Posted by: silviasettevendemie | Luglio 23, 2008

Ombre dal passato

Titolo originale: Shutter 

Regia: Masayuki Ochiai

Cast: Joshua Jackson, Rachael Taylor, Megumi Okina, John Hensley, Maya Hazen, David Denman, Adrienne Pickering, James Kyson Lee, Yoshiko Miyazaki, Kei Yamamoto,
Daisy Betts, Pascal Morineau, Masaki Ota,
Heideru Tatsuo, Eri Otoguro

Distribuzione: 20th Century Fox

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Ben (Joshua Jackson) e Jane (Rachael Taylor) sono una fresca coppia di sposi che si trasferisce in Giappone per un’importante occasione di lavoro di lui, che di professione fa il fotografo e che ha già avuto esperienze lavorative lì. Durante il viaggio verso Tokyo hanno un incidente e Jane sostiene di aver investito una ragazza, anche se di lei non c’è traccia. Improvvisamente nelle foto scattate da Ben per lavoro e in quelle in cui appaiono lui e la neomoglie compare sempre un’ombra bianca, e in più a casa e nello studio di Ben iniziano a succedere strane cose. Sarà l’inizio di un incubo…

Davvero molto bello e ben realizzato questo “Shutter”  diventato in Italia “Ombre dal passato”, remake dell’omonimo film orientale del 2004 ad opera di Banjong Pisanthanakun e Parkpoom Wongpoom.

Di solito non amo i remake degli horror orientali perché, a parte il caso di The ring, a mio avviso si perde sempre qualcosa, soprattutto quando gli eventi o gli elementi caratterizzanti della storia narrata sono tipici della cultura orientale.

In questo caso invece la storia funziona molto bene, in primis perché è ambientata a Tokyo, con protagonisti occidentali trasferitisi lì per lavoro, quindi non ci sono forzature di sorta.

Masayuki Ochiai è molto abile a tenere in ansia lo spettatore con giochi di specchio, immagini sfuggenti, apparizioni improvvise, cose viste e non viste con un ritmo sempre serrato, fino ad un finale sorprendente e tutt’altro che scontato. Diciamo che in queste scelte ricalca appieno l’originale che inquietava proprio in virtù dei suddetti elementi.

Inoltre decisamente apprezzabile la prova di Joshua Jackson, il Pacey di Dawson’s Creek, nel ruolo di questo fotografo scettico nei confronti dei racconti e delle teorie della moglie ma che si ritroverà faccia a faccia con l’orrore.

Cos’altro dire? Sicuramente l’immagine della ragazza orientale pallida e con i capelli corvini davanti agli occhi che torna a perseguitare i vivi per maledizioni varie o ingiustizie subite in vita è qualcosa di visto, rivisto e che ormai ha perso originalità, e ci si aspetta, la sottoscritta in primis, che si realizzi qualcosa di nuovo, invece di guardare a quello che è stato già fatto e che ha funzionato (è quello che scrivo sempre anche nelle mie recensioni dei vari cloni di Saw, Hostel e simili…).  Tuttavia in questa pellicola, a mio avviso, tale immagine non appare affatto scontata, anzi è quell’elemento in più che dà brividi e che perseguita i protagonisti e lo spettatore per tutta la pellicola.

In attesa delle tanto sospirate novità all’interno di un genere che appare quanto mai saturo, questa pellicola non sfigura affatto e non deluderà gli amanti del genere.

Conclusione: Da vedere.

Voto: 7+

Posted by: silviasettevendemie | Luglio 23, 2008

Rovine

Titolo originale: The ruins

Regia: Carter Smith

Cast: Shawn Ashmore, Laura Ramsey, Jonathan Tucker, Joe Anderson, Jena Malone, Sergio Calderón, Jesse Ramirez,
Bar Paly, Balder Moreno, Dimitri Baveas,
Patricio Almeida Rodriguez.

