Pubblicato da: silviasettevendemie | gennaio 19, 2013

Amour

Titolo originale: Amour  

Regia: Michael Haneke

Cast:  Isabelle Huppert, Jean-Louis Trintignant, Emmanuelle Riva, Rita Blanco, Laurent Capelluto, William Shimell

Distribuzione: Teodora Film, Francia-Austria-Germania, 2012

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George (Jean Louis Trintignant) e Anne  (Emmanuelle Riva) sono una coppia ottantenne, sposata da una vita. Hanno una vita tranquilla, fatta di piccole cose, come i concerti, il pianoforte, le letture, tutto indissolubilmente insieme. Purtroppo Anne è colpita da un ictus e si ritrova poco a poco paralizzata e sempre più dipendente in ogni singola cosa da George che la assiste con amore e senza sosta.

Emmanuelle Riva

Una vita insieme, la quotidianità, i gesti sempre uguali che si ripetono da tempo immemore, le piccole abitudini… che succede quando all’improvviso tutto questo non c’è più e ci si ritrova inermi ad accudire quella che fino a qualche giorno prima era la compagna e complice di una vita? Michael Haneke si tuffa in un progetto complicato e rischioso, perché il tema si presta a cadere nel facile sentimentalismo. Invece il regista austriaco realizza quello che appare quasi una sorta di documentario del dolore, ambientato in una casa e con due attori principali George e Anne. George e la sua delicatezza, pazienza, rabbia anche a volte, nell’accudire la moglie, e Anne nella sua infermità progressiva e nella sua regressione infantile. George si trasforma da marito a padre di Anne, imboccandola, punendola per i suoi capricci, insegnandole di fatto a parlare di nuovo, leggendole storie.George è colui che si annulla e si sacrifica per amore, e colui che nei suoi sogni vede ancora Anne che suona il pianoforte, che sorride alle sue battute che si prepara per andare a teatro con lui. Il film è reale, e nella sua realtà fa male. (Chi ha avuto un proprio caro ridotto nelle condizioni di Anne dalla malattia sa quanto sia realistico quello che vede in scena). Anne dal canto suo si sente privata della sua dignità, essendo totalmente dipendente dal marito, si sente un peso e vorrebbe lasciarsi morire pur di non pesare così su di lui.In tutto questo interviene a sprazzi la figlia della coppia, Eva (Isabelle Huppert), musicista che vive all’estero con la famiglia, che si sente smarrita di fronte alla situazione. George tende ad escludere anche lei per quanto può, il suo è un dolore privato, un dramma unico e vuole che resti tale, per questo manda via l’infermiera che a suo avviso tratta Anne non con il dovuto rispetto o limita le visite del portiere e della moglie a casa. Assistiamo impotenti alla dolorosa evoluzione della malattia di Anne, alla paralisi sempre più grave, alla perdita della parola, alla perdita crescente di lucidità, fino al soffertissimo finale…

Emmanuelle Riva, Jean Louis Trintignant

Emmanuelle Riva e Jean-Louis Trintignant sono a dir poco eccezionali. La prima, candidata all’Oscar come migliore attrice per questo ruolo, recita con i gesti, con gli sguardi, con il non detto, tutto il dolore per la propria condizione, per la perdita della propria dignità, per il fatto di essere ridotta in uno stato che non le permette di essere autosufficiente, di andare da sola dove vorrebbe, di occuparsi da sola della propria igiene personale, di nutrirsi da sola. Il secondo riesce a trasmetterci il dramma del suo personaggio in maniera chiara e cristallina: lo vediamo con una luce negli occhi a inizio film, mentre parlano del concerto a casa, mentre fa colazione con Anne e lo vediamo sempre più cupo, prostrato e sofferente per una situazione sempre più complessa alla quale non sa come porre rimedio. Soffre e assiste impotente alla sofferenza di Anne. Prova a stimolarla ma Anne è ormai altrove, lontana, ricompare a sprazzi donandogli attimi di intensa gioia per una parola pronunciata bene, per un boccone mandato giù, per una mano che si muove a stringere la sua.

E’ un film sull’amore, sul sacrificio estremo dell’amore, sull’amore con la A maiuscola.

In definitiva il film più bello del 2012.

Conclusione: Imperdibile!

Voto: 9+

 

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Pubblicato da: silviasettevendemie | gennaio 19, 2013

The Words

Titolo originale: The Words 

Regia: Brian Klugman, Lee Sternthal

Cast: Bradley Cooper, Jeremy Irons, Dennis Quaid, Olivia Wilde, Zoe Saldana, Ben Barnes, Nora Arnezeder, Michael McKean, John Hannah, J. K. Simmons, Ron Rifkin

Distribuzione: Eagle Pictures, USA, 2012

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Clay Hammond (Dennis Quaid) è uno scrittore di successo che di fronte ad una sala gremita legge alcuni estratti del suo ultimo libro, intitolato The Words. Il libro racconta la storia di un ragazzo Rory Jansen (Bradley Cooper) che da anni cerca di affermarsi come scrittore senza successo. Quando sta per abbandonare ogni speranza si trova per caso tra le mani un manoscritto che cambia la sua vita. E’ una storia di amore e morte, di lacrime e sorrisi ambientata a Parigi. Rory spaccia il manoscritto per suo e il libro diventa un successo letterario internazionale. Ma le scelte che si fanno hanno un prezzo da pagare e quel prezzo arriva a Rory sotto forma di un anziano signore (Jeremy Irons) che rivendica la paternità del libro e della vita in esso narrata.

