Inserito da: silviasettevendemie | Novembre 8, 2009

Michael Jackson’s This is it

Titolo originale: Michael Jackson’s This is it

Regia: Kenny Ortega

Cast: Michael Jackson, Nick Bass, Michael Bearden, Daniel Celebre, Mekia Cox, Misha Gabriel, Judith Hill, Dorian Holley, Devin Jamieson, Kenny Ortega, Bashiri Johnson, Charles Klapow, Jonathan Moffett, Orianthi, Darryl Phinnessee, Dres Reid, Ken Stacey, Tyne Stecklein

Distribuzione: Sony Pictures, USA, 2009

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This is it è un documentario realizzato dal regista californiano Kenny Ortega sfruttando quasi cento ore di materiale raccolto durante le prove dello spettacolo che Michael Jackson stava preparando nella scorsa primavera allo Staples Center di Los Angeles per una cinquantina di concerti che avrebbe tenuto a Londra in estate. La Sony ha acquistato i diritti del film per 60 milioni di dollari ma la pellicola ne ha incassati già 101 milioni nel mondo.

 

Il documentario ci presenta un Michael in forma a pochi giorni dalla morte avvenuta lo scorso 25 Giugno per cause non meglio chiarite, mentre prova le coreografie e le canzoni che lo hanno reso celebre e che lo hanno reso il vero e unico King of Pop. Il ritratto che ne viene fuori è quello di un professionista attento, perfezionista, conoscitore della musica, pronto a dare consigli o a suggerire correzioni ma sempre col sorriso e con grande umiltà. Affermare che si sarebbe trattato dello show del secolo non è affatto un’esagerazione: ogni canzone ha la propria coreografia e il proprio video sullo sfondo: ad esempio  per Smooth Criminal  Michael viene magicamente catapultato nel celebre film Gilda, con Rita Hayworth e viene inseguito da Humphrey Bogart armato, oppure per Thriller il videoclip orginale di John Landis viene realizzato in 3D; e poi effetti speciali, luci, ballerini spettacolari. Michael sorride e ringrazia alla fine di ogni pezzo, quasi stupito dall’entusiasmo scatenato in chi lo osserva, come quando prova Beat it da solo sul palco  realizzando anche la coreografia suscitando urla e applausi entusiasti da parte dei ballerini che lo osservano rapiti. 

Kenny Ortega fa davvero un buon lavoro, mettendo in luce la persona, il professionista che si occupa di ogni minimo aspetto della performance, dalle luci alla coreografie, alle note della base, fino alle tonalità dei coristi, dimostrando una  grande conoscenza della musica e di ciò che avviene sul palco e dietro le quinte.

Vale davvero la pena di vedere questo documentario, non solo per chi lo ha amato, per chi è cresciuto con la sua musica, con la sua voce angelica e con le sue coreografie e i suoi videoclip che hanno fatto storia, ma anche per chi non lo ha conosciuto magari a causa della giovanissima età o per chi ha interesi musicali diversi, perché si tratta del ritratto di un vero artista, al di là di tutto.

Conclusione: Consigliatissimo.

Voto: 9

Inserito da: silviasettevendemie | Novembre 8, 2009

Brüno

Titolo originale: Brüno

Regia: Larry Charles

Cast: Sacha Baron Cohen, Gustaf Hammarsten, Josh Meyers,

Distribuzione: Medusa, USA, 2009

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Brüno (Sacha Baron Cohen) è un diciannovenne austriaco dichiaratamente omosessuale  che conduce un programma di moda “Funkyzeit mit Brüno”  in onda a tarda notte sulla tv nazionale e di lingua tedesca, esclusa la Germania. Inviato a Milano durante la settimana della moda, a causa del suo abito interamente in velcro provoca grandissimi danni durante una sfilata e viene cacciato dallo show e bandito dal mondo della moda. Per lui è un dramma in quanto la sua unica aspirazione è quella di diventare famoso. Viene abbandonato da tutti i suoi amici e collaboratore, compreso il suo mini amante asiatico. L’unico che gli resta fedele è Lutz ( Gustaf Hammarsten), l’assistente del suo assistente. I due decidono di partire alla volta degli States per realizzare il sogno del ragazzo. Riuscirà Brüno a diventare world famous?

