente originale e atipica. Cio’ che ne viene fuori e’ una sorta di Famiglia Addams condita da tanto umorismo e da tanta ironia.  I Collins sono strani, atipici, tra problemi di alcol, presunti problemi psicologici, ribellioni adolescenziali, l’arrivo a casa di un vampiro antico di due secoli e deciso a ripristinare il prestigio di famiglia risulta quasi una cosa normale.  Barnabas dal canto suo contribuisce ad incrementare la mole di problemi che gia’ caratterizza la famigliola portandosi dietro non solo la sua maledizione ma anche colei che l’ha provocata, Angelique, decisa a tutto pur di averlo e a distruggere lui e coloro che lui ama se non potra’ averlo. Per questo la principale mira di Angelique e’ la dolce Victoria Winters (Bella Heathcote), la tutrice del piccolo David Collins (Gulliver McGrath), che rapisce all’istante il cuore di Barnabas, in quanto somigliante come una goccia d’acqua alla sua bellissima e sfortunata Josette.  I Collins hanno imparato dalla loro sfortunata storia a rialzarsi e a non mollare mai, ed e’ quello che intendono fare anche stavolta, con l’industria di famiglia in fallimento, Collinwood in rovina e Angie che ha in mano l’intera Collinsport.

La ricchezza di immagini tipica di Burton c’e’ tutta, in una commedia dark che strizza l’occhio alla succitata Famiglia Addams e (soprattutto in una scena divertentissima) a La morte ti fa bella, e nella quale lo spirito e l’ironia regnano sovrani. Tutto e’ volutamente esagerato: la crisi da teenager di Carolyn (Chloë Grace Moretz), la dipendenza da alcol e la scarsa professionalita’ della dottoressa Hoffmann (Helena Bonham Carter), il menefreghismo e la totale assenza di affetto di Roger Collins (Jonny Lee Miller) per suo figlio, la totale naturalezza con la quale Victoria  asseconda le proprie visioni…

Tim Burton e’ oltre i generi, al di la’ di ogni classica classificazione, cosi’ come lo sono gli attori a suo servizio, Johnny Depp in primis, ma non solo. Tutto il cast da’ vita ad una performance ottima, perfetti ingranaggi nella macchina dark del regista americano. Helena Bonham Carter e’ sempre impeccabile e Michelle Pfeiffer in questo ruolo cosi’ diverso dai suoi soliti e’ una sorpresa.

Cos’altro aggiungere? Che il finale lascia presagire un sequel (nel quale la sottoscritta spera vivamente).

In definitiva una piacevolissima pellicola gotica da un regista che osa rischiare e che propone sempre e comunque novita’e che trova sempre e comunque il modo di distinguersi.

Conclusione: Da vedere.

Voto: 8

Pubblicato da: silviasettevendemie | maggio 20, 2012

Tutti i nostri desideri

Titolo originale: Toutes nos Envies

Regia: Philippe Lioret

Cast:Vincent Lindon, Amandine Dewasmes, Marie Gillain, Yannick Renier, Pascale Arbillot, Isabelle Renauld, Laure Duthilleul, Emmanuel Courcol, Christophe Dimitri Réveille

Distribuzione: Parthénos, Francia, 2011

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Claire (Marie Gillain) è un giovane giudice del Tribunale di Lione. Ha una bella famiglia e un marito affettuoso. La scoperta improvvisa di un tumore al cervello sconvolge la sua serenità. Decisa a non dire nulla al marito, si getta a capofitto nel lavoro e decide di difendere Céline ( Amandine Dewasmes)  una giovane madre single, dalle pretese ai limiti del legale di un istituto di credito con i quali ha contratto dei debiti. La aiuterà Stéphane (Vincent Lindon) collega esperto e pronto a rischiare.

