Pubblicato da: silviasettevendemie | gennaio 22, 2011

Il discorso del re

Titolo orginale: The King’s Speech

Regia: Tom Hooper

Cast: Colin Firth, Geoffrey Rush, Helena Bonham Carter, Guy Pearce, Jennifer Ehle, Derek Jacobi, Michael Gambon, Timothy Spall, Anthony Andrews, Filippo Delaunay, Dominic Applewhite, Jasmine Virtue, Max Callum, Tim Downie, James Currie, Harry Sims, Anna Reeve Cook, Mark Barrows, Sean Talo, Dick Ward, Mary Robinson, Naomi Westerman, Freya Wilson, Eve Best

Distribuzione: Eagle Pictures, GB- Australia, 2010

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Il timido Bertie, (Colin Firth) futuro Giorgio VI, Duca di York, è il figlio dell’anaffettivo e rigido sovrano Giorgio V (Michael Gambon) e fratello del bello e anticonformista Edward (Guy Pearce), primo in lista di successione al trono. Bertie è affetto da balbuzie, cosa che gli crea non pochi problemi durante i numerosi discorsi pubblici che è costretto a tenere nelle occasioni più disparate. Dopo aver provato i rimedi più assurdi e anticonvenzionali, Lady Lyon ( Helena Bonham Carter), sua moglie incontra il logopedista australiano Lionel Logue (Geoffrey Rush), un professionista atipico e con velleità attoriali. Lionel accetta l’arduo compito di curare il futuro sovrano, e dalla relazione medico-paziente nascerà una grandissima amicizia.

Tom Hooper, giovane e premiatissimo regista per miniserie di successo e di pellicole stupende e sottovalutate come Il Maledetto United, con questo film si aggiudica l’ingresso nel cosiddetto “giro che conta” e si assicura il meritato riconoscimento del suo valore per questa bellissima storia di umanità e potere, di valori ed etichetta. Costata solo 15 milioni di dollari, coadiuvata da uno script intelligente realizzato da David Seidler, che alterna vita pubblica e privata, aspetto esteriore e sentimenti, la pellicola racconta la storia di u uomo, ma attraverso di essa la storia di un’intera nazione, la Gran Bretagna, degli anni 20 e trenta, anni in cui si fa sempre più minacciosa la figura di Hitler, un periodo di grandi cambiamenti, nel quale anche la figura del sovrano cambia: egli deve far sentire la sua voce, alla radio o nei discorsi pubblici, deve rassicurare e guidare con piglio sicuro la nazione. Giorgio V è molto abile in questo, rigido, impertubabile e strasicuro di sé, così come il figlio Edward, erede al trono, tombeur de femmes, impegnato in una relazione con un’attrice americana, Wallis Simpson (Eve Best), divorziata due volte. In questo quadro, il timido e riservato Bertie appare decisamente fuori luogo e la cosa si fa evidente durante i discorsi via radio o in pubblico che deve tenere. La moglie devota e innamorata lo supporta e lo incoraggia ed è proprio grazie a lei che Bertie conosce Lionel e i suoi metodi sui generis. Il medico capisce subito che il problema principale del futuro re britannico non è nella voce ma nella testa e decide di lavorare sulla sua self confidence, sulla percezione di quello che è la sua reale forza, il suo talento. Tuttavia, dopo l’abdicazione fulminea di Edward per amore di Wallis, la nazione intera, in crisi e in aria di nuova guerra mondiale, si rivolge speranzosa a Bertie per essere da lui governata, guidata e rassicurata…

Tom Hooper riesce a tirare fuori sempre il meglio dai suoi attori e non è un caso che in tutti i film per la tv o miniserie per le quali è stato premiato con il Golden Globe, anche i suoi protagonisti abbiano ricevuto l’ambito premio (Helen Mirren, Jeremy Irons, Paul Giamatti, Samantha Morton, solo per citarne alcuni): quando poi davanti la macchina da presa si ha a propria disposizione il migliore attore del Regno Unito ma non solo, Mr Colin Firth, il capolavoro è servito. L’attore britannico regala un’interpretazione da brividi, che si apprezza ulteriormente nella versione originale della pellicola. Lo spettatore è assolutamente catturato dalla sua performance, da ogni suo piccolo gesto. La vittoria del Golden Globe come miglior attore protagonista è solo l’anteprima di quello che vedremo ai prossimi Oscar.  E cosa dire di un Geoffrey Rush brillante, ironico, vero istrione, buffo e commovente allo stesso tempo? Inoltre il film può vantare dei comprimari di altissimo livello, come Helena Bonham Carter, misura e quasi timida, lontana dai ruoli estremi e stravaganti firmati Tim Burton, un simpaticissimo Timothy Spall nel ruolo di Winston Churchill, un ottimo Derek Jacobi, e un intenso Guy Pearce, combattuto tra dovere e amore.