Sacha Baron Cohen dopo Borat, torna con un altro personaggio molto divertente e decisamente spregiudicato e irriverente: Brüno, diciannovenne pazzo per la moda e per tutto ciò che è trendy, dallo spiccatissimo accento austriaco, che è disposto a tutto pur di diventare famoso. Il ragazzo non ha alcun limite e si cimenterà nelle attività più strane e assurde pur di ottenere il tanto agognato successo. Questa volta “lo studio sociologico” messo in atto dal camaleontico e geniale attore inglese è sulla percezione e sui cliché relativi al mondo degli omosessuali e quindi anche al correlato tema dell’omofobia.  La pellicola alterna momenti di ilarità a momenti più seri durante i quali l’ex presentatore di “Funkyzeit mit Brüno” decide di reinventarsi e di trovare vari escamotages per arrivare il successo, tra i quali adottare un bambino africano, cosa che realizzerà barattando il piccolo chiamato O.J., con un ipod rosso limited edition, o cercando di farsi rapire dal  più pericoloso terrorista libanese provocandolo durante un’intervista dicendogli che “Bin Laden è assolutamente fuori moda con quella barba e che sembra la brutta copia di Babbo Natale”. Una delle varie strade perseguite è anche quella della guarigione dalla sua omosessualità, frequentando un cento apposito e partecipando ad attività prettamente maschili come la caccia. Accanto a lui in questa serie di tentativi il fido Lutz, innamorato di lui, l’unico che crede nelle sue possibilità e nel suo talento.

Cos’altro aggiungere su questa pellicola? E’ sicuramente divertente ma allo stesso tempo, soprattutto in alcune parti, molto, per alcuni troppo, forte. Si ride molto e ci si chiede continuamente dove trovi il protagonista il coraggio e la faccia tosta per girare determinate scene…  Se poi aggiungiamo che alla regia c’è l’irriverente Larry Charles, regista di Borat e  tra l’altro del mockumentary Religiolus-Vedere per credere abbiamo sicuramente un quadro più chiaro circa le cose estreme e spregiudicate presenti nella pellicola.

In definitiva una pellicola divertente, provocatoria a tratti eccessiva con un Baron Cohen sempre al top (la sottoscritta ha apprezzato particolarmente il suo tedesco impeccabile!)

Conclusione: Consigliato a chi ama le provocazioni cinematografiche e non si scandalizza facilmente e soprattutto a chi adora la comicità di Sacha Baron Cohen.

Voto: 7

Inserito da: silviasettevendemie | Novembre 8, 2009

Il nastro bianco

Titolo originale: Das weisse Band

Regia: Michael Haneke

Cast:  Christian Friedel, Leonie Benesch, Ulrich Tukur, Ursina Lardi, Burghart Klaußner, Steffi Kühnert, Josef Bierbichler, Rainer Bock, Susanne Lothar, Branko Samarovski, Detlev Buck, Mercedes Jadea Diaz, Thibault Sérié, Kai-Peter Malina, Enno Trebs, Anne-Kathrin Gummich, Marvin Ray Spey, Marisa Growaldt, Janina Fautz, Jadea Mercedes Diaz, Sebastian Hülk, Michael Schenk, Leonard Proxauf, Theo Trebs, Fion Mutert, Michael Kranz, Maria-Victoria Dragus, Levin Henning, Johanna Busse, Yuma Amecke

Distribuzione: Lucky Red,  Austria Francia Germania, 2009

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Anni 1913-1914. In un piccolo villaggio della Germania del Nord la vita scorre tranquilla. Tutto inizia a cambiare quando il medico (Rainer Bock) si frattura una spalla cadendo da cavallo a causa di un filo trasparente ma molto resistente messo appositamente lungo il suo percorso. Questo incidente non è che l’inizio di una serie di violenze e punizioni che colpiranno vari abitanti… Chi è il responsabile di tutto?

Fresca vincitrice della Palma d’oro a Cannes come miglior film,  questa pellicola intensa e particolare diretta dal bravissimo Michael Haneke vede nella scelta del bianco e nero, nell’assenza di musica,  nei dialoghi scarni e nella religione vista  come binomio continuo tra sacralità e punizione, solo alcuni dei suoi aspetti di forza. Sì, perché il film si presenta in realtà come un vero e proprio ritratto dell’educazione e della religione ossessiva e punitiva della Germania settentrionale protestante  degli inizi del Novecento, osservata attraverso gli occhi del giovane maestro del villaggio, (Christian Friedel) quasi, o meglio di fatto, un corpo estraneo all’interno di una piramide sociale molto rigida, al cui vertice c’è la famiglia del barone (Ulrich Tukur), temuto ma rispettato in quanto fonte di lavoro e sostentamento per l’intero villaggio, seguito dal pastore ( Burghart Klaußner) che definire bacchettone è un eufemismo che applica regolarmente punizioni fisiche e psicologiche ai propri figli rei di non agire in maniera retta e dal medico vedovo con molti scheletri nell’armadio.