Philippe Lioret, dirige questa storia delicata ispirata a Vite che non sono la mia” di Emmanuel Carrère, che tratta temi importanti come la malattia e le astuzie e gli inganni degli istituti di credito a danno dei consumatori, con il suo tocco leggero e quasi impercettibile, come abbiamo già avuto modo di apprezzare in Welcome! Vediamo una famiglia normale, dei personaggi normali, alle prese con situazioni “anormali” e le loro reazioni. La cosa interessante e che salta subito all’occhio è che il tema della malattia terminale e senza speranza che rischierebbe di prendere il sopravvento su tutto il resto della storia, non lo fa, anzi è quasi di contorno alla causa di Cécile e alla battaglia intrapresa da Claire e Stéphane.  Dramma personale e dramma sociale si incontrano e procedono di pari passo. Claire fa della causa di Cécile la sua missione, e rassegnata alla sua imminente morte, integra Cécile nella famiglia pensando già al futuro senza di lei. Stéphane dal canto suo fa della causa di Claire la sua causa e si impegna con lei in un ruolo che è allo stesso tempo paterno e da persona attratta.

Vincent Lindon è una garanzia e dà intensità e carisma al suo personaggio, Marie Gillain con il suo bel viso acqua e sapone e i suoi occhi tristi fa il resto.

In definitiva una pellicola interessante e delicata, tutto fuorché banale.

Conclusione: Da vedere.

Voto:8

Pubblicato da: silviasettevendemie | maggio 18, 2012

The Rum Diary- Cronache di una passione

Titolo originale: The Rum Diary 

Regia: Bruce Robinson

Cast: Johnny Depp, Aaron Eckhart, Michael Rispoli, Amber Heard, Richard Jenkins,Giovanni Ribisi, Bill Smitrovich, Marshall Bell, Amaury Nolasco, Karen Austin, Jimmy Ortega, Karimah Westbrook, Gavin Houston, Bruno Irizarry, Jason Smith, Andy Umberger, Julian Holloway, Aaron Lustig

Distribuzione: 01 Distribution, USA, 2011

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Puertorico, 1960. Paul Kemp (Johnny Depp)  e’ un giornalista free lance americano con la passione per le donne e per il rum che si trasferisce sull’isola per lavorare per il disastroso quotidiano locale. La sua vita e la sua carriera saranno sconvolte dall’incontro con Sanderson (Aaron Eckhart) ricco uomo immobiliarista coinvolto  in affari poco puliti, e soprattutto con la di lui ragazza Chenault ( Amber Heard). Il rum e la sete di verita’ faranno il resto…

Johnny Depp torna ad interpretare un personaggio di Hunter S. Thompson, dopo il capolavoro Paura e delirio a Las Vegas. Paul Kemp puo’ essere considerato un Raoul Duke piu’ maturo (relativamente parlando) e piu’ concentrato sulla sua attivita’ di giornalista. Questo film e’ stato fortemente voluto dall’attore americano, e dopo anni ha finalmente visto la luce. Ma… La scelta del regista e’ opinabile.. Come mai affidare un progetto di tale portata a un regista che non siede dietro la macchina da presa dal 1992?Primo errore.

Secondo errore: la sceneggiatura: in alcuni punti davvero non funziona. Ritmi lenti, dialoghi scontati, battute non incisive.

Per fortuna non c’e’ solo questo: abbiamo un Johnny Depp sempre eccezionale e capace di calarsi in ogni tipo di personaggio. Abbiamo un Giovanni Ribisi splendido nei panni del reietto Moberg, giornalista di religione e crimini, una sorta di creatura notturna con l’ossessione per Hitler e per il rum.. Poi abbiamo Aaron Eckhart e la bellissima Amber Heard, uno scenario da sogno e delle situazioni molto divertenti che vedono coivolto Depp e il suo “compare” Michael Rispoli nei panni del fotografo del giornale.

In definitiva una pellicola che poteva essere molto di piu’ se affidata alle mani di un regista esperto e sulle righe, ma nonostante cio’ un prodotto godibile, divertente, fresco e con un Johnny Depp sempre all’altezza. Non aspettatevi un sequel di Paura e delirio a Las Vegas perche’ resterete veramente delusi.