In definitiva una pellicola stilisticamente ed emotivamente perfetta, diretta da un promettentissimo regista e con un protagonista alla sua migliore performance di sempre.

Conclusione: Imperdibile!

Voto: 9.5

Pubblicato da: silviasettevendemie | gennaio 2, 2011

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Berlin Calling December 2009

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Avatar January 2010
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Pubblicato da: silviasettevendemie | dicembre 30, 2010

Un altro mondo

Titolo originale: Un altro mondo

Regia: Silvio Muccino

Cast: Silvio Muccino, Isabella Ragonese, Michael Rainey Jr., Maya Sansa, Flavio Parenti, Greta Scacchi

Distribuzione: Universal Pictures, Italia- Gran Bretagna, 2010

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Andrea (Silvio Muccino), ventotto anni, una famiglia ricca alle spalle, un difficile legame con una madre fredda e anaffettiva (Greta Scacchi), vive una vita superficiale e priva di responsabilità insieme alla sua ragazza, Livia, (Isabella Ragonese) e al suo migliore amico Tommaso (Flavio Parenti). Il giorno del suo compleanno Andrea riceve una lettera: il padre, che non vede da più di vent’anni, è in punto di morte e gli chiede di raggiungerlo in Kenya. Andrea vince le proprie resistenze e parte per Nairobi. Contro ogni previsione si ritroverà a dover gestire un’eredità alquanto singolare: un fratellastro di otto anni, Charlie (Michael Rainey Jr.) che il padre ha avuto da una donna del luogo. A questo punto inizia per Andrea un viaggio fisico e interiore che lo porterà molto più lontano di quanto avrebbe mai potuto immaginare…

Silvio Muccino torna a scrivere (di nuovo con Carla Vangelista), dirigere e recitare tre anni dopo Parlami d’amore. Il film è una storia drammatica ma anche di speranza, di redenzione, di chiusure e di nuove aperture e nuovi inizi.
Cosa succede quando il passato irrompe prepotentemente nella tua vita portando con sé un segno tangibile e fin troppo reale della sua presenza? Andrea vive una vita a suo dire perfetta: figlio di una ricca famiglia, vive da mantenuto in una bella casa, tra feste, bevute, lusso, amici vuoti come lui e una ragazza, che dietro il sorriso sbarazzino e provocante nasconde seri problemi di bulimia, di cui nessuno però sembra accorgersi. La vita di Andrea è perfetta, senza pensieri, fino a quando il giorno del suo ventottesimo compleanno, riceve una lettera totalmente inaspettata: suo padre, che lo ha abbandonato più di 20 anni prima senza una spiegazione, è in fin di vita e lo prega di raggiungerlo a Nairobi. Andrea parte e incontra una volontaria (Maya Sansa) amica di suo padre che gli svela una scomodissima verità: suo padre lo ha nominato tutore del figlio che ha avuto da una donna del luogo, deceduta qualche tempo prima, il piccolo Charlie, di 8 anni. Andrea è sconvolto: suo padre gli ha giocato un ultimo crudele scherzo prima di morire. Non vuole sapere nulla del suo fratellastro ma il tempo trascorso con il ragazzino lo farà riflettere e in Africa avrà di fatto inizio una maturazione e una conseguente presa di coscienza di sé, che lo porteranno a compiere scelte importanti e impegnative con le quali confrontarsi.

Il film è decisamente intimista, i rapporti tesi in famiglia, le verità non dette, la superficialità delle relazioni suggeriscono quasi un vissuto reale dietro la storia, e la scelta di concentrarla intorno a pochi personaggi ma ben delineati sembra il frutto di una scelta precisa, di procedere dritti al punto e di evitare deviazioni o distrazioni di sorta. La figura del padre, così aleatoria eppure così determinante per lo sviluppo di tutta la faccenda, ne é una chiara dimostrazione. Protagonisti assoluti della scena sono Andrea e Charlie, che nonostante non si siano mai visti prima e siano totalmente diversi, fisicamente e caratterialmente, sono indissolubilmente legati e rappresentano l’unica famiglia possibile l’uno per l’altro. “La vita mi ha insegnato che le cose non cambiano mai, cambiamo noi…” Questa frase detta all’inizio della pellicola dalla volontaria italiana ad Andrea, riassume quello che è il significato e il messaggio di tutto il film.