Il villaggio è composto soprattutto da contadini e da braccianti, la vita trascorre serena, ma l’atmosfera cambia radicalmente dopo l’incidente del medico che è solo l’inizio di un’escalation di violenza. I bambini osservano impassibili lo svolgersi dei vari eventi. Il loro rapporto con gli adulti è impostato su livelli di formalità estrema, di sottomissione totale, di assoluta freddezza. Lo stesso tipo di freddezza e di asetticità quasi, colpisce lo spettatore, che assiste agli eventi in maniera distaccata, quasi si trovasse di fronte ad una sorta di documentario ma questo non è affatto sinonimo di asenza di interesse, anzi. Sembra quasi di spiare dal buco della serratura all’interno di questo villaggio così “normale”  alla scoperta dei segreti e dei peccati dei loro abitanti. A tal proposito risulta molto azzeccata la scelta di inquadrature mai troppo invasive o cinematografiche, ma quasi rispettose in molti casi dell’intimità dei personaggi: è il caso a esempio del marito che si trova al cospetto della moglie morta  a causa di un incidente sul lavoro; la telecamera è sulla porta della stanza come se non volesse disturbare quel momento di dolore e di raccoglimento.
Haneke descrive di fatto come la continua violenza, malvagità e prepotenza assunta a dosi giornaliere dalle giovani generazioni tedesche abbiano di fatto poi portato alla degenerazione totale  culminata con il Nazismo. Tuttavia il regista stesso ha negato tale legame con il nazismo affermando che “qualsiasi principio, quando viene assolutizzato, diventa disumano. Che sia un ideale religioso, politico o sociale, quando diventa pensiero unico produce il terrorismo. Una certa educazione e cultura in senso assolutista porta a degenerazioni altrettanto assolutiste, al terrorismo, al fanatismo religioso, al Nazismo, anche se questo mio film non è un lavoro sulla Germania o sul nazismo”.

In definitiva una pellicola tutta da scoprire e da gustare con lentezza, la stessa che scandisce le monotone giornate dei protagonisti e di tuti gli abitanti, la stessa che conduce a forme di violenza sempre più atroci e alla scoperta del colpevole.

Conclusione: Da vedere.

Voto: 8

Inserito da: silviasettevendemie | Ottobre 31, 2009

La Battaglia dei Tre Regni

Titolo originale: Chi bi

Regia: John Woo

Cast: Tony Leung,  Takeshi Kaneshiro, Zhang Fengyi, Chen Chang, Wei Zhao, Jun Hu, Shido Nakamura, Chiling Lin, Yong Hou, Tong Jiang, Jia Song, Dawei Tong, Qingxiang Wang, Yong You, Ba Sen Zha Bu, Zhao Wei, Hu Jun

Distribuzione: Eagle Pictures, Cina, 2008

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Cina, 208. Durante la dinastia Han, il primo ministro Cao Cao (Zhang Fengyi), sfrutta la debolezza e l’inesperienza del giovane imperatore Han Xiandi  e lo convince a dichiarare guerra al regno di Xu situato all’ovest dell’Impero e governato da Liu Bei (Yong You). Il piano di Cao Cao consiste nel conquistare tutti i regni e successivamente autoproclamarsi imperatore della Cina unificata. Liu Bei costretto alla ritirata,  invia il suo consigliere militare Zhuge Liang, (Takeshi Kaneshiro)  presso il Regno Wu, nel sud, nel tentativo di convincere il suo regnante, Sun Quan (Chen Chang) ad unire le forze. Lì Zhunge conosce il Vicerè di Wu, Zhou Yu, (Tony Leung)  e i due diventano ben presto amici oltre che alleati. Infuriato dall’apprendere che i due reami si sono alleati, Cao Cao invia un esercito di ottocentomila soldati e duemila navi a sud, al fine di ottenere una facile vittoria e portare a conclusione il suo disegno politico. Così l’esercito del primo ministro si accampa nella Foresta Crow, sulla sponda opposta alle  Scogliere Rosse, dove sorge la fortezza di Zhou Yu,  sul Fiume Yangtze. Sarà una battaglia epica, senza esclusione di colpi.

John Woo lascia per un attimo Hollywood, dove ha realizzato tra l’altro Face/off e Mission: Impossible II, e torna a casa per realizzare una stupenda pellicola epica basata su uno dei testi fondamentali della  cultura e della tradizione cinese  Il romanzo dei Tre Regni  scritto da Luo Guanzhong più di seicento anni fa . Non bada a spese per questo ambizioso progetto, costato ben 80 milioni di dollari, la più grande produzione mai realizzata in lingua cinese, ma il risultato è davvero ammirevole. Il materiale è tanto: si pensi che il prodotto originale distribuito per il pubblico cinese ha una durata di 4 ore  divise in due episodi, rispetto ai “soli” 148 minuti della versione singola per il resto del mondo, i personaggi sono ben delineati e analizzati con minuzia e precisione, i costumi e le location sono da favola,  la trama è avvincente nonostante la durata e le battaglie hanno una struttura e delle scene  coreografate da  Corey Yuen e realizzate in modo magistrale. Il compito era molto arduo e una delle difficoltà maggiori che sia il regista che gli sceneggiatori si sono trovati ad affrontare è stata sicuramente quella di mettere insieme tante prospettive diverse su un momento storico che ha segnato la storia e la cultura cinese in modo molto profondo.  Osservando il prodotto finale si può affermare con certezza che tutte le difficoltà che il progetto presentava sulla carta sono state superate in modo egregio.