Conclusione: Consigliato.

Voto: 7

Pubblicato da: silviasettevendemie | maggio 7, 2012

The Hunger Games

Titolo originale: The Hunger games

Regia: Gary Ross

Cast:Lenny Kravitz, Jennifer Lawrence, Elizabeth Banks, Woody Harrelson, Stanley Tucci, Wes Bentley, Leven Rambin, Jacqueline Emerson, Paula Malcomson, Isabelle Fuhrman, Alexander Ludwig, Amandla Stenberg, Donald Sutherland, Toby Jones, Phillip Troy Linger, Dayo Okeniyi, Amber Chaney, Raiko Bowman, Jack Quaid, Josh Hutcherson, Willow Shields, Liam Hemsworth, Brooke Bundy, Latarsha Rose

Distribuzione: Warner Bros, USA, 2012

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In un futuro non meglio specificato, il Nord America è stato trasformato in uno stato chiamato Panem, governato da un regime dispotico. Come promemoria della punizione inferta alla popolazione per la ribellione di settanta anni prima, ogni anno viene organizzato tra i 12 Distretti che compongono lo stato, un crudele reality show, noto con il nome di Hunger Games. Vengono estratti a sorte da ogni distretto un ragazzo e una ragazza tra i 12 e i 18 anni, che dovranno partecipare ad un gioco al massacro. Addestrati al combattimento e alla sopravvivenza, i concorrenti si sfideranno fino a che non emergerà un unico vincitore, il sopravvissuto. Quando la piccola Primrose Everdeen viene selezionata per partecipare, la sorella sedicenne Katniss (Jennifer Lawrence) decide di offrirsi volontaria e risparmiarle la vita.. Con lei viene selezionato Peeta Mellark (Josh Hutcherson), antica conoscenza di Katniss. I giochi hanno inizio e Katniss dovrà scegliere tra la sopravvivenza e la pietà, tra la vita e l’amore, per vincere i Giochi e tornare a casa.

Tratto dall’omonima trilogia firmata da Suzanne Collins, best seller in vetta per settimane nelle classifiche di vendita americane e che verrà tradotto in 41 Paesi, il film ci racconta la storia di Katniss, volontaria x salvare la sorellina per partecipare a questo terribile reality show chiamato Hunger games, dove gli sfortunati partecipanti devono eliminarsi a vicenda in una serie di prove mortali fino a che ne resterà uno solo. Gli spettatori di questo reality sono gente strana vestita e truccata come la regina di cuori di Alice in Wonderland e il più strano di tutti è il presentatore, Caesar Flickerman (Stanley Tucci). Il tutto è supervisionato dal presidente (Donald Sutherland) che dall’alto del suo studio futuristico segue le gesta dei ragazzi.

Premetto che non ho letto la trilogia della Collins e risulterò sicuramente impopolare, ma a me il film non è piaciuto affatto. L’ho trovato noioso, prevedibilissimo, un déja vu continuo (un po’ Lost, un po’  Grande Fratello, un po’ Survivor) , e soprattutto freddo glaciale..  Due ore interminabili… Salverei da questa débacle solo la giovane protagonista, Jennifer Lawrence, bellissima e molto espressiva, e Stanley Tucci e Woody Harrelson nel ruolo rispettivamente dell’Alessia Marcuzzi/Simona Ventura della situazione il primo, e del mentore menefreghista sempre meno menefreghista, e soprendentemente Lenny Kravitz, sempre più a suo agio nel ruolo di attore.

Per il resto assolutamente da evitare ( ma a quanto pare ci toccherà sorbirci almeno altre due pellicole…)

Conclusione: Sconsigliato.