Silvio Muccino nelle sue plurime vesti svolge un ottimo lavoro, sia dietro che davanti alla macchina da presa, e riesce nell’arduo compito di colpire lo spettatore, di emozionarlo, perché il suo Andrea è autentico, i suoi dubbi sono autentici e condivisibili, il suo cinismo e menefreghismo iniziali esistono, eccome, nei ragazzi di oggi, quindi ci mette di fronte non ad un alieno, ma ad un figlio di papà viziato e con i sentimenti atrofizzati come ce ne sono tanti e ovunque. Stupendo e commovente il piccolo Michael Rainey Jr., che riesce a comunicare tutto il dolore, lo smarrimento e la paura continua di Charlie di essere abbandonato e di restare solo, anche soltanto con lo sguardo. Già solo il modo in cui si stringe al suo peluche scucito e rovinato, Fishandchips, trasmette la sua ansia che anche Andrea vada via da lui come hanno fatto le persone che amava di più al mondo, i suoi genitori, coloro che dovevano proteggerlo da tutto e da tutti. Isabella Ragonese interpreta in modo molto convincente il complesso personaggio di Livia, un personaggio con una triste storia alle spalle e con evidenti problemi di alimentazione.

Inoltre c’è da aggiungere che l’attore- regista si è impegnato anche in un progetto umanitario in Africa, sancito dall’uscita di un libro per bambini Fishandchips. Il dinosauro che viene da un altro mondo, scritto dalla Vangelista, con una prefazione dello stesso Muccino, i cui proventi saranno  devoluti all’associazione  curata dal dottor Gianfranco Morino, medico negli slum di Nairobi.

In definitiva una pellicola che segna un passaggio fondamentale nella carriera di Muccino: troppo facili le critiche gratuite, gli attacchi e i paragoni scomodi, spesso fatti ancor prima di aver visto il film. (e ne approfitto per affermare che  chi scrive non è mai stata una sostenitrice  o una fan di Silvio Muccino…). Andrebbero invece apprezzati lo sforzo e la creatività di un giovane regista che cerca di trovare il suo spazio e di portare nuove idee, nuova linfa ad un mercato chiuso e stantio, com’è quello del cinema italiano dell’ultimo periodo, a parte rarissime eccezioni.

Conclusione: Consigliatissimo.

Voto: 8

Pubblicato da: silviasettevendemie | dicembre 27, 2010

Skyline

Titolo originale: Skyline

Regia: Colin Strause, Greg Strause

Cast: Eric Balfour, Scottie Thompson, Brittany Daniel, David Zayas, Donald Faison, Crystal Reed, Neil Hopkins, J. Paul Boehmer, Tanya Newbould, Pam Levin, Phet Mahathongdy, Tony Black, Aneliese Kelly, Ayesha DeRaville, Peter Ross Stephens

Distribuzione: Eagle Pictures, USA, 2010

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Jarred (Eric Balfour) e Elaine (Scottie Thompson)  sono una giovane coppia in visita dal migliore amico di lui, Terry (Donald Faison), e dalla sua ragazza Candice (Brittany Daniel). Nel mezzo della notte i quattro sono svegliati da delle strane luci che filtrano dalle finestre: gli alieni sono in città e utilizzano le luci per catturare gli umani, che ne sono attratti come delle falene. E l’inizio di un incubo…

I fratelli Strause, registi di Alien vs Predator 2, realizzano questo thriller fantascientifico low budget, che ricorda molto AlienLa Guerra dei Mondi, Independence DayDistrict 9, Cloverfield,  solo per citarne alcuni. In realtà sarebbe più corretto dire che la sceneggiatura attinge a piene mani dai suddetti titoli e il risultato finale è un prodotto privo di originalità e oserei dire di senso, visto come viene sviluppato il soggetto e la conclusione a dir poco assurda. L’unica nota positiva è offerta dagli effetti speciali, molto ben realizzati, considerato il budget, e che sono stati curati dalla società dei fratelli Strause, la Hydralux.

