Pubblicato da: silviasettevendemie | settembre 19, 2010

La solitudine dei numeri primi

Titolo originale: La solitudine dei numeri primi

Regia: Saverio Costanzo

Cast:  Alba Rohrwacher, Luca Marinelli, Martina Albano, Arianna Nastro, Tommaso Neri, Vittorio Lomartire, Aurora Ruffino, Giorgia Pizzo, Isabella Rossellini, Maurizio Donadoni, Roberto Sbaratto, Giorgia Senesi, Filippo Timi, Giorgia Pizzio

Distribuzione: Medusa, Italia-Francia-Germania, 2010

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Alice (Alba Rohrwacher) e Mattia (Luca Marinelli) sono due ragazzi con difficoltà nelle relazioni con gli altri, frutto di terribili e traumatiche esperienze vissute durante la loro infanzia. I due ragazzi sono amici, il loro è un rapporto complesso, ostacolato da barriere che loro stessi hanno innalzato per difendersi dal mondo e dalla famiglia che li opprimono e li schiacciano. I due si perdono, si ritrovano, si perdono di nuovo. Potrebbero amarsi se avessero il coraggio di andare oltre, di osare ma sono due numeri primi e “i numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per se stessi. Se ne stanno al loro posto nell’infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari”

Saverio Costanzo si prende una grossa responsabilità realizzando la trasposizione cinematografica del bestseller di Paolo Giordano. E’ infatti difficile, se non forse addirittura impossibile mettere in scena la complessità di Alice e Mattia, il loro disagio interiore, la loro difficoltà ad affrontare il mondo, se stessi e la loro diversità. Costanzo ci prova utilizzando colori cupi, metafore, immagini, simboli, anche musiche che esprimano quel senso di oppressione e di inadeguatezza, quel loro volere eppure non potere che condizionerà le loro esistenze. Come abbiamo già detto non è affatto un compito facile ma lui con la collaborazione dello stesso Giordano, autore della sceneggiatura, cerca di fare il possibile e gli va indubbiamente riconosciuto questo merito. Egli trasforma la storia dei protagonisti in un viaggio continuo tra presente e passato con reazioni ed eventi che vengono spiegati attraverso i ricordi e le esperienze traumatiche dei protagonisti che hanno lasciato segni indelebili anche sulla loro pelle: Alice infatti è claudicante e Mattia ha delle evidenti cicatrici lungo il corpo prova di ferite autoinflitte per punirsi per la sua grandissima colpa nascosta nella sua infanzia. La storia diventa così una sorta di thriller psicologico dalle tinte un po’ horror, che richiama nelle musiche e nella simbologia il Dario Argento classico,  quello di Profondo Rosso e L’uccello dalle piume di cristallo. Vediamo Mattia da bambino, timido, emarginato e costretto ad occuparsi della gemella affetta da una forma di ritardo mentale e improvvisamente lo ritroviamo adulto, fragile e taciturno,  alle prese con la scelta, o meglio, con la scelta fatta dai suoi genitori, su quello che sia meglio per il suo futuro, se andare a fare il dottorato in Germania o restare in Italia. Allo stesso modo vediamo Alice alle prese con le prime esperienze adolescenziali con l’amica/nemica Viola (Aurora Ruffino) e la ritroviamo fotografa adulta impacciata e indissolubilmente legata a Mattia, quasi morbosa nei suoi confronti. Questo continuo progredire avanti e indietro della pellicola non è una scelta felice, rende il film poco armonico e frammentato, difficile da seguire, e inoltre la scarsità e la povertà dei dialoghi non aiuta.

L’idea di Costanzo era quella di far parlare i simboli, le immagini, i colori, la musica, come ad esempio Bette Davis Eyes di Kim Carnes, ma questo non basta, non è abbastanza. Tuttavia bisogna riconoscere che i due protagonisti sono a dir poco encomiabili: perfetti, sofferti e sofferenti, trasformati anche fisicamente nel corso della storia: infatti nell’ultima parte della pellicola la Rohrwacher si mostra scheletrica, ridotta all’osso, consunta da quel male oscuro e subdolo che è l’anoressia che affligge Alice (l’attrice ha perso ben 10 kg), mentre Luca Marinelli, che qui è all’esordio,  appare ingrassato, appesantito, trascurato, l’espressione fisica di quel malessere interiore e di quel senso di colpa che non hanno mai abbandonato Mattia (l’attore è ingrassato di ben 15 kg…). Inoltre da notare Isabella Rossellini nel ruolo della rigida e ossessiva madre di Mattia, e soprattutto un inquietante Filippo Timi nel ruolo di un clown che si esibisce durante la festa di compleanno di Riccardo, un compagno di classe di Mattia.

In definitiva un buon tentativo di mettere in scena un libro quanto mai complesso e difficile da rendere a livello cinematografico, tuttavia a tratti lezioso e non privo di difetti, anche gravi.

Conclusione: Consigliato per la prova dei due protagonisti.

Voto: 6

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Responses

  1. Ci avrà sicuramente messo tutto l’impegno possibile Costanzo, ma il film è davvero brutto e noioso…in sala non ho sentito un solo commento positivo al termine del film….

  2. mah…


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