Voto: 5

Pubblicato da: silviasettevendemie | aprile 29, 2012

The Avengers 3D

Titolo originale: The Avengers

Regia: Joss Whedon

Cast: Robert Downey Jr., Chris Evans, Mark Ruffalo, Chris Hemsworth, Scarlett Johansson,Jeremy Renner, Tom Hiddleston, Stellan Skarsgård, Samuel L. Jackson, Clark Gregg, Amanda Righetti, Gwyneth Paltrow, Paul Bettany, Cobie Smulders, Lou Ferrigno, Jenny Agutter

Distribuzione: Walt Disney,  USA, 2012

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Loki (Tom Hiddleston) fratello ribelle di Thor (Chris Hemsworth), si è impossessato del Tesseract, una fonte di energia potentissima in grado di aprire un portale con lo spazio e iniziare così una guerra per il dominio della Terra. Nick Fury (Samuel L. Jackson)  si rivolge allora al cosiddetto gruppo degli Avengers, composti da Iron Man (Robert Downey Jr)  Capitan America (Chris Evans),  La vedova Nera (Scarlett Johansson)  Thor stesso, Occhio di Falco ( Jeremy Renner)  e il dottor Bruce Banner (Mark Ruffalo) , alias Hulk. Il destino della Terra è nelle loro mani…

Credo sia il sogno di tutti coloro che amano gli eroi dei comics Marvel, quello di vedere i propri personaggi preferiti riuniti in un unica pellicola, che scorre che è una meraviglia e che dà il giusto spazio a tutti, per di più condita da dialoghi e battute ironici e non scontati. Tale sogno diventa realtà con questo film, firmato da Joss Whedon, veramente abile nel destreggiarsi con un progetto ambizioso quanto arduo. Il cast è a dir poco stellare e ci sono riferimenti alle pellicole precedenti dedicate ai singoli supereroi Marvel.

“Fai parte di un grande universo, ma ancora non lo sai”  aveva detto Nick Fury a Tony Stark/Iron Man qualche pellicola fa. Certo, la convivenza di questo universo così peculiare ed eccezionale, non è facile, ma quando il mondo è in pericolo non ci sono rivalità o atteggiamenti da prima donna che tengano. Bisogna fare fronte comune.

Bellissimi gli effetti speciali, i combattimenti in 3d sortiscono l’effetto desiderato. E’ una macchina che funziona perfettamente, un perfetto equilibrio tra ingranaggi che si intersecano al momento giusto.  Il cast è eccezionale: Robert Downey Jr in grandissima forma presta ancora una volta   la sua tipica faccia da schiaffi e il atteggiamento strafottente ad Iron Man: “genio, miliardario, playboy, filantropo” come ama definirsi. Chris Evans è Capitan America, ibernato per 70 anni e quindi un po’ indietro su parecchie cose, Scarlett Johansson è la perfetta Vedova Nera, letale, spietata ma con una fragilità di fondo, Jeremy Renner, sempre solido e convincente è un abilissimo arciere,Chris Hemsworth ricorda tanto il Brad Pitt di Troy ma con più muscoli e altezza,   Samuel L Jackson una conferma, ma le vera sorprese sono due: la prima  è Mark Ruffalo, nei panni del timido e impacciato Dr Banner in grado di trasformarsi nel terribile e incontrollabile Hulk. Ruffalo non fa affatto rimpiangere Edward Norton, protagonista della pellicola originale dedicata ad Hulk, anzi appare molto a suo agio nel ruolo; la seconda è so British Tom Hiddleston nei panni del cattivissimo Loki, un villain perfetto.

In definitiva una pellicola adrenalinica, divertente, ben realizzata, con un ottimo cast e diretta da un regista attento.

Conclusione: Da vedere.