Distribuzione: UIP, Australia USA 2008

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Amy (Jena Malone), Stacy (Laura Ramsey) e i rispettivi fidanzati Jeff (Jonathan Tucker) ed Eric (Shawn Ashmore) stanno trascorrendo il penultimo giorno di vacanza a Cancùn, in Messico. Un turista di origine tedesca (Joe Anderson) li invita ad accompagnarlo a visitare delle antiche rovine Maya alla ricerca di suo fratello del quale non riceve notizie da alcuni giorni. I ragazzi accettano, ma appena giunti sul posto si rendono conto che nel tempio Maya sta per accadere qualcosa di terribile…

Oops! I did it again“, sarebbe il caso di dire… Perché per l’ennesima volta mi sono illusa che una pellicola di questo genere, che io amo molto, possa offrire qualcosa di nuovo e brividi allo stato puro…

Il film in questione è tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore-sceneggiatore Scott Smith ( dal cui primo romanzo “Un piano semplice“  Sam Raimi trasse Soldi Sporchi). Il libro è bellissimo, lo consiglio: ben scritto, un thriller psicologico a tratti crudele, nel quale il nemico è fuori e dentro i protagonisti…Cosa ne è di tutto ciò nella trasposizione cinematografica?

Il film è noioso, prevedibilissimo. Non c’è nemmeno la parvenza dell’ansia che traspare nel libro pagina dopo pagina, della lenta e dolorosa presa di coscienza dei protagonisti, di ciò che accade nelle loro menti, ldella loro lotta per la sopravvivenza.

Sono andata al cinema nella convinzione di vedere davvero un bel film, nonostante avessi letto più di una recensione americana che non ne parlava affatto in termini entusiastici. Pensavo avessero esagerato, ma purtroppo era la pura verità.

Conclusione: Una totale delusione.

Voto: S.V.

Posted by: silviasettevendemie | Luglio 15, 2008

Nella rete del serial killer

Titolo originale: Untraceable

Regia: Gregory Hoblit

Cast: Diane Lane, Billy Burke, Mary Beth Hurt, Joseph Cross,
Colin Hanks, Peter Lewis, Tim De Zarn, Daniel Liu,
Jesse Tyler Ferguson, Brynn Baron

Distribuzione: 01 Distribution, USA 2008

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La squadra anti cyber-crimine dell’FBI, guidata dall’agente Jennifer Marsh (Diane Lane) è alle prese con un caso terribile e complesso: un serial killer si diverte a torturare le sue vittime e mette le immagini delle atrocità inflitte in diretta online, su un sito non rintracciabile, “killwithme.com“. La sua perversione però non si ferma qui, perché più aumentano i contatti, più velocemente avviene la morte dei torturati.  Il tempo stringe, le vittime aumentano e a nulla valgono i moniti delle autorità a non visitare quel sito, dal momento che ”ogni americano che visiti il sito è complice di un omicidio, noi siamo l’arma del delitto”.  La situazione peggiora ulteriormente quando il serial killer inizia a scegliere le sue vittime all’interno della squadra di Jennifer e si avvicina minacciosamente alla sua famiglia…

Premessa: ho apprezzato moltissimo Gregory Hoblit nella direzione de “Il caso Thomas Crawford“, film di ottima fattura e con Anthony Hopkins e Ryan Gosling davvero splendidi.

Detto questo, “Nella rete del serial killer” è semplicemente una riproposizione di cliché, scene e situazioni viste e riviste che atingono in primis dai vari Saw, ma anche in buona parte dai due Hostel, Vacancy, Turistas e chi più ne ha più ne metta…Per non parlare poi dell’idea del criminale che agisce online, che richiama  pellicole come Paura.com o Il Cartaio del nostro Dario Argento.

Ma perché ogni volta che si scopre qualche novità che funziona si deve sfruttarla in maniera così eccessiva fino a svalutarla?

Tornando alla pellicola in questione, la trama non è male, e se poi la protagonista è Diane Lane, attrice di indubbio talento, candidata all’Oscar nel 2003 per Unfaithful-L’amore infedele, il risultato finale non può essere del tutto deludente. La parte migliore è sicuramente quella in cui il serial killer si avvicina pericolosamente alla famiglia di Jennifer, ai suoi affetti, ai suoi colleghi.

In definitiva una pellicola con delle potenzialità mal sfruttate e con troppe “citazioni”.