Cosa fareste se aveste la reale possibilità di realizzare il vostro sogno più grande pur sapendo che esso sarà basato per sempre sulla menzogna?  Questo è l’interrogativo che si pongono i due sceneggiatori Brian Klugman e Lee Sternthal per la prima volta nelle vesti anche di registi di questa graziosa matrioska cinematografica, che ci mostra 3 storie differenti ma legate da un filo invisibile ma indissolubile. Chi è Clay, chi è Rory, chi è il misterioso anziano? Rory è forse una proiezione di Clay? La storia che Clay racconta nel libro è la sua storia o è semplicemente frutto della sua fantasia?Daniella (Olivia Wilde) bellissima dottoranda affascinata da Hammond, cerca di scoprire cosa si nasconda dietro The words.

Bradley Cooper, Jeremy Irons

Il film è un delicato e lento intarsiarsi di storie e di relazioni e parallelismi tra i personaggi: Rory come il giovane protagonista del romanzo che lo ha portato al successo, Clay come Rory, in una catena di eventi dal finale imprevedibile.

Clay, Rory e il personaggio interpretato da Ben Barnes sono tutti ossessionati dalla scrittura, dalle parole, dal desiderio di comunicare qualcosa attraverso di esse.  Le parole danno gioia, danno successo, come dimostrano sia Clay che Rory con i loro successi, ma danno anche lacrime e dolore, li provocano e li descrivono, sono al contempo causa e cura degli stessi. Per la scrittura, per le parole, tutti i personaggi compiranno scelte senza possibilità di ritorno, mentiranno a chi amano, metteranno in dubbio la propria vita e le proprie scelte… La scrittura ha un’influenza decisiva sulle loro esistenze.

Rory mente alla moglie fingendosi autore di un qualcosa che non sarebbe mai stato in grado di scrivere, spacciandosi di fatto per chi non é e non sarà mai,  l’autore del libro ripudia la moglie, rea di aver perso il suo preziosissimo manoscritto.

Dennis Quaid, Olivia Wilde

L’anziano misterioso signore appare per rimettere equilibrio nella storia, per far riflettere Rory sulla gravità di quello che ha fatto, che non consiste semplicemente di essersi spacciato autore di qualcosa che non ha scritto, ma di essersi di fatto appropriato di una vita, di emozioni, di dolori, di situazioni non sue.

Gli attori hanno un ruolo fondamentale vista la tipologia del film, sono il perno attorno al quale ruota tutta la storia. La scelta è decisamente azzeccata, con un Jeremy Irons sempre stupendo, intenso e coinvolgente, Dennis Quaid intrigante e ambiguo al punto giusto, Bradley Cooper sempre più convincente anche come attore drammatico e Ben Barnes giusto nel ruolo. Da notare anche le performance femminili, con Zoe Saldana, dolcissima moglie di Rory, Nora Arnezeder, croce e delizia dell’autore del manoscritto e Olivia Wilde, dottoranda curiosa e senza peli sulla lingua.

In definitiva un film godibilissimo, con un Jeremy Irons intenso e una trama interessante.

Conclusione: Da vedere.

Voto: 7

Pubblicato da: silviasettevendemie | gennaio 19, 2013

Lincoln

Titolo originale: Lincoln 

Regia: Steven Spielberg

Cast: Daniel Day-Lewis, Sally Field, David Strathairn, Joseph Gordon-Levitt, James Spader, Hal Holbrook, Tommy Lee Jones, Lee Pace, David Oyelowo, Jackie Earle Haley, Bruce McGill, Tim Blake Nelson, Joseph Cross, Jared Harris, Peter McRobbie, Gulliver McGrath, Gloria Reuben, Jeremy Strong, Michael Stuhlbarg, Boris McGiver, David Costabile, Stephen Spinella, Walton Goggins, David Warshofsky, Colman Domingo, Lukas Haas, Dane DeHaan, Carlos Thompson, Bill Camp, Elizabeth Marvel, Byron Jennings, Julie White

Distribuzione: 20th Century Fox, USA-India, 2012

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Abramo Lincoln, sedicesimo Presidente americano, ha segnato la storia degli Stati Uniti e di tutto il mondo, abolendo la schiavitù e rafforzando la centralità del governo federale statunitense. Spielberg ne fa un ritratto inedito, il ritratto dell‘uomo politico, dell’uomo che si affida alla dialettica, al dialogo che si espone in prima linea, rischia per ottenere ciò in cui crede, che prende decisioni rischiose; di fatto il regista americano “nobilita” quasi questa professione e non si vergogna a mostrare come il compromesso e la capacità di negoziare con ogni mezzo(vedi la compravendita di voti) siano all’ordine del giorno. Il film ripercorre gli ultimi mesi prima dell’approvazione del XIII emendamento della costituzione americana, quello per l’abolizione della schiavitù nel 1865.  Vediamo il Lincoln uomo, padre attento, marito affettuoso, sostenuto, consigliato ma anche bacchettato dalla moglie, un uomo sempre con qualche aneddoto da raccontare per smorzare i toni e le tensioni.