Voto: 8

Pubblicato da: silviasettevendemie | aprile 10, 2012

Act of valor

Titolo originale: Act of Valor 

Regia: Mike McCoy, Scott Waugh

Cast: Roselyn Sanchez, Alex Veadov, Jason Cottle, Nestor Serrano, Gonzalo Menendez,Ailsa Marshall, Drea Castro, Alexander Asefa, Sonny Sison, Emilio Rivera

Distribuzione: M2 Pictures, USA, 2012

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In un attentato nelle Filippine rimangono uccisi l’ambasciatore americano, suo figlio e un gruppo di bambini; ideatore della strage è Abu Shabal (Jason Cottle), un terrorista ceceno. Nel frattempo, nella Costa Rica, l’agente della CIA Morales (Roselyn Sanchez) viene rapita dagli uomini di un pericoloso trafficante, Mikhail Troykovich (Alex Veadov) soprannominato Christo; una squadra delle forze speciali Navy SEAL viene incaricata di liberarla.

Le United States Navy SEa, Air and Land forces (SEAL), sono le forze speciali d’élite della U.S. Navy, impiegate dal governo americano in conflitti e guerre non convenzionali, difesa interna, azione diretta, azioni anti-terrorismo ed in missioni speciali di ricognizione, in ambienti operativi prevalentemente marittimi e costieri.Questa pellicola, diretta da due ex stuntmen, e scritta dallo sceneggiatore di 300, Kurt Johnstad, e’ dedicata a loro, e vede come protagonisti dei veri Navy Seal, scelta decisamente originale.

La pellicola e’ a meta’ strada tra l‘action movie e il documentario di guerra con una strizzatina d’occhio a Call of Duty. Il patriottismo e l’eroismo USA la fanno da padroni, e il film e’ un concentrato di azioni militari, scontri, inseguimenti, senza dimenticare l’importanza della famiglia e della brotherhood che caratterizza la task force e i suoi membri, pronti a sacrificare la vita gli uni per gli altri. Decisamente un film di livello piu’ elevato rispetto agli altri dello stesso genere, anche se ovviamente la qualita’ attoriale lascia a desiderare ma per ovvie ragioni. Inoltre la trama troppo esile e prevedibile non aiuta di certo.

Capisco e immagino l’impatto emotivo  che un film del genere possa aver avuto sull’audience a stelle e strisce, soprattutto quando si fa riferimento al rischio di attentati kamikaze tanto violenti e sanguinari che l’11 settembre sembrera’ ” a walk in the park” (cit), il che spiega gli incassi record della pellicola ( costata “solo” 15 milioni di dollari). Inoltre il tutto e’ condito da dialoghi e frasi decisamente forti emotivamente, come ad esempio, la bellissima citazione della poesia di Tecumseh, capo della tribu’ indiana Shawnee: (la riporto in inglese)

“So live your life that the fear of death can never enter your heart. Trouble no one about their religion; respect others in their view and demand that they respect yours. Love your life, perfect your life, beautify all things in your life. Seek to make your life long and its purpose in the service of your people.

Prepare a noble death song for the day when you go over the great divide. Always give a word or a sign of salute when meeting or passing a friend, even a stranger, when in a lonely place. Show respect to all people and bow to none. When you arise in the morning, give thanks for the food and for the joy of living. If you see no reason for giving thanks, the fault lies only in yourself. Abuse no one and nothing, for abuse turns the wise ones to fools and robs the spirit of its vision.

When it comes your time to die, be not like those whose hearts are filled with fear of death, so that when their time comes they weep and pray for a little more time to live their lives over again in a different way. Sing your death song and die like a hero going home.”

In definitiva un buon film, anche se a mio parere il miglior film del genere e’ e resta Tropa de Elite. In piu’ una piccola riflessione personale: quanto si e’ voluto giocare con i sentimenti americani in nome degli incassi? Al pubblico l’ardua sentenza…

Conclusione: Consigliato.

Voto: 7

Pubblicato da: silviasettevendemie | aprile 2, 2012

Marigold Hotel

Titolo originale: The Best Exotic Marigold Hotel for the elderly and beautiful 

Regia: John Madden

Cast: Judi Dench, Bill Nighy, Penelope Wilton, Dev Patel, Celia Imrie,Ronald Pickup, Tom Wilkinson, Maggie Smith, Tena Desae, Diana Hardcastle, Lillete Dubey

Distribuzione: 20th Century Fox, Usa, 2012

 

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Un gruppo di pensionati inglesi, attratto dalla vantaggiosa offerta del Marigold Hotel, una struttura di lusso recentemente rinnovata, decide di partire alla volta dell’India. Sarà l’inizio di una divertente avventura.

