Pubblicato da: silviasettevendemie | maggio 18, 2010

Adam

Titolo originale: Adam

Regia: Max Mayer

Cast:  Hugh Dancy, Rose Byrne, Peter Gallagher, Amy Irving, Frankie Faison, Mark Linn- Baker,  Ursula Abbott, Karina Arroyave, Maddie Corman, Adam LeFevre, Mark Margolis, Haviland Morris, Susan Porro, John Rothman, Terry Walters, Mike Hodge, Peter O’Hara, Jeff Hiller

Distribuzione: 20th Century Fox, USA, 2009

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Adam (Hugh Dancy) è un giovane ingegnere elettronico che realizza giocattoli per bambini e ha una vera passione per l’astronomia. E’ afflitto dalla sindrome di Asperger, una forma di autismo “ad alto funzionamento” che limita le capacità di relazione sociale. Dopo la morte del padre vive da solo anche se può contare su Harlan (Frankie Faison) un amico del padre che di fatto si occupa di lui. Un giorno Adam conosce Beth (Rose Byrne), scrittrice di libri per bambini e maestra che si è appena trasferita nell’appartamento sopra il suo. I due nonostante i  problemi e le incomprensioni legate anche alla malattia iniziano piano piano a conoscersi e a scoprirsi… Riusciranno due mondi così diversi e coesistere e a superare le avversità e lo scetticismo di chi li circonda?

Ok, il filone della “diversità” al cinema è stato ampiamente utilizzato: basti pensare a capolavori come Rain Man, Forrest GumpBuon compleanno Mr. Grape Mi chiamo Sam , solo per citarne alcuni. Qualcuno leggendo la trama avrà storto il naso, pensando all’ennesima pellicola sull’argomento, per di più ad opera di un regista sconosciuto e che magari intendeva  solo sfruttare il tema. La sottoscritta in primis ha avuto il medesimo pensiero. Eppure Adam non è semplicemente un film sulla diversità e sui problemi che essa comporta, è molto di più.  Max Meyer, al suo esordio come sceneggiatore e regista, realizza un ritratto delicato, in salsa agrodolce, della storia di una  coppia, formata da due ragazzi, Adam e Beth, nella quale, oltre alle normali incomprensioni e discussioni, c’è un problema centrale: il disturbo di Adam, la sindrome di Asperger,  infatti, impedisce di fatto al ragazzo di intrattenere relazioni di tipo sociale con gli altri, di cogliere i messaggi impliciti nei discorsi o le effettive necessità di chi ha di fronte ma soprattutto gli impedisce di avere la percezione dei propri sentimenti,  per cui Beth di fatto se accetterà di stare con lui dovrà rassegnarsi di fatto all’idea di non sentirsi amata dall’uomo che ama, di guardarlo negli occhi e non vedere quello che lei sa di sentire per lui..  Quando i due si conoscono, lei ignora il suo problema anche se trova strani ma allo stesso tempo interessanti i modi del ragazzo, spesso molto diretti e anche taglienti e la sua ossessione per le stelle e i pianeti.   

“Il libro per bambini che preferisco parla di un piccolo principe arrivato sulla terra da un asteroide molto lontano. Qui incontra un pilota il cui aereo è precipitato nel deserto. Il piccolo principe insegna al pilota molte cose, soprattutto sull’amore. Mio padre diceva sempre che io ero il piccolo principe ma… dopo aver conosciuto Adam, ho capito che sono sempre stata il pilota“.
Con queste parole la voce fuori campo di Beth descrive Adam a inizio film. E’ una descrizione che coglie perfettamente quello che è Adam: un piccolo principe proveniente da un altro universo, che appare a disagio nel suo nuovo mondo, ma che in realtà con la sua franchezza, la sua trasparenza e limpidità e con il suo personalissimo modo di amare mostrerà a Beth un’altra prospettiva.
Non il principe azzurro, quindi, bensì un piccolo principe, che non è mai uscito da New York e che si sente felice solo quando osserva le stelle o una coppia di procioni al parco.

I due protagonisti sono bravissimi: Hugh Dancy, che era risultato già molto convincente in Savage Grace, è stupendo nel ruolo di Adam: riesce a rendere alla perfezione le sue manie, i suoi sforzi, le sue crisi, la sua disperazione, la sua gioia pura.  I suoi occhi e i suoi silenzi sono intensi e comunicano tantissimo. Si tratta di un ruolo molto complesso ma il giovane inglese si rivela davvero all’altezza del compito.  Rose Byrne è perfetta nel ruolo di Beth, dolce, sognatrice, delusa dall’amore e colpita da questo brillante ragazzo così diverso e atipico rispetto ai ragazzi che era solita frequentare. Inoltre molto bravo Frankie Faison, nel ruolo dell'”angelo custode” di Adam, e Peter Gallagher nei panni del padre di Beth, alle  prese con dei problemi con la giustizia e non molto felice della frequentazione tra sua figlia e Adam.

In definitiva una pellicola piacevole  che affronta un tema delicato con ironia ma anche con senso di realtà,  e che vanta un protagonista meraviglioso.

Conclusione: Da vedere.

Voto: 7.5

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