Daniel Day-Lewis

Cast stellare per un film complesso e articolato diretto da un mostro sacro come Spielberg e la cui sceneggiatura è scritta dal premio Pulitzer Tony Kushner, basandosi su Team of Rivals: The Political Genius of Abraham Lincoln, di Doris Kearns GoodwinNon a caso candidato a 12 Premi Oscar. Sulla carta il film perfetto o quasi, nella realtà non altrettanto. Manca qualcosa… Il film è una meravigliosa messa in scena coadiuvata da musiche delicate che non interferiscono né appesantiscono lo svolgimento degli eventi e dalla fotografia eccezionale di Janutz Kaminski, ma non crea quel pathos, quel coinvolgimento emotivo come invece ci si aspetterebbe. Film bellissimo da vedere ma che non coinvolge emotivamente lo spettatore, ma forse, riflettendoci, è giusto così. Lo spettatore assiste alla messa in scena di come si è arrivati al XIII emendamento, non necessariamente un film di tale portata deve essere anche “emotivo”, se lo fosse stato sarebbe stato perfetto, ma ciò non toglie che la versione “documentaristica” della storia sia di fatto un bellissimo prodotto. Basti solo pensare al cast: un Daniel Day- Lewis nella sua migliore interpretazione di sempre, incarnazione perfetta del presidente, dall’andatura dinoccolata, alle espressioni, alle singole sfumature, perfetto e probabilissimo vincitore dell’Oscar come migliore attore protagonista. La sua meravigliosa performance rischia però addirittura di essere offuscata da quella davvero impressionante di Tommy Lee Jones, nei panni di Thaddeus Stevens, leader dei Repubblicani Radicali che appoggia Lincoln nella sua battaglia per l’abolizione della schiavitù. Uomo arguto, ironico, grande comunicatore, Stevens è un trascinatore, l’uomo di cui lui ha bisogno per far approvare la sua idea. Continiamo con Sally Field nel ruolo della fragile moglie del presidente Mary Todd Lincoln, un ruolo per cui Spielberg aveva pensato a lei sin dall’inizio del progetto, convinto che fosse l’unica in grado di rappresentare la fragilità e la complessità del personaggio e non a caso anche lei nominata all’Oscar. E la lista si amplia con Joseph Gordon-Levitt nel ruolo del figlio del Presidente che lascia gli studi ad Harvard per arruolarsi contro il parere del padre, James Spader nel ruolo del Repubblicano William Bilbo, David Strathairn nel ruolo del segretario di Stato William H. Seward… La lista è lunghissima e ognuno svolge il proprio compito in maniera impeccabile sotto la guida sapiente di Speilberg.

In definitiva un film importante, con un protagonista eccelso ma a cui manca una sola cosa: il cuore.

Conclusione: Consigliato.

Voto: 7.5

Pubblicato da: silviasettevendemie | gennaio 17, 2013

Zero Dark Thirty

Titolo originale: Zero Dark Thirty

Regia: Kathryn Bigelow

Cast: Jessica Chastain, Jason Clarke, Joel Edgerton, Jennifer Ehle, Mark Strong, Kyle Chandler, Edgar Ramirez, Jessica Collins, Callan Mulvey, Fredric Lehne, Harold Perrineau, Lee Asquith-Coe, Mike Colter, Mark Duplass, Scott Adkins, Chris Pratt, Stephen Dillane, Frank Grillo, Taylor Kinney

Distribuzione: Universal Pictures, USA, 2012

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2003. Maya ( Jessica Chastain)  e’ un’ agente della CIA con un solo obiettivo: catturare il ricercato numero 1 a livello mondiale: Osama Bin Laden. Il film ripercorre la storia (basata su documentazioni reali dei fatti) della caccia all’uomo piu’ importante degli ultimi decenni che ha portato all’uccisione del nemico numero 1 americano.

Kathryn Bigelow, dopo l’Oscar meritatissimo ottenuto con The Hurt Locker, torna a parlare di storia e di guerra con questa pellicola della durata di due ore e mezza che ripercorre passo dopo passo in maniera iperaccurata tutte le fasi che portarono alla cattura di Bin Laden.

Saro’ breve e concisa: bellissima la seconda parte del film, con la preparazione dell’azione militare nella casa bunker nella quale Bin Laden si nasconde, avvincente e reale il raid nella casa,  ma tanto tanto noioso tutto il resto, e forse la colpa e’ da attribuire anche all’eccessiva durata della pellicola (quasi 3 ore). E’ vero l’uccisione di Bin Laden non e’ stata solo azione militare ma il frutto di anni di studio, appostamenti, intercettazioni, dichiarazioni estorte ai prigionieri attraverso le piu’ barbare torture, manovre e giochi politici, ma il tutto e’ tirato molto per le lunghe, troppo effettivamente. E un’altra pecca e’ la protagonista, Si, va bene la donna tutta di un pezzo, la professionista ostinata a raggiungere il suo obiettivo, ma cosi’ delineata e’ troppo irreale. E l’attrice che la interpreta, Jessica Chastain, non aiuta affatto il personaggio, sembra quasi un automa.. Colpa della sceneggiatura o dell’attrice?

Jessica Chastain

Il film fa  riflettere, e questo e’ decisamente un merito: espone i fatti in maniera quasi documentaristica, molto fredda senza pathos o facili sentimentalismi, e lascia allo spettatore la libera interpretazione dei fatti, o meglio lascia a lui guidicare se dopo tutto quello che ha visto, se dopo tutto quello che sa su quella storia, ne sia valsa davvero la pena, se il gioco sia valsa la candela, come si suol dire…

Da sottolineare la presenza di grandi attori nel cast come James Gandolfini e Mark Strong (sempre all’altezza delle aspettative).

In definitiva uno sforzo interessante da parte della bravissima regista, ma nemmeno lontanamente paragonabile a quello che era stato The Hurt Locker.