Cosa succede quando si prende il regista di Shakespeare in love e lo si mette a dirigere un gruppo di attori British gold come Bill Nighly, Tom Wilkinson, Julie Dench, Maggie Smith, solo per citarne alcuni, in un paesaggio d’eccezione come quello della regione indiana del Rajasthan ? Il risultato è una commedia divertente, brillante, con un retrogusto amaro, ma allo stesso tempo un messaggio di fondo positivo e incoraggiante.

Come suole ripetere Sonny (Dev Patel) il sognatore ed entusiasta proprietario della struttura fatiscente e tutt’altro che lussuosa che risponde al nome di Best Exotic Marigold Hotel ai suoi ospiti: ” everything will be all right, and if it’s not all right, it’s not the end“. Questo è quello che impareranno i clienti della struttura, persone dalla storia e dalle personalità completamente differenti: abbiamo Graham (Tom Wilkinson), il giudice  che non riesce a mettere da parte il passato, la coppia formata da Douglas e Jean (Bill Nighy e Penelope Wilton) sposati da 39 anni e in crisi a causa di un investimento sbagliato dell’uomo, Muriel (Maggie Smith) ex casalinga acida e razzista costretta a subire un intervento all’anca in India, Evelyn (Judi Dench), neo vedova vissuta in simbiosi con in marito e ora del tutto smarrita senza la sua presenza, Norman (Roland Pickup) l’eterno dongiovanni che cerca di arginare il passare del tempo accompagnandosi a donne giovani e Madge ( Celia Imrie) collezionista di matrimoni sbagliati e alla ricerca dell’ennesimo uomo da impalmare. Un mix esplosivo, a cui si aggiunge Sonny, il proprietario dell’hotel, giovane, inesperto, entusiasta come suo padre e convinto  come lui del potenziale della struttura e del progetto, e combattuto tra una madre tradizionalista (Lillete Dubey)  che vorrebbe fargli sposare una ragazza del suo lignaggio e la ragazza di cui è innamorato, la dolce Sunaina (Tena Desae). Protagonista aggiunto di questa pellicola corale, il paesaggio indiano, con la sua gente, i suoi colori, la sua musica e le sue tradizioni.

Il cast stellare, nel quale spiccano decisamente Judi Dench e Tom Wilkinson, è ben assortito e sortisce l’effetto sperato.

Conclusione: Pellicola piacevole, divertente ma che abbraccia allo stesso tempo temi seri e importanti.

Voto: 7.5

 

Pubblicato da: silviasettevendemie | gennaio 22, 2011

Il discorso del re

Titolo orginale: The King’s Speech

Regia: Tom Hooper

Cast: Colin Firth, Geoffrey Rush, Helena Bonham Carter, Guy Pearce, Jennifer Ehle, Derek Jacobi, Michael Gambon, Timothy Spall, Anthony Andrews, Filippo Delaunay, Dominic Applewhite, Jasmine Virtue, Max Callum, Tim Downie, James Currie, Harry Sims, Anna Reeve Cook, Mark Barrows, Sean Talo, Dick Ward, Mary Robinson, Naomi Westerman, Freya Wilson, Eve Best

Distribuzione: Eagle Pictures, GB- Australia, 2010

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Il timido Bertie, (Colin Firth) futuro Giorgio VI, Duca di York, è il figlio dell’anaffettivo e rigido sovrano Giorgio V (Michael Gambon) e fratello del bello e anticonformista Edward (Guy Pearce), primo in lista di successione al trono. Bertie è affetto da balbuzie, cosa che gli crea non pochi problemi durante i numerosi discorsi pubblici che è costretto a tenere nelle occasioni più disparate. Dopo aver provato i rimedi più assurdi e anticonvenzionali, Lady Lyon ( Helena Bonham Carter), sua moglie incontra il logopedista australiano Lionel Logue (Geoffrey Rush), un professionista atipico e con velleità attoriali. Lionel accetta l’arduo compito di curare il futuro sovrano, e dalla relazione medico-paziente nascerà una grandissima amicizia.