Il merito di questa riuscita, oltre alla magistrale regia del ritrovato regista orientale, fatta di primi piani intensi, di un connubio riuscitissimo tra musica e azione, e di omaggi ripetuti al maestro Sergio Leone, è da imputare anche al cast formato da attori veramente all’altezza della loro fama, su tutti Tony Leung,  a modesto parere della sottoscritta uno dei migliori attori non solo del cinema orientale ma a livello mondiale, un interprete poliedrico e versatile, nonché molto talentuoso, e Takeshi Kaneshiro, attore di grande intensità, fascino e talento, che ha lavorato con registi del calibro di Zhang Yimou ne La foresta dei pugnali volanti, e di Wong Kar-wai in Hong kong Express (tra l’altro proprio assieme allo stesso Tony Leung), che danno senza dubbio un tocco in più ai rispettivi personaggi, il vicerè Zhou Yu e lo stratega e consigliere militare Zhuge Liang.

Personaggi chiave della pellicola sono anche le donne, che appaiono come combattive e desiderose di fare la propria parte per salvare il loro regno. Esse sono solo due, Sun Shangxiang, sorella di Sun Quan, una ragazza molto coraggiosa pronta a tutto per sconfiggere Cao Cao, interpretata da Wei Zhao,  e la bellissima Xiao Qiao, moglie devota di Zhou Yu, interpretata dalla bravissima Chiling Lin, qui al suo esordio come attrice,  fondamentale nel corso della battaglia decisiva.

In definitiva una pellicola davvero ben realizzata, che riesce a non perdere la propria forza nonostante i tagli operati dallo stesso Woo per questa versione unica:  un vero gioiello nel quale confluiscono eroismo, amore, coraggio e sacrificio.

Conclusione: Imperdibile.

Voto: 9  

     
 
Inserito da: silviasettevendemie | Ottobre 27, 2009

Nemico Pubblico- Public Enemies

Titolo originale: Public Enemies

Regia: Michael Mann

Cast: Johnny Depp, Christian Bale,  Marion Cotillard, Billy Crudup, Stephen Dorff, Stephen Lang, Channing Tatum, Leelee Sobieski, Emilie de Ravin, Giovanni Ribisi, David Wenham, Rory Cochrane, Lili Taylor, Carey Mulligan, John Ortiz, James Russo, Christian Stolte, Jason Clarke, John Judd, Michael Vieau, Wesley Walker, Branka Katic, Stephen Graham.

Distribuzione: Universal Pictures, USA, 2009

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John Dillinger (Johnny Depp) è il nemico pubblico n.1 negli Stati Uniti della Grande Depressione. Egli è a capo di una banda specializzata nelle rapine in banca. Spietato ma galante, amante delle macchine, del baseball, dei bei vestiti e del cinema, riesce ben presto ad attirarsi i favori dell’opinione pubblica. Le sue fughe rocambolesche dai penitenziari più sicuri lo  rendono di fatto un eroe. Sulle sue tracce, deciso a tutto pur di assicurarlo alla giustizia, si mette l’agente Melvin Purvis ( Christian Bale) che scatenerà una caccia all’uomo senza precendenti, decimando la sua gang e facendogli terra bruciata intorno.  

Veder recitare Johnny Depp è sempre stupendo e vederlo recitare in un bel film come questo, firmato da Michael Mann, è ancora più piacevole. Tratta dal saggio  Public Enemies di Bryan Burrough, la pellicola racconta la vita breve ed intensa di John Dillinger, gangster entrato nella storia americana.  Rapinatore gentiluomo, artista della fuga, egli era stato in grado di creare assieme a Baby Face Nelson (Stephen Graham) e Pretty Boy Floyd (Channing Tatum) una gang senza eguali, in grado di rapinare qualsiasi banca. Il suo unico punto debole è rappresentato da Billie Frechette (Marion Cotillard), suo grande amore, per la quale metterà a rischio la sua stessa vita.