Conclusione: Evitabile ( o meglio, consigliato ma solo per fare il paragone con gli altri film candidati all’Oscar)

Voto: 6

 

 

Pubblicato da: silviasettevendemie | gennaio 16, 2013

Re della terra selvaggia – Beasts of the Southern Wild

Titolo originale: Beasts of the southern Wild

Regia: Benh Zeitlin

Cast: Dwight Henry, Quvenzhané Wallis, Jonshel Alexander, Marilyn Barbarin, Kaliana Brower,Joseph Brown, Nicholas Clark, Henry D. Coleman, Levy Easterly, Pamela Harper, Kendra Harris, Jovan Hathaway, Amber Henry, Hannah Holby, Lowell Landes, Philip Lawrence, Gina Montanna, Jimmy Lee Moore

Distribuzione: Satine Film, USA, 2012

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Hushpuppy (Quvenzhané Wallis) è una bimba di 6 anni che vive in una comunità bayou nel profondo Sud della Louisiana, chiamata Bathtub. Vive lì con il padre Wink, (Dwight Henry)  severo e vittima dell’alcol e di una misteriosa malattia. Improvvisamente tutti gli equilibri naturali sembrano saltare: Bathtub rischia l’inondazione, i ghiacci si sciolgono e una sorta  di strane creature preistoriche, gli Aurochs, prende vita e inizia la sua marcia verso la piccola comunità.

Questo bellissimo film che si è imposto al Sundance Film Festival e ha vinto la Camera d’or come migliore opera prima al Festival Di Cannes ed è candidato a ben 4 premi Oscar è un film di debutti e di debuttanti: Benh Zeitlin alla regia e alla sceneggiatura, Lucy Alibar come autrice dell’opera teatrale Juicy and Delicious da cui il film è tratto e da cosceneggiatrice dello stesso, Quvenzhané Wallis e Dwight Henry come attori. Un debutto perfettamente riuscito per tutti, sotto tutti i punti di vista.

Il film ha il pregio di catapultare lo spettatore per tutti i suoi 90 minuti in un mondo lontano e quasi fatato, anni luce  dallo stress e dalla frenesia del mondo moderno, un’isola felice, è il caso di chiamarla, la piccola Bathtub, la vasca, dove una bimba di 6 anni ha una propria dimora ricavata dai resti di una roulotte  in cui vive sola e circondata da animali, mentre il padre ha una dimora simile ma separata lì vicino. Hushpuppy è una moderna Mowgli al femminile, immersa nella natura selvaggia della sua piccola comunità. Winki, suo padre, è molto severo con lei, vuole che cresca forte come un uomo, le vieta di piangere e la stimola nel suo modo burbero e a volte estremo, ad affrontare e superare le avversità cui si trova di fronte e a rispettare e a temere la sua terra e coloro che la abitano.

Hushpuppy ha un amore viscerale per il suo papà e per Bathtub, così quando tutto inizia a cambiare intorno a loro: l’acqua che avanza, gli animali che muoiono, le case che vengono sommerse o distrutte, i due insieme ad alcuni degli abitanti non esitano a rimenere lì, a difendere il loro territorio, nonostante i rischi, nonostante il pericolo incarnato dai pericolosi Aurochs che avanzano minacciosi.

Bisogna combattere per ciò che si ama e guardare negli occhi le proprie paure per sconfiggerle.

Lo stile della pellicola è quasi documentaristico, senza effetti, fronzoli o abbellimenti di sorta. Hushpuppy ha un dono speciale: percepisce il cuore di tutte le cose, vive in armonia con tutti gli esseri animati ed inanimati del suo piccolo regno che rischia di sparire a causa dell’acqua e dei terribili Aurochs.

La piccola Quvenzhané Wallis,  uno scricciolo di 10 anni non ancora compiuti, è il motore del film, è una forza, un piccolo grande talento con una comunicatività innata, semplicemente incanta e commuove lo spettatore. Non è un caso se sia stata nominata come migliore attrice ai prossimi Oscar e sia la candidata più giovane mai esistita.

In definitiva un film che fa sognare lo spettatore, una favola moderna ma allo stesso tempo reale con una protagonista che conquista sin dalla prima battuta.

Conclusione: Da non perdere!

Voto: 9

Pubblicato da: silviasettevendemie | gennaio 16, 2013

Il lato positivo- Silver linings playbook

Titolo originale: Silver linings playbook

Regia: David O. Russell

Cast: Jennifer Lawrence, Robert De Niro, Bradley Cooper, John Ortiz, Taylor Schilling, Julia Stiles, Chris Tucker, Dash Mihok, Kirsten Dunst, Shea Whigham, Jacki Weaver

Distribuzione: Eagle Pictures, USA, 2012

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Pat (Bradley Cooper)  torna a vivere a casa con i suoi dopo 8 mesi in una clinica psichiatrica a causa di un disturbo bipolare. Ha perso tutto: il lavoro come insegnante, la moglie Nikki, la casa. Ora e’ deciso a ricominciare e a riconquistare la moglie e un proprio equilibrio. L’incontro con Tiffany (Jennifer Lawrence), ragazza problematica rimasta vedova da poco, e la proposta di aiutarsi a vicenda: (lei a far si’ che lui riconquisti Nikki e lui a far si che lei partecipi ad una gara di ballo a cui tiene molto) dara’ una svolta inaspettata alle loro vite..

David O. Russell torna a dirigere dopo il bellissimo The Fighter e lo fa con una commedia dolce amara tratta dal romanzo di Matthew Quick, L’orlo argenteo delle nuvole. Il film e’ candidato a ben 8 premi Oscar, tra cui miglior regia   ed e’ riuscito nell’impresa che non riusciva dai tempi di Reds, di avere i propri attori candidati in tutte e 4 le categorie.