Conclusione: Sconsigliato

Voto: 5

Posted by: silviasettevendemie | Luglio 7, 2008

Savage Grace

Titolo originale: Savage Grace

Regia: Tom Kalin

Cast: Julianne Moore, Eddie Redmayne, Stephen Dillane, Elena Anaya, Belen Rueda, Unax Ugalde, Hugh Dancy, Anne Reid, Barney Clark, Abel Folk

Distribuzione: BIM, Francia Spagna USA, 2007

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Tratto dal libro omonimo di Natalie Robins e Steven M.L. Aronson, il film racconta l’incredibile storia vera di Barbara Daly (Julianne Moore), ambiziosa ragazza di bassa estrazione sociale, modella e aspirante starlette, che sposa il magnate Brooks Baekeland (Stephen Dillane), aitante erede della fortuna accumulata dal nonno, Leo, inventore della bakelite. Barbara è bella, rossa e carismatica, ma disperatamente inadeguata alla classe sociale e al mondo del marito. La nascita dell’unico figlio della coppia, Tony (Eddie Redmayne), rischia di compromettere il precario equilibrio di questa unione di estremi. Crescendo, il ragazzo si sente un fallimento agli occhi del padre e sviluppa un rapporto sempre più simbiotico e morboso con la madre. La tragedia sarà inevitabile e terribile…

Julianne Moore, Stephen Dillane

La famiglia Baekeland apparentemente ha tutto: ricchezza, amicizie importanti, possibilità di vivere in giro per il mondo (Parigi, Londra, New York, Maiorca, Cadaqués). Il piccolo Tony vive in questo mondo dorato ma ben presto iniziano i problemi: il matrimonio dei suoi genitori non è affatto felice e la madre riversa la sua frustrazione sul figlio, instaurando con lui un rapporto morboso e poco sano, allontanandolo di fatto dal padre. La voce narrante di Tony afferma che la madre ha fatto di lui il suo vero marito, cercando di ottenere da lui tutto quello che il coniuge non le concedeva: affetto, attenzione, devozione, amore…

In seguito all’abbandono della famiglia da parte di Brooks, i due vivranno ancora di più in simbiosi. Tony è dichiaratamente omosessuale e Barbara non esita a dividere il letto con lui e uno dei suoi amanti ( un ottimo Hugh Dancy)… Tale rapporto è destinato a finire in tragedia.

Eddie Redmayne, Unax Ugalde

Tom Kalin mette in scena una tragedia in 6 atti, i cui eventi si dipanano tra il 1946 e il 1972.

Ci troviamo di fronte a personaggi malati, ossessionati, morbosi, fragili, insicuri, terribilmente complessi e assolutamente imprevedibili.

Julianne Moore, Eddie Redmayne

Julianne Moore e il giovane e sempre più quotato Eddie Redmayne (già visto e apprezzato nel thriller Symbiosis- Uniti per la morte) danno vita a una stupenda interpretazione, con dei ruoli indubbiamente ricchi di sfaccettature, in una sorta di Il laureato in chiave morbosa e incestuosa, nella quale i valori sono assenti o totalmente capovolti.

Un film che sconvolge, indigna persino in alcuni punti, e che indubbiamente fa riflettere sulle vie malate e insalubri che l’amore può percorrere.

Conclusione: Assolutamente da vedere.

Voto: 8

Posted by: silviasettevendemie | Luglio 7, 2008

E venne il giorno

Titolo originale: The Happening

Regia: M. Night Shyamalan

Cast: Mark Wahlberg, Spencer Breslin, John Leguizamo, Zooey Deschanel, Tony Devon, Betty Buckley, Frank Collison, Victoria Clark, Jeremy Strong, Stéphane Debac, Robert Bailey Jr., Ashlyn Sanchez

Distribuzione: 20th Century Fox, USA India, 2008

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Tutto inizia all’improvviso: a Central Park soffia un forte vento e la gente che affolla il parco e le strade circostanti appare improvvisamente disorientata, formula frasi senza senso e si suicida…Contemporaneamente la stessa cosa avviene a Philadelphia e pian piano in tutte le maggiori città americane e ben presto anche nei piccoli centri…Attacco terroristico o qualcosa di ancora più spaventoso e inspiegabile? Elliot Moore (Mark Wahlberg), insegnante di scienze in un liceo di Philadelphia, cerca di sfuggire a questo fenomeno mortale partendo per un viaggio alla ricerca di un posto sicuro assieme a sua moglie Alma (Zooey Deschanel), con la quale è in piena crisi coniugale,  al suo collega e amico Julian (John Leguizamo) e alla figlia di quest’ultimo, la piccola Jesse (Ashlyn Sanchez).
Tuttavia appare subito chiaro che nessun luogo può considerarsi davvero sicuro e che questo terribile assassino silenzioso sembra nascondersi ovunque e non arrestarsi mai…

Mark Wahlberg, Zooey Deschanel

M. Night Shyamalan è tornato e lo ha fatto con un film ben costruito e ben diretto, che ricorda le atmosfere cupe e misteriose de “Il sesto senso” e di “The village“.