Tom Hooper, giovane e premiatissimo regista per miniserie di successo e di pellicole stupende e sottovalutate come Il Maledetto United, con questo film si aggiudica l’ingresso nel cosiddetto “giro che conta” e si assicura il meritato riconoscimento del suo valore per questa bellissima storia di umanità e potere, di valori ed etichetta. Costata solo 15 milioni di dollari, coadiuvata da uno script intelligente realizzato da David Seidler, che alterna vita pubblica e privata, aspetto esteriore e sentimenti, la pellicola racconta la storia di u uomo, ma attraverso di essa la storia di un’intera nazione, la Gran Bretagna, degli anni 20 e trenta, anni in cui si fa sempre più minacciosa la figura di Hitler, un periodo di grandi cambiamenti, nel quale anche la figura del sovrano cambia: egli deve far sentire la sua voce, alla radio o nei discorsi pubblici, deve rassicurare e guidare con piglio sicuro la nazione. Giorgio V è molto abile in questo, rigido, impertubabile e strasicuro di sé, così come il figlio Edward, erede al trono, tombeur de femmes, impegnato in una relazione con un’attrice americana, Wallis Simpson (Eve Best), divorziata due volte. In questo quadro, il timido e riservato Bertie appare decisamente fuori luogo e la cosa si fa evidente durante i discorsi via radio o in pubblico che deve tenere. La moglie devota e innamorata lo supporta e lo incoraggia ed è proprio grazie a lei che Bertie conosce Lionel e i suoi metodi sui generis. Il medico capisce subito che il problema principale del futuro re britannico non è nella voce ma nella testa e decide di lavorare sulla sua self confidence, sulla percezione di quello che è la sua reale forza, il suo talento. Tuttavia, dopo l’abdicazione fulminea di Edward per amore di Wallis, la nazione intera, in crisi e in aria di nuova guerra mondiale, si rivolge speranzosa a Bertie per essere da lui governata, guidata e rassicurata…

Tom Hooper riesce a tirare fuori sempre il meglio dai suoi attori e non è un caso che in tutti i film per la tv o miniserie per le quali è stato premiato con il Golden Globe, anche i suoi protagonisti abbiano ricevuto l’ambito premio (Helen Mirren, Jeremy Irons, Paul Giamatti, Samantha Morton, solo per citarne alcuni): quando poi davanti la macchina da presa si ha a propria disposizione il migliore attore del Regno Unito ma non solo, Mr Colin Firth, il capolavoro è servito. L’attore britannico regala un’interpretazione da brividi, che si apprezza ulteriormente nella versione originale della pellicola. Lo spettatore è assolutamente catturato dalla sua performance, da ogni suo piccolo gesto. La vittoria del Golden Globe come miglior attore protagonista è solo l’anteprima di quello che vedremo ai prossimi Oscar.  E cosa dire di un Geoffrey Rush brillante, ironico, vero istrione, buffo e commovente allo stesso tempo? Inoltre il film può vantare dei comprimari di altissimo livello, come Helena Bonham Carter, misura e quasi timida, lontana dai ruoli estremi e stravaganti firmati Tim Burton, un simpaticissimo Timothy Spall nel ruolo di Winston Churchill, un ottimo Derek Jacobi, e un intenso Guy Pearce, combattuto tra dovere e amore.

In definitiva una pellicola stilisticamente ed emotivamente perfetta, diretta da un promettentissimo regista e con un protagonista alla sua migliore performance di sempre.

Conclusione: Imperdibile!

Voto: 9.5

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