Jennifer Lawrence, Bradley Cooper

Pat, il protagonista, e’ un uomo che deve ricostruire la sua vita dopo che a causa del suo disturbo bipolare ha perso moglie, lavoro e casa… Torna cosi’ a casa dai genitori, alquanto impacciati a gestire la nuova situazione, anche perche’ gli strascichi dei suoi problemi sono evidenti, crisi notturne, ansia, rabbia… Si ride ma ma si riflette anche.  Pat e’ il vero malato, ma le persone che lo circondano non sono da meno: i genitori in primis, il padre, interpretato da Robert De Niro, in uno dei suoi consueti ruoli di pater familias come ci ha abituato da qualche anno a questa parte, ossessionato dagli Eagles e dai gesti scaramantici da fare per propiziare la propria vittoria, la madre (Jacki Weaver) con il sorriso (finto e tirato) sempre stampato sul viso, sempre pronta a ridimensionare, a giustificare, a coprire tutto cio’ di “non consono” che succede in casa sua. Il migliore amico di Pat, e’ soffocato dalla famiglia e oppresso dalla moglie tiranna, la cui sorella Tiffany e’ la chiave di svolta della storia. Tiffany ha perso il marito poliziotto da poco, ha preso psicofarmaci come Pat, ha visto la propria vita e il proprio equilibrio sgretolarsi come e’ accaduto a Pat, e’ alla ricerca di uno stimolo, di una spinta per ricominciare.. Per Pat questa molla e’ la riconquista di Nikki, per lei una gara di ballo a cui dedica tempo e fatica ma ha bisogno di un partner. L’affinita’ e la necessita’ che uno ha dell’altro e’ evidente sin da subito allo spettatore ma non ai protagonisti. Loro si danno addosso, si mal sopportano, si gridano contro, competono a chi sia il piu’ fuori di testa tra loro due… Alla fine capiranno che si possono venire incontro ed aiutare a vicenda: Tiffany aiutera’ Pat a riconquistare Nikki se lui partecipera’ alla gara di ballo.

Bradley Cooper, Jennifer Lawrence

L’abilita’ di Russell regista e sceneggiatore sta tutta qui, nella capacita’ di mantenere una leggerezza di fondo, di strappare il sorriso anche quando affronta problemi seri come l’ansia, la spinta autodistruttiva dei personaggi, il loro negarsi la felicita’.

Bradley Cooper riesce a vestire molto bene i panni di Pat, in un ritratto inedito rispetto al belloccio fuori di testa della serie di film The Hangover, si dimostra a suo agio nel ruolo, divertente ma anche intenso.

Jennifer Lawrence si conferma una stella in ascesa del cinema mondiale. Bellissima ma non solo, la sua Tiffany e’ una ribelle strafottente ma solo in apparenza, dotata di una fragilita’ inimmaginale all’apparenza.

Robert De Niro e’ ironico in un ruolo non all’altezza dei suoi classici ma decisamente migliore rispetto ad esempio a quello in Red Lights (terribile..)

Simpaticissima infine Jacki Weaver, mamma perfetta e intenta a preservare l’armonia familiare ad ogni costo..

In definitiva, una pellicola divertente ma con contenuto e con un cast non a caso candidato quasi al completo agli imminenti Oscar.

Conclusione: Da vedere.

Voto: 8

Pubblicato da: silviasettevendemie | gennaio 15, 2013

Django unchained

Titolo originale: Django Unchained

Regia: Quentin Tarantino

Cast: Jamie Foxx, Christoph Waltz, Leonardo DiCaprio, Samuel L. Jackson, Kerry Washington, Walton Goggins, Dennis Christopher, Tom Wopat, Rex Linn, Laura Cayouette, Sharon Pierre-Louis, Lewis Smith, Cooper Huckabee, Misty Upham, Nichole Galicia, David Steen, Todd Allen, Catherine Lambert, Shannon Hazlett, Johnny Otto, LaTeace Towns-Cuellar, Justin Hall, Danièle Watts, Miriam F. Glover, Jake Garber, Christopher Berry, Johnny McPhail, Mustafa Harris, Michael McGinty, Kinetic, Michael Bacall, Franco Nero, Jonah Hill, Quentin Tarantino, Don Johnson, James Russo, Rza, M.C. Gainey, Tom Savini, James Remar

Distribuzione: Warner Bros, USA, 2013

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Stati Uniti, 1858. Django (Jamie Foxx)  e’ uno schiavo nero, separato dall’amata moglie e venduto all’ennesimo padrone. Quando la sua vita incrocia quella del dottor King Schultz (Christoph Waltz) tutto e’ destinato a cambiare. Il dottore infatti e’ un cacciatore di taglie che riscatta l’uomo e lo assume di fatto come suo assistente e collaboratore. Diventato un abile pistolero, Django con l’aiuto del dottore si dedica ad una “mission impossible”: trovare sua moglie Broomhilda e liberarla dalla schiavitu’. Quando i due scopriranno che la donna che si trova a Candyland, una famosa piantagione in Mississippi gestita da Calvin Candie (Leonardo DiCaprio) dovranno mettere in atto un piano perfetto per uscirne vivi e raggiungere l’obiettivo.