Cos’altro dire di questa pellicola?  Il cast stellare è già di per sè una garanzia, a partire dal talentuoso, camaleontico e sempre all’altezza Depp, proseguendo con il glaciale mastino Christian Bale e non dimenticando affatto Marion Cotillard, bravissima attrice, premio Oscar per La vie en rose. Se a questo si aggiunge l’ottima regia di Mann, fatta di primi piani intensi, di profonda analisi introspettiva dei personaggi,  e di parallelismo tra la vita del gangster e il cinema da lui tanto amato, (bellissima la scena metacinematografica in cui Dillinger/Depp si reca al cinema a vedere Manhattan Melodrama con Clark Gable e si identifica col protagonista, con il quale condividerà la stessa triste sorte). 

In definitiva una pellicola molto interessante, avvincente, nella quale convivono azione, inseguimenti e sentimento.

Conclusione: Imperdibile.

Voto: 9

Inserito da: silviasettevendemie | Ottobre 27, 2009

Paranormal Activity

Titolo originale: Paranormal Activity

Regia: Oren Peli

Cast:  Katie Featherston, Micah Sloat, Mark Fredrichs, Amber Armstrong, Randy McDowell, Ashley Palmer, Tim Piper.

Distribuzione: Paramount Pictures, USA, 2007

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Katie (Katie Featherston) e Micah (Micah Sloat), sono una giovane coppia come tante. Quando alcuni strani ed inquietanti  fenomeni iniziano ad aver luogo nella loro casa, decidono di piazzare delle telecamere nelle varie stanze per cercare di fare chiarezza sulla loro natura. Scopriranno una verità agghiacciante…

Questa pellicola rappresenta un vero caso negli States. Costata solo 17.000 dollari, scritta e girata dal regista Oren Peli a casa sua con attori semisconosciuti, solo durante il primo weekend di programmazione ha incassato ben 40 milioni di dollari, nonostante sia stato programmato in un numero di sale molto limitato e anche in questa settimana ha mantenuto il primo posto nella classifica dei film più visti nei cinema americani.

La ricetta è semplicissima e ricalca in molti aspetti The Blair Witch Project, pellicola di grandissimo successo del 1999. Si prende una storia spaventosa di presenze demoniache e paranormali e la si spaccia come vera, adducendo a prova un filmato originale che mostra tale presunta agghiacciante verità. Il successo è assicurato, grazie anche al passaparola tra i giovani e alla festività di Halloween che ben si sposa con questo genere di pellicole.

In questo mockumentary vediamo una giovane coppia alle prese con alcuni strani fenomeni che si svolgono nella loro casa. Katie sostiene che si tratti di una presenza demoniaca che la perseguita sin da bambina, Micah invece ironizza e propone alla ragazza di filmare ciò che avviene nella casa per cercare di capire di cosa si tratti. Ben presto l’ironia e l’incredulità di Micah si trasformeranno in terrore puro, che si impossesserà anche dello spettatore. Si dice che lo stesso Steven Spielberg abbia interrotto la visione del film a metà perché troppo spaventato e l’abbia terminata solo in un secondo momento, consigliando poi al regista di modificare il finale, consiglio accolto e seguito da Peli.

Senza dubbio il tam tam mediatico relativo a The Blair Witch Project era stato più forte e si era giocato molto sulla fantomatica veridicità della storia e del filmato, mentre in questo caso la non veridicità del filmato e della storia è stata già ampiamente sdoganata. Tuttavia bisogna ammettere che questa pellicola è davvero inquietante e spaventosa, come non se ne vedevano da un po’, anche grazie  al fatto che gli attori siano praticamente sconosciuti e abbiano la faccia dei classici ragazzi della porta accanto.
In Italia purtroppo bisognerà aspettare i primi mesi del 2010 per vederlo.

In definitiva una pellicola assolutamente da non perdere, per provare reali momenti di paura.

Conclusione: Da vedere.

Voto: 8

Inserito da: silviasettevendemie | Ottobre 19, 2009

Whiteout- Incubo bianco

Titolo originale: Whiteout

Regia: Dominic Sena

Cast: Kate Beckinsale, Gabriel Macht, Columbus Short, Tom Skerritt, Shawn Doyle, Nicolas Wright, Bashar Rahal, Alexander Bisping, Sean Tucker, Paula Jean Hixson, Julian Cain, Nick Villarin, Gabriel Macht, Alex O’Loughlin, Patrick Sabongui

Distribuzione: Warner Bros Italia, Canada-USA, 2009

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Lo sceriffo federale americano Carrie Stetko (Kate Beckinsale) ha sotto la propria giurusdizione l’Antartide e sta concludendo il suo mandato presso la base di ricerca Amundsen-Scott. Tuttavia a pochi giorni dal termine della sua attività,affiancata dal detective dell’ONU Robert Pryce (Gabriel Macht)  si ritroverà ad indagare su uno strano omicidio avvenuto tra i ghiacci, il primo di una lunga serie, ad opera di un killer senza scrupoli deciso a tutto per proteggere segreti rimasti sepolti per anni…