Non voglio anticipare nulla a coloro che intendono andare a vedere la pellicola, ma posso solo dire che si tratta di un film con un chiaro messaggio di sensibilizzazione e che mantiene viva l’attenzione e la suspence dello spettatore per l’intera  durata.

Mark Wahlberg, Zooey Deschanel, Ashlyn Sanchez

Mark Wahlberg, dopo la splendida performance in “The departed“(che gli è valsa una nomination ai Golden Globe e una agli Oscar come miglior attore non protagonista),  indossa i panni di questo professore di scienze appassionato alla sua materia e alla sua professione, che cerca una risposta agli eventi che stanno sconvolgendo il suo Paese. “Ci sono forze che vanno al di là della nostra comprensione” è solito ripetere ai suoi studenti. All’interno di questi eventi misteriosi e portatori di morte c’è anche lo spazio per parlare di famiglia e di amore: Elliot è infatti in crisi con sua moglie Alma, ma questo viaggio obbligato permetterà ai due di confrontarsi e di discutere sui problemi della loro relazione e di capire il sentimento che li lega.

Mark Wahlberg, Zooey Deschanel, Ashlyn Sanchez, John Leguizamo

Inoltre da sottolineare la presenza di Jesse, interpretata dalla giovanissima Ashlyn Sanchez, che durante il film parla pochissimo, ma attraverso i suoi occhi è possibile vedere il terrore, la disperazione, l’ansia per quanto sta accadendo: è una sorta di specchio degli eventi e delle sensazioni dei protagonisti.

Unica nota negativa il finale, decisamente non alla Shyamalan, ma piuttosto scontato…

Conclusione: Consigliato

Voto: 7

Posted by: silviasettevendemie | Luglio 2, 2008

Boogeyman 2- Il ritorno dell’uomo nero

Titolo originale: Boogeyman 2 

Regia: Jeff Betancourt

Cast: Danielle Savre, Matthew Cohen, Tobin Bell, David Gallagher, Renée O’Connor, Mae Withman, Leslie Margherita,
Johnny Simmons, Michael Graziadei, Chrissy Griffith

Distribuzione: Eagle Pictures, USA, 2007

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Laura Porter (Danielle Savre) ha vissuto da bambina una terribile esperienza: insieme al fratellino Henry (Matthew Cohen) ha assistito all’omicidio dei suoi genitori ad opera dell’Uomo Nero. A distanza di dieci anni, gli incubi legati al suo passato tornano a farsi sentire. Così la ragazza decide di farsi ricoverare nella clinica del dottor Allen (Tobin Bell) e della dottoressa Ryan (Renée O’ Connor). Tuttavia all’improvviso alcuni giovani pazienti della clinica iniziano a morire in modi spaventosi, in base alle loro paure. L’Uomo Nero è tornato…

Sarò breve e diretta: questa pellicola è semplicemente un mix di situazioni e citazioni tratte dai vari Scream e che strizzano l’occhio a Saw  (da notare non a caso la presenza di Tobin Bell, il sadico Enigmista, nel ruolo dell’ambiguo dottor Allen). La trama è debole, prevedibilissima, banale. Non ci sono brividi né emozioni di sorta, solo tanto sangue e scene già viste spesso esagerate e che scadono nel grottesco…

Peccato, perché il primo film della serie non era stato sicuramente un capolavoro, ma aveva dalla sua una certa originalità nel tema e nel modo di affrontarlo e il regista Stephen Kay aveva compiuto delle scelte interessanti.