Quentin Tarantino is back!  e lo e’ con un western che e’ un omaggio allo spaghetti western e ai film tanto amati dal regista americano. Non e’ un caso che abbia voluto anche Franco Nero, attore cult del genere cosi’ come la scelta di girare  utilizzando la tecnica della lente anamorfica e di una pellicola da 35 millimetri, per non parlare dei continui omaggi  a Sergio Leone e a Morricone.

Ctistoph Waltz, Jamie Foxx

Le affinita’ con il suo precedente lavoro inoltre sono di fatto evidenti tanto che il regista stesso ha parlato di una trilogia da terminare con il suo prossimo film.

Passando al film nello specifico, ci troviamo di fronte ad uno temi piu’ difficili da affrontare da parte degli Americani, la schiavitu‘. Il protagonista e’ uno schiavo, un uomo trattato come un oggetto dai suoi padroni, considerato alla stregua di un animale, venduto, acquistato, picchiato, privato della sua dignita’ di uomo. Il dottor Schultz e’ la salvezza, e’ l’uomo che, sebbene anche per propri interessi personali, lo tratta come un essere umano, lo riscatta dalla propria condizione di oggetto di proprieta’ di qualcuno e lo rende libero. Lo stupore di Django quando il dottore lo invita a scegliere da se’ cosa vuole indossare come divisa per il suo nuovo lavoro di collaboratore come cacciatore di taglie, parla da se’. L’imbarazzo e lo stupore dei cittadini che lo vedono a cavallo accanto al dottore e’ chiaro indice di quanto la sua condizione risulti “anomala”. Essere nero, libero, arguto, e ottimo a sparare, non sono decisamente elementi a favore del protagonista, anzi. E il fatto che il dottore sembri avere un feeling particolare per cacciarsi in guai seri. Il guaio peggiore che potesse capitare ad entrambi e’ quello di imbattersi nel perfido Calvin Candy, padrone dell’amata Brumhilda. Bisogna agire rapidamente e con tenacia, e Django deve agire come un attore,  svolgere un ruolo, un ruolo che non dovra’ mai tradire anche quando il cuore gli dira’ altro.

Jamie Foxx, Leonardo DiCaprio

Christoph Waltz, gia’ vincitore di un Oscar per Inglorious Basterds e candidato agli Oscar di quest’anno per questo ruolo, si dimostra per l’ennesima volta un attore brillante, versatile, ironico ed autoironico e con una perfetta padronanza di varie lingue straniere. Il suo dottor Schultz e’ divertente, incosciente,  ha un modo di parlare molto forbito che usa a suo vantaggio e ispira simpatia sin dai primi minuti. Un eroe di altri tempi con una furbizia tutta moderna.

Jamie Foxx e’ Django, vittima inerme all’inizio del film che si trasforma in giustiziere fai da te grazie all’aiuto del doc. Django non parla molto ma quando lo fa, fa male, cosi’ come i suoi colpi di arma da fuoco, letali. A tal proposito come non parlare della stupenda scena splatter di sangue e mattanza di nemici in perfetto stile Tarantiniano?

Ma non voglio anticipare troppo… Il film va gustato in tutte le sue sfaccettature per tutti i 165 minuti di durata.

Aggiungo solo che Leonardo DiCaprio nei panni del viziatissimo e fastidiosissimo Calvin Candie e’ perfetto, odioso al punto giusto ma sono d’accordo sulla sua esclusione dalla cinquina di attori candidati ai prossimi Oscar, in quanto, avendo visto gli altri film candidati (che spero di recensire al piu’ presto, maledetta mancanza di tempo.. ) e le performance degli altri concorrenti, si tratta di ruoli e performance decisamente di livello superiore, nonostante la sua ottima interpretazione e il suo ruolo intrigante.

Concludo con una menzione speciale alla colonna sonora, mix di pezzi storici del genere western (Django, Città violenta, I crudeli, Lo chiamavano King, Gli avvoltoi hanno fame, I lupi attaccano in branco, I giorni dell’ira, Lo chiamavano Trinità…, Sotto tiro e Battle Royale) . Ennio Morricone e’ presente con alcuni pezzi storici e inoltre  collabora  con Elisa per uno dei pezzi portanti del film, Ancora qui.

In definitiva un film coinvolgente, divertente, tarantiniano maturo, un bel prodotto senza dubbio.

Conclusione: Assolutamente da vedere.

Voto: 9

 

Pubblicato da: silviasettevendemie | luglio 26, 2012

Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno ( The Dark Knight Rises )

Titolo originale: The Dark Knight rises

Regia: Christopher Nolan

Cast: Christian Bale, Gary Oldman, Morgan Freeman, Michael Caine, Anne Hathaway,Tom Hardy, Christopher Judge, Adam Rodriguez, Massi Furlan, Rob Brown, Liam Neeson, Marion Cotillard, Juno Temple, Joseph Gordon-Levitt, Matthew Modine, Tom Conti, Joey King, Brett Cullen, Chris Ellis, Josh Stewart, Daniel Sunjata, Diego Klattenhoff, Burn Gorman, Cillian Murphy, Nestor Carbonell.

Distribuzione: Warner Bros, USA- UK, 2012

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Sono passati 8 anni da quando Batman (Christian Bale)  e’ passato da eroe a fuggitivo omicida, accusandosi dell’omicidio di Harvey Dent (Aaron Eckhart). Per qualche tempo, grazie al Dent Act, una speciale legge anticrimine, e al lavoro di James Gordon (Gary Oldman),  la criminalita’ e’ stata tenuta sotto controllo, ma l’irruzione del terribile Bane (Tom Hardy), terrorista spietato deciso a distruggere Gotham spingera’ Bruce Wayne ad uscire dal suo esilio volontario e a tornare a indossare la maschera di Batman. Sara’ una sfida oltre ogni limite.