Dominic Sena si ispira alla grafic novel Whiteout- Incubo bianco realizzata da Greg Rucka e Steve Lieber, ma ne fa un prodotto completamente diverso dalla fonte.  Il prodotto finale è un thriller scialbo e prevedibilissimo, in cui l’assassino si intuisce ancora prima che avvenga l’omicidio…

Le uniche note positive sono rappresentate dallo scenario che fa da sfondo alla storia, questa enorme distesa bianca, spazzata da venti fortissimi e da continue tempeste di neve, i cosiddetti Whiteout, temperature che scendono fino a -120 gradi,  che crea un’atmosfera di alterità, di estraneità, e rende la pellicola un minimo interessante; il secondo aspetto positivo è dato dal cast, con Kate Beckinsale sempre a suo agio nei ruoli da “tosta”, Greg Macht protagonista di The Spirit, Columbus Short, protagonista di Stepping-Dalla strada al palcoscenico, e il bravissimo Tom Skerritt, nei panni di Doc, il dottor John Fury, medico della base. Un cast di ottimo livello a servizio di una pellicola che purtroppo fa acqua da tutte le parti.

La pellicola è stata un flop ai botteghini americani e non sembra fare meglio anche qui da noi. Si pensava a questo film come al primo capitolo di una trilogia, ma visti i risultati è quasi sicuro che tale progetto resterà solo sulla carta.

In definitiva una pellicola molto deludente.

Conclusione: Da evitare.

Voto: 4

Inserito da: silviasettevendemie | Settembre 26, 2009

Jennifer’s Body

Titolo originale: Jennifer’s Body

Regia: Karyn Kusama

Cast: Megan Fox, Amanda Seyfried, Johnny Simmons, Adam Brody, J. K. Simmons, Amy Sedaris, Chris Pratt, Juno Ruddell, Kyle Gallner, Carrie Genzel.

Distribuzione: 20th Century Fox, USA, 2009

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Jennifer (Megan Fox) è una bellissima cheerleader, mentre Needy (Amanda Seyfried) è una timida nerd. Le due sono amiche per la pelle sin dall’infanzia e sono inseparabili. Una sera le due si recano al concerto di un gruppo indipendente di cui Jennifer è una fan accanita. Inoltre vorrebbe conoscere il cantante del gruppo Nikolai (Adam Brody), per il quale ha una cotta. Tuttavia un terribile incendio distrugge il locale e provoca molte vittime. Jennifer e Needy si salvano e la cheerleader sconvolta accetta di salire sul furgone della band. Da quella notte non sarà più la stessa. Inoltre i ragazzi della scuola iniziano a morire in maniera misteriosa e terribile…

Diablo Cody (Premio Oscar per la sceneggiatura del meraviglioso Juno) scrive la sceneggiatura ed appare come produttrice esecutiva di questa  pellicola diretta da Karyn Kusama.
La storia vede l’amicizia tra due ragazze a prima vista opposte: Jennifer è bellissima, corteggiatissima e popolare, Needy è timida, riservata ed è fidanzata con Chip (Johnny Simmons). Nonostante le apparenze, le due sono amiche per la pelle sin da quando da bambine giocavano con le bambole. La loro amicizia e le loro vite cambiano inesorabilmente dopo l’incendio che distrugge il locale nel quale stavano assistendo al concerto dei Low Shoulder, una indie band guidata da Nikolai, per il quale Jennifer ha una cotta. Dopo l’incendio Jennifer va via con i membri della band e da quella notte Needy la vede e la sente diversa. Ma si tratta di uno scherzo della propria mente oppure Jennifer ha qualcosa di realmente sinistro e diabolico?

La trama sembra davvero interessante ma la bravissima Diablo Cody non riesce ad ottenere lo stesso effetto di Juno. Il film sulla carta si presenta come una dark comedy, ma in realtà si rivela  un teen horror abbastanza banalotto. A Megan Fox non occorre molta fatica per calarsi nei panni della ragazza più bella e più desiderata della scuola (praticamente l’unico ruolo che ha di fatto interpretato in tutte le sue varianti fino a questo momento). Più complesso e sfaccettato è il ruolo di Amanda Seyfried, la Sophie di Mamma mia! , sicuramente la più brava tra le due.  Da notare inoltre il ruolo da bad guy di Adam Brody, il timido e imbranato Seth Cohen della serie cult The O.C., che interpreta Nikolai, leader dei Low Shoulder, disposto a tutto pur di raggiungere il successo…

 

In definitiva una pellicola che regala qualche brivido, alcune scene splatter, una  buona colonna sonora (composta da pezzi di varie band indie rock e alternative, come White Lies, Florence + The Machine, Silversun Pickups, Black Kids, Panic! at the Disco, le Hole con la loro Violet,  (per la tracklist completa cliccate qui),  e da una bella performance di Amanda Seyfried. Ma se la sceneggiatura è firmata Diablo Cody questo risulta essere decisamente poco.