A questo secondo capitolo manca tutto, anche gli attori, per nulla a proprio agio. Da salvare solo il già citato Tobin Bell e Reneé O’Connor, la fedele Olimpia della serie tv “Xena: La principessa guerriera“. Il regista Jeff Betancourt, che in passato aveva lavorato al montaggio di The grudge e de The exorcism of Emily Rose, è all’esordio dietro la macchina da presa, e si vede, così come si nota l’inseperienza di Brian Sieve, sceneggiatore anche lui all’esordio.

Il finale sembra suggerire la possibilità di un terzo episodio della serie… Riuscirà ad essere peggiore di questo?

Conclusione: Assolutamente da evitare.

Voto: 4

Posted by: silviasettevendemie | Giugno 20, 2008

Tropa de Elite- Gli squadroni della morte

Titolo originale: Tropa de Elite

Regia: José Padilha

Cast: Wagner Moura, Caio Junqueira, Maria Ribeiro, André Ramiro, Fernanda Machado, Milhem Cortaz

Distribuzione: Mikado, Brasile Argentina, 2007

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Rio de Janeiro, 1997. A tre mesi dalla visita del Papa in Brasile,  il comandante Beto Nascimento (Wagner Moura) del BOPE (Batalhão de Operações Especiais), un corpo speciale di 100 uomini specializzato nella lotta ai narcotrafficanti delle favelas, lavora con il suo gruppo per garantire la sicurezza del pontefice. A loro spetta la messa in sicurezza del morro Turrano, il quartiere più pericoloso di Rio. Il suo è un mestiere pericoloso, nel quale si rischia ogni giorno la vita e ora che sta per diventare padre, sta pensando di lasciare il suo posto. Tuttavia, prima di farlo, dovrà trovare un degno sostituto. La scelta ricade su due potenziali candidati: Matias (André Ramiro), razionale e perfezionista, e Neto (Caio Junqueira), istintivo e coraggioso, due poliziotti, amici di infanzia, che lottano contro la corruzione della polizia carioca. Eventi drammatici lo porteranno alla decisione finale…

Wagner Moura

Questa pellicola cruda e diretta, realizzata quasi in presa documentaristica, e vincitrice dell’Orso d’Oro al 58mo Festival del cinema di Berlino, mostra, senza censure e filtri di sorta, la violenza a 360 gradi, a partire dai metodi “poco ortodossi” (torture, intimidazioni…) utilizzati dalla polizia di Rio, in particolar modo dal BOPE, nella lotta al crimine nelle favelas, alle esecuzioni dei traditori da parte dei narcotrafficanti, fino alle umiliazioni e alle durissime prove che i futuri membri del BOPE sono costretti a subire durante il loro addestramento.

Wagner Moura, André Ramiro, Caio Junqueira

La Rio descritta nel film è una città in preda al caos, nella quale la polizia fa affari con i narcotrafficanti e con i peggiori criminali, ed è semplicemente divisa in “aree di azione” nelle quali si riscuote il pizzo e si richiedono favori.

Il capitano Nascimento si oppone a questo sistema, così come i due poliziotti semplici, Neto e Matias, che lui stesso si ritrova a salvare da una missione suicida proprio contro i poliziotti corrotti( non a caso li inserirà entrambi nella rosa per la scelta del suo successore). Tuttavia questa lotta continua è logorante e sempre al limite: lo stress si fa sentire e la paternità lo rende più cauto e meno desideroso di “passare all’azione” nelle favelas.

E’ un film che lascia il segno nello spettatore, non solo a causa della già citata violenza cui si assiste quasi ininterrottamente per tutti i 115 minuti di durata, ma soprattutto per l’aria di “normalità” che aleggia nelle favelas e nella sede della polizia relativamente a tutto ciò che accade: mazzette, violenze, torture, spaccio di droga…Alcuni critici hanno definito la pellicola inverosimile ed esagerata, ma personalmente sono convinta che purtroppo  la storia messa in scena da José Padilha non si allontani molto dalla realtà…

Conclusione: un film shock che fa riflettere.

