Pubblicato da: silviasettevendemie | gennaio 2, 2008

Il Kenya sull’orlo della guerra civile

 

I risultati poco chiari delle ultime elezioni hanno scatenato in Kenya un’ondata di violenza che rischia di sfociare in una guerra tra varie etnie del Paese.

Il tutto è iniziato qualche giorno fa, quando si riteneva che l’opposizione di Raila Odinga avesse vinto contro il Presidente uscente Mwai Kibaki, ma la Commissione elettorale tardava a comunicare l’esito del voto.

Odinga veniva dato in vantaggio anche dai primi dati non ufficiali resi noti dal quotidiano indipendente ‘Daily Nation’,  secondo i quali  Kibaki avrebbe raccolto 3.42 milioni di voti (45 per cento) contro i 3.73 di Odinga (49 per cento).

Tuttavia  il governo ha respinto tale affermazione sostienendo che le operazioni di spoglio erano ancora in svolgimento e che mancavano all’appello i risultati di vaste aree pro-Kibaki.

Lo scorso 30 Dicembre Samuel Kivuitu, capo della Commissione elettorale del Kenya (ECK), ha dichiarato che Kibaki era il vincitore delle elezioni con più di 300mila voti di vantaggio.

La dinamica poco chiara che ha portato alla riconferma del Presidente uscente, ha scatenato disordini in tutto il Paese, culminati nel rogo della chiesa cristiana a Eldoret, nel quale hanno perso la vita 50 persone, soprattutto donne e bambini che si erano rifugiati nell’edificio dopo aver perso la propria casa a causa degli scontri tra i sostenitori di Odinga, che accusano il neopresidente di brogli elettorali, e quelli di Kibaki che difendono la legittimità della vittoria alle urne.

Lo scontro politico richia di sfociare in una guerra tra etnie, dal momento che Odinga appartiene alla dinastia dei Luo, mentre Kibaki a quella dei Kikuyo.

Le violenze tra i due gruppi hanno già provocato, stando alle stime ufficiali, 316 vittime e ben 70 mila sfollati.

 La Gran Bretagna, di cui il Kenya è una ex colonia, ha fatto appello all’ Unione africana e al Commonwealth per tentare una riconciliazione tra Kibaki e Odinga.

 Il segretario di Stato americano, Condoleezza Rice, e il ministro degli Esteri britannico, David Miliband, hanno lanciato un appello ai dirigenti del Kenya, affinchè “facciano prova di spirito di compromesso”. Oggi Miliband definisce “inaccettabile” il livello di irregolarità del voto. In un’intervista alla Bbc il ministro degli esteri inglese accusa “i leader politici del Kenya delle violenze commesse da alcuni dei loro seguaci e della incapacità di trovare un terreno comune”. “Non sappiamo chi ha vinto – aggiunge il capo della diplomazia britannica – Quello che sappiamo è che vi sono accuse di irregolarità molto serie, da tutte e due le parti”. Miliband crede che “non sia possibile accettare uno status quo con questi livelli d’irregolarità elettorali e di violenza”.

Il presidente dell’Unione africana John Kufuor ha accettato di dare avvio ad una trattativa che, secondo il primo ministro inglese Gordon Brown, potrebbe offrire una possibilità di mettere fine alle violenze.

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Responses

  1. Ciao! Ho letto con amaro piacere che qualcuno si occupa di questa situazione tragica in Kenya. Ho un amico, padre Daniele, che da anni lavora nelle discariche di Nairobi, negli slums, e continua a lottare nonostante le condizioni avverse. Ultimamente mi è arrivata una mail con una richiesta, firmare la petizione pro Kenya. Non so se questo possa servire ma in fondo non costa nulla quindi l’ho fatto. Lascio l’indirizzo nel caso la cosa interessasse…

    http://www.petitiononline.com/kenya08/petition.html

  2. Ciao! È vero, ho notato anch’io che purtroppo non ci si sta occupando molto di questa tragica situazione…
    Ti ringrazio tantissimo per avermi segnalato questa petizione e colgo l’occasione per invitare anche tutti coloro che visiteranno questo blog a porre la propria firma.
    Grazie di nuovo!

  3. […] situazione in Kenya, dopo le contestatissime elezioni che hanno portato alla riconferma  del presidente uscente Mwai Kabaki, è davvero difficile: il […]


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