In definitiva: Da evitare.

Voto: 5

Inserito da: silviasettevendemie | Settembre 20, 2009

Pelham 1-2-3: Ostaggi in metropolitana

Titolo originale: The Taking of Pelham 123

Regia: Tony Scott

Cast: Denzel Washington, John Travolta, John Turturro, Luis Guzmàn, Michael Rispoli, James Gandolfini,J. Bernard Calloway, Alex Kaluzhsky, John Benjamin Hickey, Sean Meehan, Teddy Valdes, Victor Gojcaj, Gbenga Akinnagbe, Jason Butler Harner, Jake Richard Siciliano.

Distribuzione: Sony Pictures, USA, GB, 2009

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Walter Garber (Denzel Washington)  è un dirigente della metropolitana di New York, declassato per illecito e impiegato allo smistamento dei treni sulla linea di Lexington Avenue. In attesa di giudizio, una mattina resta coinvolto suo malgrado nel dirottamento di un treno partito da Pelham Bay, il Pelham 123. I dirottatori sono guidati da “Ryder” (John Travolta) che prende in ostaggio i passeggeri e minaccia di ucciderli se non gli verranno consegnati in un’ ora 10 milioni di dollari. Walter diventa così suo malgrado negoziatore della trattativa. La vita degli ostaggi dipenderà anche da lui…

Questa avvincente pellicola firmata Tony Scott è il rifacimento del film Il colpo della metropolitana- Un ostaggio al minuto  (1974),  da Joseph Sargent ed interpretato da Walter Matthau nel ruolo del negoziatore e da Robert Shaw nel ruolo del dirottatore,  e ha come soggetto il romanzo di John Godey (pseudonimo di Morton Freedgood)  dal titolo Il colpo della metropolitana  (1973).

Il film inizia con un normale viaggio in metropolitana degli ignari passeggeri e con Walter Garber, dirigente della metropolitana di New York, che per la seconda settimana consecutiva si ritrova a svolgere il suo lavoro “punitivo” e declassato di addetto al controllo e allo smistamento dei treni. All’improvviso una normale giornata di lavoro si trasforma in un inferno: uno dei treni della metropolitana, il Pelham 123, viene dirottato e Walter si ritrova per caso ad essere il primo a parlare con il capo dei dirottatori, Ryder, e a creare una sorta di contatto con lui, tanto che rifiuterà di parlare con le autorità e con le forze dell’ordine. Walter diventa così il suo “broker“, la persona che curerà l’arrivo dei 10 milioni di dollari richiesti al sindaco di New York (John Gandolfini), in cambio della vita degli ostaggi. Egli minaccia di uccidere un ostaggio per ogni minuto di ritardo sull’ora che ha concesso per avere il denaro. Garber con l’aiuto dell’ispettore Camoletti (John Turturro) esperto di negoziazioni, inizia a dialogare con Ryder, cerca di prendere tempo e di limitare il numero di perdite umane.

Denzel Washington, alla sua quarta collaborazione con Tony Scott dopo Allarme rosso, Man on fire e Déjà vu, è  sempre più action man ed è la perfetta controparte del villain John Travolta, davvero spietato, crudele e perfetto nel ruolo. Inoltre i due sono in ottima compagnia con John Turturro, e John Gandolfini, grande attore nonché  per anni interprete del boss Tony Soprano della serie tv cult I Soprano, nei panni di un sindaco stufo del suo ruolo e delle responsabilità che esso comporta.

In definitiva un buon film, avvincente e che tiene incollati alla poltrona, con un cast di tutto rispetto.

Conclusione: Consigliato.

Voto: 7

Inserito da: silviasettevendemie | Settembre 18, 2009

Bastardi senza gloria

Titolo originale: Inglourious Basterds

Regia: Quentin Tarantino

Cast: Brad Pitt, Eli Roth, Mélanie Laurent, Christoph Waltz, Diane Kruger,  Michael Fassbender, Til Schweiger, Gedeon Burckhard, Daniel Brühl, Jacky Ido, B. J. Novak,  Samm Levine, Omar Doom, Cloris Leachman, Samuel L. Jackson, Mike Myers, Julie Dreyfus, Paul Rust, Rod Taylor, Maggie Cheung, Christian Berkel, Martin Wuttke, August Diehl, Denis Menochet, Richard Sammel, Sylvester Groth, Michael Bacall, Léa Seydoux, Michael Kranz, Enzo G. Castellari, Ludger Pistor, Anne-Sophie Franck, Soenke Möhring, Anastasia Schifler

