Pubblicato da: silviasettevendemie | agosto 24, 2010

London River

Titolo originale: London River

Regia: Rachid Bouchareb

Cast:  Brenda Blethyn, Sotigui Kouyaté, Diveen Henry, Gurdepak Chaggar, Marc Baylis, Sami Bouajila, Roschdy Zem, Francis Magee

Distribuzione: BIM, GB-Algeria- Francia, 2009

Guarda il trailer

7 luglio 2005. A Londra esplodono bombe sui mezzi pubblici in diversi quartieri causando 56 morti e più di 700 feriti.. Elizabeth Sommers (Brenda Blethyn) , che vive in un paesino su una delle isole della Manica, apprende la notizia alla tv e subito telefona alla figlia Jane che studia a Londra. Jane non risponde alle numerose chiamate. Ousmane ( Sotigui Kouyaté)   è un africano che lavora in Francia alla tutela del patrimonio forestale. Anche suo figlio, che non vede da quando era piccolo, vive e studia a Londra. Sia Elizabeth che Ousmane partono per la capitale britannica nella speranza di trovare i reciproci figli ancora vivi. Si incontreranno e scopriranno che i loro figli si conoscevano…

Il regista franco algerino Rachid Bouchareb ci presenta una pellicola semplice e senza fronzoli, che ci mostra la capitale britannica, metropoli dalle mille luci, in ginocchio e violata al suo interno dagli attentati terroristici del 7 Luglio 2005, quando dei kamikaze si fecero esplodere su diversi mezzi pubblici provocando morte e distruzione. In questo clima così irreale e di assoluta incredulità e shock si muovono due storie parallele e destinate ad incrociarsi: quella di Elizabeth, vedova che vive in una delle isole sulla Manica immersa nella natura, e Ousman, musulmano di origine africana da 15 anni in Francia che vive anche lui immerso della natura, lavorando alla tutela del patrimonio forestale. Entrambi si recano a Londra dopo gli attentati per avere notizie dei propri figli entrambi studenti nella capitale. Scopriranno che i due ragazzi si amavano e che vivevano insieme e che entrambi studiavano l’arabo. Il primo sospetto che alberga nella mente dei protagonisti e dello spettatore è uno e proseguirà per tutta la durata del film: i due sono in qualche modo coinvolti negli attentati? Perché stavano studiando l’arabo? Elizabeth incarna a pieno i pregiudizi e il velato razzismo nei confronti del musulmano: tratta malissimo Ousman, lo evita, lo ritiene responsabile di quello che le appare un traviamento della mente della sua Jane da parte di suo figlio, e non capisce che Ousman soffre come lei, ha i suoi stessi sospetti, e i suoi occhi esprimono un dolore ancora più grande poiché lui suo figlio non lo vede da quando aveva 6 anni, da quando lo aveva lasciato in Africa con la madre per tentare la fortuna in Francia e ora vorrebbe solo mantenere la promessa che gli fece anni addietro, ossia quella di ritrovarlo. I dialoghi sono scarni, brevi ma molto intensi. Ousman parla solo francese ed Elizabeth parla con lui utilizzando proprio il francese. Il loro soggiorno a Londra li porterà a capire molte cose sui loro figli, cose di cui ignoravano l’esistenza, un lato tenero e sconosciuto delle loro vite che porterà anche i genitori ad avvicinarsi e a superare gli ostacoli linguistici e mentali.

I due si recheranno a visionare cadaveri per vedere se tra quei corpi straziati si trovano i loro figli, faranno i tour degli ospedali, chiederanno informazioni a chiunque possa averli conosciuti ed avere loro notizie. Ogni giorno che passa aumenta la loro ansia e i loro timori peggiori. Ma il tutto è narrato senza retorica, senza facili sentimentalismi, ma in maniera diretta e quasi cruda, tanto da sembrare quasi un documentario più che una pellicola. Inutile dire che i due protagonisti sono eccezionali: Brenda Blethyn,  attrice versatile vista spesso in commedie e in pellicole più leggere come Bara con vista e L’erba di Grace, è intensa e commovente ma soprattutto Sotigui Kouyaté é stupendo: dal suo sguardo traspare il dolore più cupo e indicibile. Non a caso è stato premiato come migliore attore al Festival di Berlino 2009. Nel film si esprime solo in francese, ma i suoi occhi tristi e la sua andatura sempre più stanca e affaticata man mano che le ricerche proseguono valgono più di 1000 dialoghi ed esternazioni. Peccato che questa sia stata la sua ultima interpretazione prima della morte, avvenuta lo scorso 17 Aprile all’età di 73 anni.

In definitiva una pellicola alla Loach che colpisce e coinvolge, un viaggio tra i pregiudizi, il razzismo e la disperazione, ottimamente diretto e con dei protagonisti fantastici.

Conclusione: Assolutamente da vedere.

Voto: 8

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