Voto: 7.5

Posted by: silviasettevendemie | Giugno 18, 2008

Quando tutto cambia

Titolo originale: Then she found me 

Regia: Helen Hunt

Cast: Helen Hunt, Colin Firth, Matthew Broderick, Bette Midler,
Ben Shenkman, Lynn Cohen, John Benjamin Hickey, Salman Rushdie

Distribuzione: Medusa, USA 2007

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Tratto dal romanzo di Elinor Lipman ”Then she found me“, la pellicola racconta la storia di April Epner  (Helen Hunt), maestra trentanovenne, che viene lasciata dal marito immaturo (Matthew Broderick), stressato dalla sua ansia di avere un figlio a tutti i costi. Inoltre la madre adottiva muore e improvvisamente viene contattata dalla madre naturale Bernice (Bette Midler) famosa conduttrice televisiva. La vita della donna sembra trovare un po’ di serenità grazie all’incontro con Frank (Colin Firth), padre di uno dei suoi piccoli allievi…Ma un’altra grande novità scombinerà di nuovo tutto…

Bette Midler e Helen Hunt

Esordio alla regia e ritorno sulle scene per Helen Hunt, che sceglie una storia delicata ma complessa, anche se spesso poco verosimile. April è una donna comune, una maestra, che si ritrova immersa all’improvviso in una serie di situazioni poco piacevoli. A complicare il tutto interviene Bernice, interpretata da un’ottima Bette Midler, donna ricca e famosa che vuole iniziare un rapporto con questa figlia abbandonata anni addietro.

Colin Firth e Helen Hunt

L’ancora alla quale April si aggrappa si chiama Frank, un inglese un po’ imbranato, da poco piantato dalla moglie e alle prese con due bambini (giustissima la scelta di Colin Firth, sempre perfetto nei ruoli da “innamorato”).

Nonostante queste premesse, tuttavia, il film non decolla: in alcune parti è troppo prevedibile, in altre un po’ banale.

Salman Rushdie, Helen Hunt, Colin Firth, Matthew Broderick

Da notare il medico interpretato da Salman Rushdie, scrittore discusso e controverso, autore de “I versi satanici“.

In definitiva una pellicola garbata e godibile, un buon esordio alla regia per la Hunt, anche se da un’attrice della sua levatura e classe ci si aspetta molto di più.

Conclusione: Da vedere per il cast di altissimo livello.

Voto: 6

 

Posted by: silviasettevendemie | Giugno 16, 2008

Il Divo

Titolo originale: Il Divo 

Regia: Paolo Sorrentino

Cast: Toni Servillo, Carlo Buccirosso, Anna Bonaiuto, Giulio Bosetti, Giorgio Colangeli, Piera Degli Esposti, Alberto Cracco, Lorenzo Gioielli, Paolo Graziosi, Gianfelice Imparato, Massimo Popolizio, Aldo Ralli, Giovanni Vettorazzo, Cristina Serafini, Fanny Ardant

Distribuzione: Lucky Red, Italia, 2008

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Il film traccia un ritratto di Giulio Andreotti, dal momento dell’inizio del suo settimo mandato come capo del Governo fino al processo per collusione con la Mafia.

Paolo Sorrentino ci presenta un uomo freddo, cinico, privo di rimorsi o di sentimenti (ad eccezione forse della morte di Aldo Moro, la cui immagine lo perseguita spesso), vanitoso e calcolatore, che lotta da sempre con una fortissima emicrania. E’ circondato dalla sua “corrente”, rappresentata da personaggi ambigui e spesso grotteschi, come Cirino Pomicino (magistralmente interpretato da Carlo Buccirosso), detto O’Ministro, il fedelissimo Franco Evangelisti, detto Limone, Lo squalo/Vittorio Sbardella, Giuseppe Ciarrapico/il Ciarra, Salvo Lima, detto Sua Eccellenza e il cardinale Fiorenzo Angelini, detto Sua Sanità.

La

E’ un uomo che ha dedicato la sua vita al potere, che non si fida di nessuno( Quando si ha un segreto è meglio tenerlo nascosto anche a se stessi), che in un bellissimo e intenso monologo afferma: “Nessuno sa quanto si debba amare Dio per capire che bisogna perpetrare il Male al fine di salvaguardare il Bene” .

Va a confessarsi spesso, di solito la mattina all’alba, e al prete che gli fa notare la differenza tra lui e De Gasperi quando si recavano insieme in chiesa: “Lui veniva per parlare con Dio, tu per parlare con il prete“, risponde: “I preti votano, Dio no“…

Toni Servillo

I suoi dialoghi sono sempre caratterizzati da una fortissima ironia, (da lui stessa definita uno strumento atroce). Tutti hanno grande timore di lui e del suo “archivio”.

