Pubblicato da: silviasettevendemie | dicembre 30, 2010

Un altro mondo

Titolo originale: Un altro mondo

Regia: Silvio Muccino

Cast: Silvio Muccino, Isabella Ragonese, Michael Rainey Jr., Maya Sansa, Flavio Parenti, Greta Scacchi

Distribuzione: Universal Pictures, Italia- Gran Bretagna, 2010

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Andrea (Silvio Muccino), ventotto anni, una famiglia ricca alle spalle, un difficile legame con una madre fredda e anaffettiva (Greta Scacchi), vive una vita superficiale e priva di responsabilità insieme alla sua ragazza, Livia, (Isabella Ragonese) e al suo migliore amico Tommaso (Flavio Parenti). Il giorno del suo compleanno Andrea riceve una lettera: il padre, che non vede da più di vent’anni, è in punto di morte e gli chiede di raggiungerlo in Kenya. Andrea vince le proprie resistenze e parte per Nairobi. Contro ogni previsione si ritroverà a dover gestire un’eredità alquanto singolare: un fratellastro di otto anni, Charlie (Michael Rainey Jr.) che il padre ha avuto da una donna del luogo. A questo punto inizia per Andrea un viaggio fisico e interiore che lo porterà molto più lontano di quanto avrebbe mai potuto immaginare…

Silvio Muccino torna a scrivere (di nuovo con Carla Vangelista), dirigere e recitare tre anni dopo Parlami d’amore. Il film è una storia drammatica ma anche di speranza, di redenzione, di chiusure e di nuove aperture e nuovi inizi.
Cosa succede quando il passato irrompe prepotentemente nella tua vita portando con sé un segno tangibile e fin troppo reale della sua presenza? Andrea vive una vita a suo dire perfetta: figlio di una ricca famiglia, vive da mantenuto in una bella casa, tra feste, bevute, lusso, amici vuoti come lui e una ragazza, che dietro il sorriso sbarazzino e provocante nasconde seri problemi di bulimia, di cui nessuno però sembra accorgersi. La vita di Andrea è perfetta, senza pensieri, fino a quando il giorno del suo ventottesimo compleanno, riceve una lettera totalmente inaspettata: suo padre, che lo ha abbandonato più di 20 anni prima senza una spiegazione, è in fin di vita e lo prega di raggiungerlo a Nairobi. Andrea parte e incontra una volontaria (Maya Sansa) amica di suo padre che gli svela una scomodissima verità: suo padre lo ha nominato tutore del figlio che ha avuto da una donna del luogo, deceduta qualche tempo prima, il piccolo Charlie, di 8 anni. Andrea è sconvolto: suo padre gli ha giocato un ultimo crudele scherzo prima di morire. Non vuole sapere nulla del suo fratellastro ma il tempo trascorso con il ragazzino lo farà riflettere e in Africa avrà di fatto inizio una maturazione e una conseguente presa di coscienza di sé, che lo porteranno a compiere scelte importanti e impegnative con le quali confrontarsi.

Il film è decisamente intimista, i rapporti tesi in famiglia, le verità non dette, la superficialità delle relazioni suggeriscono quasi un vissuto reale dietro la storia, e la scelta di concentrarla intorno a pochi personaggi ma ben delineati sembra il frutto di una scelta precisa, di procedere dritti al punto e di evitare deviazioni o distrazioni di sorta. La figura del padre, così aleatoria eppure così determinante per lo sviluppo di tutta la faccenda, ne é una chiara dimostrazione. Protagonisti assoluti della scena sono Andrea e Charlie, che nonostante non si siano mai visti prima e siano totalmente diversi, fisicamente e caratterialmente, sono indissolubilmente legati e rappresentano l’unica famiglia possibile l’uno per l’altro. “La vita mi ha insegnato che le cose non cambiano mai, cambiamo noi…” Questa frase detta all’inizio della pellicola dalla volontaria italiana ad Andrea, riassume quello che è il significato e il messaggio di tutto il film.

Silvio Muccino nelle sue plurime vesti svolge un ottimo lavoro, sia dietro che davanti alla macchina da presa, e riesce nell’arduo compito di colpire lo spettatore, di emozionarlo, perché il suo Andrea è autentico, i suoi dubbi sono autentici e condivisibili, il suo cinismo e menefreghismo iniziali esistono, eccome, nei ragazzi di oggi, quindi ci mette di fronte non ad un alieno, ma ad un figlio di papà viziato e con i sentimenti atrofizzati come ce ne sono tanti e ovunque. Stupendo e commovente il piccolo Michael Rainey Jr., che riesce a comunicare tutto il dolore, lo smarrimento e la paura continua di Charlie di essere abbandonato e di restare solo, anche soltanto con lo sguardo. Già solo il modo in cui si stringe al suo peluche scucito e rovinato, Fishandchips, trasmette la sua ansia che anche Andrea vada via da lui come hanno fatto le persone che amava di più al mondo, i suoi genitori, coloro che dovevano proteggerlo da tutto e da tutti. Isabella Ragonese interpreta in modo molto convincente il complesso personaggio di Livia, un personaggio con una triste storia alle spalle e con evidenti problemi di alimentazione.

Inoltre c’è da aggiungere che l’attore- regista si è impegnato anche in un progetto umanitario in Africa, sancito dall’uscita di un libro per bambini Fishandchips. Il dinosauro che viene da un altro mondo, scritto dalla Vangelista, con una prefazione dello stesso Muccino, i cui proventi saranno  devoluti all’associazione  curata dal dottor Gianfranco Morino, medico negli slum di Nairobi.

In definitiva una pellicola che segna un passaggio fondamentale nella carriera di Muccino: troppo facili le critiche gratuite, gli attacchi e i paragoni scomodi, spesso fatti ancor prima di aver visto il film. (e ne approfitto per affermare che  chi scrive non è mai stata una sostenitrice  o una fan di Silvio Muccino…). Andrebbero invece apprezzati lo sforzo e la creatività di un giovane regista che cerca di trovare il suo spazio e di portare nuove idee, nuova linfa ad un mercato chiuso e stantio, com’è quello del cinema italiano dell’ultimo periodo, a parte rarissime eccezioni.

Conclusione: Consigliatissimo.

Voto: 8

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