Distribuzione: Universal Pictures, USA- Germania, 2009

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Nella Francia occupata dai nazisti Shosanna Dreyfus (Mélanie Laurent) una giovane ragazza ebrea riesce a sfuggire allo sterminio della propria famiglia per mano del colonnello nazista Hans Landa ( Christoph Waltz). La sua  fuga termina a Parigi dove grazie ad una nuova identità inizia una nuova vita in attesa di vendicarsi. Intanto altrove in Europa il tenente  Aldo Raine (Brad Pitt) ha messo insieme una squadra speciale di soldati ebrei  “ The Basterds“, uomini spietati il cui scopo è uccidere più nazisti possibili e prenderne lo scalpo. La squadra si troverà a collaborare a Parigi con l’attrice tedesca Bridget Von Hammersmark (Diane Kruger), una spia degli Alleati, in una missione che mira ad eliminare i leader del Terzo Reich.

Quentin Tarantino è tornato e lo ha fatto con una pellicola molto interessante, che attinge ai B- Movies e ai film del genere e che cita Sergio Leone e si serve delle musiche meravigliose di Ennio Morricone e di vari spaghetti western, tutto questo con il suo stile personalissimo e originale.

Il film è ambientato durante la seconda guerra mondiale e mostra sin dai primi due capitoli (la pellicola è composta da 5 capitoli in totale) come le crudeltà e le aberrazioni ci siano  da parte di entrambi gli schieramenti: nel primo capitolo il colonnello Landa paragona gli Ebrei ai topi che provocano ribrezzo anche se non se ne capisce poi razionalmente il motivo, e trucida senza pietà una famiglia ebrea, mentre i “Basterds” del tenente americano Aldo Raine uccidono a colpi di mazza da baseball un ufficiale nazista e poi ne conservano lo scalpo.

L’idea del film, o meglio più che altro il titolo, è ripresa da una pellicola di guerra del 1977, Quel maledetto treno blindato  (il cui titolo inglese è  Inglourious Bastards) di  Enzo G. Castellari,  che ritroviamo anche in un cameo. La galleria di personaggi presentata da Tarantino è quanto mai variegata e decisamente interessante, a partire dal colonnello Hans Landa, interpretato da un magnifico Christoph Waltz, che non a caso ha ricevuto il premio per la miglior interpretazione maschile al Festival di Cannes, spietato, freddo, crudele, poliglotta ( nel film parla fluentemente 4 lingue, compreso l’italiano, come dimostrerà in una scena esilarante), ma dall’aspetto e dai modi di un gentiluomo di altri tempi, e continuando con l’allegra compagnia dei Basterds, guidati dal tenente Aldo “The Apache” Raine, americano dallo spiccatissimo accento, interpretato da un Brad Pitt un po’ marlonbrandizzante (concedetemi il neologismo!),  e composti dal sergente Donny Donovitz, soprannominato The Bear Jew, interpretato da Eli Roth, che si diletta ad uccidere i nazisti a colpi di mazza da baseball, Hugo Stiglitz, il terrore degli ufficiali nazisti, uomo di poche parole ma dal coltello facile, interpretato da Til Schweiger,  il caporale Wilhelm Wiki, tedesco vissuto in America interpretato da Gedeon Burkhard, noto in Italia come l’interprete del commissario Alexander Brandtner nella serie tv Il commissario Rex, il tenente inglese Archie Hicox, interpretato da Michael Fassbender,  il soldato semplice Smithson Utivich noto come “The Little Man” interpretato da B.J. Novak, e il soldato Omar Ulmer, interpretato da Omar Doom. Inoltre davvero notevoli le performance delle due donne della pellicola: Diane Kruger,  la bellissima Elena di Troy, nei panni dell’attrice tedesca Bridget von Hammersmark, spia per gli alleati, e Mélanie Laurent, definita da Tarantino ” la nuova Uma Thurman” (vedremo!) che sicuramente si mostra convincente nel ruolo di Shosanna Dreyfus, desiderosa di vendicare la sua famiglia barbaramente uccisa dai nazisti.

Inoltre non possiamo non citare Mike Myers nei panni del generale Ed Fenech (chiaro riferimento a Edwige Fenech, i cui film sono considerati cult dal regista americano), Daniel Brühl, interprete dell’eroico soldato tedesco Friedrich Zoller, attore nel film sulla sua vita voluto dal ministro della propaganda Goebbels (Sylvester Groth), e Martin Wuttke nei panni di Adolf Hitler.

In definitiva un film molto interessante, una rivisitazione della storia alla Tarantino, forse dalla durata eccessiva (quasi 3 ore!) e non ai livelli di Pulp Fiction, ma senza dubbio un buon prodotto.

Conclusione: Consigliatissimo.

Voto: 7.5/8

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