La pellicola passa attraverso molti omicidi illustri nei quali si pensa che lui sia implicato (Pecorelli, Calvi, Dalla Chiesa, Ambrosoli, Lima, Sindona) fino a giungere al processo per mafia nel quale verrà discusso il fantomatico bacio con il boss Totò Riina.

Toni Servillo si dimostra ancora una volta uno dei migliori attori del nostro cinema per talento e versatilità, dando vita ad un’ interpretazione intensa, che non ha nulla dell’imitazione o della caricatura, ma che cerca di scavare nella psiche del personaggio.

Toni Servillo

Come diceva Indro Montanelli, Giulio Andreotti è o il più furbo impostore o l’uomo più perseguitato del nostro Paese. Al pubblico il giudizio finale…

La pellicola ha ricevuto il premio della Giuria allo scorso Festival del Cinema di Cannes.

Conclusione: un film assolutamente imperdibile.

Voto: 9

 

Posted by: silviasettevendemie | Giugno 5, 2008

Sex and the City

Titolo originale: Sex and the City: The movie

Regia: Michael Patrick King

Cast: Kim Cattrall, Sarah Jessica Parker, Kristin Davis, Cynthia Nixon, Chris Noth, Jason Lewis, Evan Handler, David Eigenberg,
Candice Bergen, Jennifer Hudson, Mario Cantone

Distribuzione: 01 Distribution, USA, 2008

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Le avevamo lasciate quattro anni fa ma ora le quattro ragazze più glamour di Manhattan sono tornate con le loro storie e i loro amori non sempre facili.

Mr Big (Chris Noth) sembra aver messo la testa a posto, e con Carrie ( Sarah Jessica Parker) le cose procedono alla grande: hanno persino acquistato la casa dei loro sogni. Nell’aria c’è profumo di fiori d’arancio… Charlotte (Kristin Davis) e suo marito Harry (Evan Handler), non riuscendo ad avere bambini, hanno adottato una splendida bimba cinese di nome Lily. Miranda (Cynthia Nixon), nella sua nuova casa a Brooklyn, si divide come sempre tra il suo lavoro di avvocatessa e la sua famiglia. composta da suo marito Steve (David Eigenberg) e il piccolo Brady. Samantha (Kim Cattrall), diventata ormai monogama, si è trasferita con il suo giovane compagno Smith (Jason Lewis) a Los Angeles per fargli da manager.

Questa è la situazione iniziale della pellicola che verrà analizzata, stravolta, sovvertita, con numerosi colpi di scena nel corso delle 2 ore e mezza di durata del film.

Kristin Davis, Kim Kattrall, Sarah Jessica Parker, Cynthia Nixon

Sarò sincera: Sex and the City  è stata ed è tutt’ora, a distanza di 4 anni, una delle mie serie tv preferite, quindi il mio giudizio sulla pellicola non sarà del tutto obiettivo.

Sarah Jessica Parker, Kim Kattrall

Comunque posso dire che si tratta davvero di un film ben realizzato: tutt’altro che una semplice riproposizione della vita da single a Manhattan di 4 amiche: è vero, ci sono i vestiti (davvero bellissimi, opera di grandi stilisti come Vera Wang, Vivienne Westwood, Oscar de la Renta, solo per citarne alcuni), le immancabili scarpe di Manolo Blahnik, le chiacchiere davanti a un Cosmopolitan, ma le 4 ragazze sono cresciute e si confrontano con problemi nuovi e differenti: matrimonio, vita di coppia nella quale subentra la routine, scelte difficili, adozione, gravidanza, crisi, tutto questo però, senza perdere la verve, la frizzantezza e l’ironia che hanno da sempre caratterizzato la serie tv.

Il film racconta una storia che credo risulterebbe interessante e piacevole anche per chi non conoscesse la serie e le “scorribande”amorose delle 4 protagoniste.

Ottimo lavoro di Michael Patrick King, produttore esecutivo e sceneggiatore di numerosissime puntate della serie.

Conclusione: Consigliatissimo, ai “nostalgici” della serie ma non solo.

Voto: 8

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