Una delle fortune di vivere in Germania e’ che nel 90% dei casi i film al cinema escono in contemporanea o quasi con gli USA ( e  ci sono inoltre un’infinita’ di sale che trasmettono i film in lingua originale, alleluja! ). In questo caso particolare, l’uscita ufficiale della pellicola e’ prevista in data odierna ma alcuni cinema hanno presentato il film ieri in anteprima. Lucky me! Biglietto prenotato con una settimana di anticipo e here we go..

La cifre parlano da sole: centosessantuno milioni e novecentomila dollari nel primo week-end di programmazione negli States , il che significa miglior risultato di sempre per un lungometraggio in 2D (battuto anche il record detenuto da Il cavaliere Oscuro). A questo va aggiunto il ricavato della programmazione di The Dark Knight Rises negli altri Paesi. Un totale di ottantotto milioni di dollari che fanno quindi levitare a circa duecentocinquanta milioni il totale del debutto del lungometraggio.

Passando finalmente a parlare della pellicola: 165 minuti di emozioni. ( Vi invito a non continuare la lettura se non volete avere spoiler!!!!).

Batman e’ scomparso da Gotham City, passando all’opinione pubblica come assassino criminale per salvare la reputazione di Due Facce Harvey Dent, considerato un eroe. Bruce Wayne si e’ ritirato in una sorta di esilio volontario, ha abbandonato gli affari, e vive in un ala quasi abbandonata della sua immensa villa isolato, lontano da ogni tipo di contatto umano a parte il fido Alfred (Michael Cane)  e t0rmentato da problemi fisici ad un ginocchio… E’ l’ombra del brillante e affascinante uomo di affari che e’ sempre stato.   L’incursione nella sua casa e nella sua vita in primis dell’affascinante quanto ambigua ladra Catwoman (Anne Hathaway) , e l’arrivo a Gotham della macchina da guerra che risponde al nome di Bane, lo spingeranno a rivestire i panni dell’eroe mascherato per quella che  sara’ la sfida della vita. Bane e’ forte, apparentemente invincibile, ha mezzi, ha uomini, mette in ginocchio la citta’… Batman/Bruce dubita, tentenna… Bellissimo vedere quanto l’eroe sia combattuto, quanto sia umano, quante sensazioni e pensieri “umani”, normali, si agitino nella sua mente, quanto sia ferito, tormentato… Ma l’amore per Gotham e per la giustizia hanno la meglio e quando Blake giovane poliziotto cresciuto nell’orfanotrofio finanziato dal miliardario e che ha capito la sua vera identita’ lo invita ad agire, a far tornare Batman, Bruce capisce che e’ ora di far tornare il pipistrello..  Tecnologie sempre all’avanguardia, grazie al fido signor Fox (Morgan Freeman), e con Alfred sempre fedele ma sempre piu’ preoccupato per lui, Bruce torna in azione con due nemici: Bane e la polizia stessa…

Trama avvincente, sceneggiatura solida, personaggi ben definiti e new entries e facce conosciute introdotte ion modo giusto e  al momento giusto – mi riferisco in particolare all’ingresso di Catwoman/ Anne Hathaway, bellissima, conturbante, ambigua, Blake/Joseph Gordon-Levitt, idealista, Wayne in miniatura, puro,  allo Spaventapasseri/ Cillian Murphy, presente in tutta la trilogia, e qui nella simpatica veste di giudice del tribunale farsa messo su da Bane.  A proposito di Bane/ Tom Hardy: considerando che il villain del capitolo precedente era un certo Joker, interpretato da un certo Heath Ledger in una delle performance piu’ belle di sempre, il compito era molto piu’ che arduo… Grande responsabilita’ degli sceneggiatori (Christopher e Jonathan Nolan)  in primis e del malcapitato attore poi di non far rimpiangere il capitolo e il cattivo precedenti. Mission accomplished per entrambi: la sceneggiatura e’ intricata, complessa, forte e il cattivo di turno cattura la scena in maniera autorevole, dimostrandosi altrettanto stratificato e sfaccettato quanto l’eroe. Onore davvero a Tom Hardy per aver accettato e portato a termine in modo encomiabile una sfida cosi’ ardua.

Christian Bale…. Indipendentemente da Batman, un attore che ha dato sempre prova di intensita’, di adattabilita’ ai ruoli piu’ diversi, che vive intensamente i propri ruoli ( basti pensare all’Uomo senza sonno). Bale ha dato a Batman un’anima, semplicemente, non solo un viso e un fisico, coadiuvato dalla guida e dalla sceneggiatura di un regista abile e sapiente come Christopher Nolan, visionario al punto giusto. Menzione particolare per le sempre bellissime musiche di Hans Zimmer, ptoragoniste anch’esse.

In definitiva uno dei film piu’ belli e interessanti degli ultimi anni, degna conclusione di una trilogia ad altissimi livelli. Se mai ci sara’ un nuovo Batman sara’ veramente veramente dura…

Conclusione: Assolutamente imperdibile!