La trama vede due ragazzi, Jarrod ed Elaine, in visita a Los Angeles dal ricco migliore amico di lui, Terry. Dopo una serata trascorsa tra brindisi, discussioni di coppia, rivelazioni e tradimenti, i ragazzi vanno a dormire e vengono svegliati da un bagliore improvviso: tuttavia come si guarda la luce intensa accade qualcosa: si viene attirati fuori e risucchiati all’interno dei mostri alieni. Dopo aver rischiato di fare questa orrenda fine, i giovani devono decidere sul da farsi: restare in casa aspettando che gli alieni li trovino e li facciano sparire o tentare la fuga rischiando di essere uccisi comunque, ma con un minimo di possibilità di salvarsi la vita? Con l’aiuto del portiere dello stabile, Oliver (David Zayas), cercano di trovare una soluzione…

C’è da dire che, nonostante i suddetti limti, questa pellicola ha incassato negli States già il doppio di quanto è costata e che i fratelli Strause stanno già pensando ad un sequel, purtroppo… Non ci si può improvvisare registi, ma bisogna limitarsi a fare quello che si sa fare meglio, e i due fratelli sono dei maghi degli effetti speciali (300, 2012, Iron Man 2 solo per citarne alcuni)… Incolpevole il cast, che cerca di fare il possibile per salvare il salvabile.

In definitiva una pellicola noiosa, prevedibilissima e maldestramente diretta.

Conclusione: Da evitare.

Voto: 4

Pubblicato da: silviasettevendemie | dicembre 26, 2010

La Banda dei Babbi Natale

Titolo originale: La Banda dei Babbi Natale

Regia: Paolo Genovese

Cast: Aldo Baglio, Giovanni Storti, Giacomo Poretti, Angela Finocchiaro, Giorgio Colangeli, Sara D’Amario, Giovanni Esposito, Silvana Fallisi, Antonia Liskova, Lucia Ocone, Cochi Ponzoni, Massimo Popolizio, Remo Remotti, Mara Maionchi

Distribuzione: Medusa, Italia, 2010

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Tre amici sono uniti dalla passione delle bocce: Aldo (Aldo Baglio), scommettitore incallito, è temporaneamente disoccupato; Giovanni (Giovanni Storti), veterinario poco affidabile, si divide tra due storie parallele; Giacomo (Giacomo Poretti),  medico, vive nel ricordo di una moglie scomparsa 12 anni prima. La vigilia di Natale, però, i tre finiscono nei guai: vengono arrestati perché sospettati di essere “La banda dei Babbi Natale”, una banda di ladri che da giorni rapina appartamenti a Milano. L’interrogatorio con l’ ispettore di polizia Irene Bestetti (Angela Finocchiaro) diventa per i tre lo spunto per confessarsi, per raccontare le loro vite complicate, i loro dubbi e le loro aspirazioni…

Dopo il fallimentare Il cosmo sul comò, il trio di comici di Aldo, Giovanni e Giacomo, torna sullo schermo con la loro settima pellicola, che si rivela essere una valida alternativa ai cinepanettoni classici con De Sica da una parte e Boldi dall’altra. Sì, perché la storia narrata non brilla certo per originalità, e si affida per lo più a gag dal sapore televisivo, ma l’insieme funziona e in alcuni tratti e in alcune scelte funziona davvero benissimo. La trama vede tre amici di lunga data, appassionati di bocce e membri di una squadra storica, i Charlatans, finire in commissariato dopo essere stati colti in flagranza di reato, mentre si intrufolavano in una casa vestiti da Babbo Natale. L’ispettrice di turno non la prende benissimo, dal momento che, a causa loro, non potrà correre a casa dai suoi cari e occuparsi di tutti i preparativi per la cena della Vigilia. I tre si professano innocenti e vittime di un equivoco e iniziano a raccontare come sono andati i fatti, tra premesse, parentesi e antefatti… Così veniamo a scoprire che Aldo di mestiere fa il mantenuto, ha una passione per le scommesse e fa disperare sua moglie perché rifiuta categoricamente di lavorare; Giovanni invece è un veterinario che si divide da Milano, dove vive con sua moglie, sua figlia, e uno scimpanzé, e Lugano, dove vivono la sua promessa sposa Veronica e la loro figlia, ignare le une delle altre. Giacomo che invece é medico, non riesce a dimenticare sua moglie Aurora, morta dodici anni prima e a guardare avanti, ignorando così di fatto la corte serrata della sua collega Elisa (Sara D’Amario). L’interrogatorio è l’occasione per fare un bilancio della loro vita, per riflettere, per prendere decisioni importanti, per togliere la maschera.

