Titolo originale: Das weisse Band 
Regia: Michael Haneke
Cast: Christian Friedel, Leonie Benesch, Ulrich Tukur, Ursina Lardi, Burghart Klaußner, Steffi Kühnert, Josef Bierbichler, Rainer Bock, Susanne Lothar, Branko Samarovski, Detlev Buck, Mercedes Jadea Diaz, Thibault Sérié, Kai-Peter Malina, Enno Trebs, Anne-Kathrin Gummich, Marvin Ray Spey, Marisa Growaldt, Janina Fautz, Jadea Mercedes Diaz, Sebastian Hülk, Michael Schenk, Leonard Proxauf, Theo Trebs, Fion Mutert, Michael Kranz, Maria-Victoria Dragus, Levin Henning, Johanna Busse, Yuma Amecke
Distribuzione: Lucky Red, Austria Francia Germania, 2009
Anni 1913-1914. In un piccolo villaggio della Germania del Nord la vita scorre tranquilla. Tutto inizia a cambiare quando il medico (Rainer Bock) si frattura una spalla cadendo da cavallo a causa di un filo trasparente ma molto resistente messo appositamente lungo il suo percorso. Questo incidente non è che l’inizio di una serie di violenze e punizioni che colpiranno vari abitanti… Chi è il responsabile di tutto?

Fresca vincitrice della Palma d’oro a Cannes come miglior film, questa pellicola intensa e particolare diretta dal bravissimo Michael Haneke vede nella scelta del bianco e nero, nell’assenza di musica, nei dialoghi scarni e nella religione vista come binomio continuo tra sacralità e punizione, solo alcuni dei suoi aspetti di forza. Sì, perché il film si presenta in realtà come un vero e proprio ritratto dell’educazione e della religione ossessiva e punitiva della Germania settentrionale protestante degli inizi del Novecento, osservata attraverso gli occhi del giovane maestro del villaggio, (Christian Friedel) quasi, o meglio di fatto, un corpo estraneo all’interno di una piramide sociale molto rigida, al cui vertice c’è la famiglia del barone (Ulrich Tukur), temuto ma rispettato in quanto fonte di lavoro e sostentamento per l’intero villaggio, seguito dal pastore ( Burghart Klaußner) che definire bacchettone è un eufemismo che applica regolarmente punizioni fisiche e psicologiche ai propri figli rei di non agire in maniera retta e dal medico vedovo con molti scheletri nell’armadio.

Il villaggio è composto soprattutto da contadini e da braccianti, la vita trascorre serena, ma l’atmosfera cambia radicalmente dopo l’incidente del medico che è solo l’inizio di un’escalation di violenza. I bambini osservano impassibili lo svolgersi dei vari eventi. Il loro rapporto con gli adulti è impostato su livelli di formalità estrema, di sottomissione totale, di assoluta freddezza. Lo stesso tipo di freddezza e di asetticità quasi, colpisce lo spettatore, che assiste agli eventi in maniera distaccata, quasi si trovasse di fronte ad una sorta di documentario ma questo non è affatto sinonimo di asenza di interesse, anzi. Sembra quasi di spiare dal buco della serratura all’interno di questo villaggio così “normale” alla scoperta dei segreti e dei peccati dei loro abitanti. A tal proposito risulta molto azzeccata la scelta di inquadrature mai troppo invasive o cinematografiche, ma quasi rispettose in molti casi dell’intimità dei personaggi: è il caso a esempio del marito che si trova al cospetto della moglie morta a causa di un incidente sul lavoro; la telecamera è sulla porta della stanza come se non volesse disturbare quel momento di dolore e di raccoglimento.
Haneke descrive di fatto come la continua violenza, malvagità e prepotenza assunta a dosi giornaliere dalle giovani generazioni tedesche abbiano di fatto poi portato alla degenerazione totale culminata con il Nazismo. Tuttavia il regista stesso ha negato tale legame con il nazismo affermando che “qualsiasi principio, quando viene assolutizzato, diventa disumano. Che sia un ideale religioso, politico o sociale, quando diventa pensiero unico produce il terrorismo. Una certa educazione e cultura in senso assolutista porta a degenerazioni altrettanto assolutiste, al terrorismo, al fanatismo religioso, al Nazismo, anche se questo mio film non è un lavoro sulla Germania o sul nazismo”.
In definitiva una pellicola tutta da scoprire e da gustare con lentezza, la stessa che scandisce le monotone giornate dei protagonisti e di tuti gli abitanti, la stessa che conduce a forme di violenza sempre più atroci e alla scoperta del colpevole.
Conclusione: Da vedere.
Voto: 8