Voto: 9

Pubblicato da: silviasettevendemie | luglio 24, 2012

L’era glaciale 4- Continenti alla deriva

Titolo originale: Ice Age: Continental Drift

Regia: Steve Martino, Mike Thurmeier

Cast: Voci originali: Nick Frost, Ray Romano, John Leguizamo, Denis Leary, Queen Latifah, Chris Wedge, Seann William Scott, Josh Peck, Jeremy Renner, Wanda Sykes, Aziz Ansari, Keke Palmer, Jennifer Lopes, Heather Morris, Joy Behar, Nicki Minaj, Josh Gad, Alan Tudyk, Kunal Nayyar, Alain Chabat, J.B., Claudio Bisio, Pino Insegno, Filippo Timi, Francesco Pannofino, Lee Ryan, Roberta Lanfranchi, Ada Hong-hu, Isabelle Adriani

Distribuzione: 20th century Fox, USA, 2012

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Scrat alla ricerca della sua immancabile nocciola ne combina un’altra delle sue, provocando niente po’ po’ di meno che la deriva dei continenti. Manny, Diego e Sid si ritrovano alla deriva su un iceberg in mare aperto e dovranno affrontare varie peripezie tra cui pirati spietati, sirene, mostri marini…

Sid & co sono tornati nel quarto capitolo della saga ambientata nella preistoria, ma questa volta ad essere sinceri la storia non e’ convincente ed avvincente come nei precedenti episodi. Dove sono il mordente e l’ironia che caratterizzavano le battute di Sid e di Diego? Tutto sa di gia’ visto, la trama e’ a dir poco prevedibile, poco frizzante il tutto. L’unica idea interessante e’ data dall’ingresso della stramba nonna di Sid, personaggio molto divertente, ma non basta.

Non si puo’ andare avanti solo grazie a un titolo che funziona…

Delusione, delusione enorme, forse dovuta al fatto di aver rivisto  tutti e tre i capitoli della serie pochi giorni prima di andare al cinema, e quindi di aver ben chiaro il livello dei precedenti.
Sicuramente i piu’ piccoli non resteranno delusi, ma chi ha amato e apprezzato i tre episodi precedenti storcera’ il naso inevitabilmente.

Tanta noia, sorrisi tirati…

La storia e’ banale, i nuovi cattivi non funzionano. Unica nota positiva il gruppo di animaletti con i quali Sid sembra avere una perfetta sintonia.
Se mai sara’ realizzato un quinto episodio spero che sceneggiatori & Co, si mettano una mano sulla coscienza e cerchino di creare qualcosa realmente a livello dei precedenti episodi..

In definitiva, si sorride ma non e’ la stessa cosa.

Conclusione: Paradossalmente evitabile

Voto: 5

 

Pubblicato da: silviasettevendemie | luglio 23, 2012

The Way Back

Titolo originale: The Way Back

Regia: Peter Weir

Cast: Dragos Bucur, Colin Farrell, Ed Harris, Alexandru Potocean, Saoirse Ronan, Gustaf Skarsgård, Mark Strong, Jim Sturgess, Sebastian Urzendowsky, Hal Yamanouchi, Zahary Baharov, Bhawani Singh, Stefan Shterev, Dejan Angelov, Meglena Karalambova, Irinei Konstantinov, An-Zung Le, Nikolay Mutafchiev, Stanislav Pishtalov, Sally Edwards, Valentin Ganev, Igor Gnezdilov, Mariy Grigorov

Distribuzione: 01 Distribution, USA, 2010

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Polonia, 1940. In pieno secondo conflitto mondiale nella parte occupata dalla Russia, il soldato Janusz (Jim Sturgess) viene denunciato come spia dalla moglie sottoposta a tortura. Spedito in un gulag in Siberia,  insieme all’attore Khabarov (Mark Strong) , all’americano Mr.Smith (Ed Harris), e al criminale Valka ( Colin Farrell)  inizia a pensare a un piano di fuga ad altissimo rischio con destinazione India. I veri avversari saranno il terribile inverno russo e la natura selvaggia…

Tratta dal romanzo “The Long Walk” di Slavomir Rawicz, ispirato ad una storia vera, questa pellicola toccante  diretta dall’apprezzato regista Peter Weir, tornato dietro la macchina da presa dopo 9 anni, racconta la storia di un gruppo di persone normali, con storie diverse, di estrazione sociale diversa ma accomunati dallo stesso sogno di liberta’. Il nemico comune e’ l’oppressione e la repressione socialista nei gulag, ma il nemico aggiunto e’ la Siberia, terra selvaggia e pericolosa, letale. La prima cosa che viene infatti detta dai carcerieri al loro arrivo al gulag e’ che la loro prigione non e’ il campo, bensi’ la Siberia stessa e in caso di fuga l’inverno o i locali avrebbero fatto il resto..

Non affatto incoraggiante come premessa.. Ma questo non scoraggia il gruppo, che si ingegna a creare il piano di fuga perfetto. Ognuno ha la propria spinta, il proprio motivo per rischiare il tutto per tutto, per mettere a repentaglio la propria vita pur di avere la tanto agognata liberta’.

I paesaggi sono i protagonisti aggiunti della storia, la fotografia e’ cupa, mortale, quasi funerea. E’ un film sulla guerra ma la guerra non si vede, o meglio i suoi segni sono evidenti in ognuno dei ragazzi, la guerra e’ dentro, fuori e intorno a loro, ma e’ silenziosa, non e’ fatta di bombe, combattimenti, ma e’ un’ombra costante e terribile.

Menzione particolare per Colin Farrell, molto convincente nel ruolo, intenso e bad boy come sempre, nei panni di un criminale russo, un Urki, strumento di intimidazione contro i nemici politici, e per Jim Sturgess, perfetto nel ruolo di leader di questa folle missione.

In definitiva una storia commovente e appassionante.

Conclusione: Da vedere.

Voto: 7

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