Si ride, soprattutto nella seconda parte e grazie anche a dei comprimari di eccellenza, come Angela Finocchiaro, talmente brava da mettere quasi in ombra i nostri 3 comici nella prima parte del film, e Giovanni Esposito, molto divertente nel suo ruolo di ufficiale pasticcione e con seri problemi con la lingua italiana. Inoltre un’inedita Mara Maionchi, dal tavolo dei giudici di X-Factor al ruolo di suocera vipera di Giovanni, strappa più di una risata. Infine impossibile non notare la stupenda colonna sonora, firmata niente meno che da Mina.

In definitiva una pellicola divertente e in classico stile natalizio, formato famiglia e priva delle volgarità tipiche di alcuni film presenti nelle sale in questo periodo.

Conclusione: Da vedere.

Voto: 6.5

Pubblicato da: silviasettevendemie | dicembre 25, 2010

Cigno nero- Black Swan

Titolo originale: Black Swan

Regia: Darren Aronofsky

Cast: Natalie Portman, Vincent Cassel, Mila Kunis, Barbara Hershey, Winona Ryder, Sebastian Stan, Christopher Gartin, Janet Montgomery, Toby Hemingway, Kristina Anapau, Ksenia Solo, Adriene Couvillion, Shaun O’Hagan, Marty Krzywonos, Marcia Jean Kurtz, Deborah Offner, Kurt Froman, Patrick Heusinger, Tim Lacatena, Beth Laufer, Matthew Nadu, Ivan Paric, Melanie Torres

Distribuzione: 20th Century Fox, USA, 2010

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Nina ( Natalie Portman)  è una giovane ballerina del New York City Ballet. La danza è la sua vita e ci si dedica con passione e disciplina. La sua occasione arriva quando il famoso coreografo Thomas Leroy (Vincent Cassel) le offre il ruolo di protagonista nella sua versione rivisitata de “Il Lago dei Cigni“: Nina interpreterà il doppio ruolo del Cigno Bianco e del Cigno Nero. Tuttavia, l’arrivo di una nuova giovane ballerina da San Francisco, Lily (Mila Kunis), le creerà non pochi problemi….

Darren Aronofsky, il celebrato regista di The Wrestler, dirige questo interessante thriller psicologico al centro del quale, come in The Wrestler, c’è un personaggio unico, Nina in questo caso, fulcro e nucleo della storia. Il regista la segue costantemente, continuamente, ossessivamente con la camera a mano e ci mostra cosa si cela dietro il mondo patinato, elegante e perfetto della danza classica: rivalità, insicurezze, orribili ferite fisiche e psicologiche che cozzano decisamente con lustrini e tutù. Nina è una dolce ragazza col sogno di diventare prima ballerina, ingenua e fragile e con una madre invadente che la tiene costantemente sotto pressione e che proietta su di lei le aspirazioni che lei ha dovuto abbandonare alla sua nascita. Per Nina, il controllo e la disciplina sono tutto, prova ore e ore per eseguire un passo alla perfezione. Tuttavia l’arrivo di Thomas Leroy cambia tutto: Thomas sta per mettere in scena la propria versione del Lago dei Cigni e cerca una protagonista che sia all’altezza di svolgere in maniera credibile sia il ruolo fragile e tenero del Cigno Bianco, che quello oscuro e tenebroso del Cigno Nero. La sua scelta cade su Nina, anche se non riesce a vedere in lei il Cigno Nero, ma la invita a tirarlo fuori, a lasciarsi andare, a sedurlo, a sedurre il pubblico, il suo partner di danza. Nina, oltre a fare i conti con questa difficoltà, deve affrontare anche un’altra minaccia, che risponde al nome di Lily, ballerina arrivata da San Francisco, che sembra perfetta per prendere il suo ruolo e che è disposta a tutto pur di averlo. Nina è confusa, sente la pressione, gli occhi di tutti sono puntati su di lei, e intanto una strana ferita compare dietro la sua schiena…

Il film risulta chiaro sin dai primi minuti, nessuna sorpresa dunque, ma la vera novità è rappresentata dal modo in cui la storia è portata avanti e raccontata dall’inizio alla fine, sul palcoscenico e fuori dal palcoscenico, nella vita intima e privata di Nina, nei suoi pensieri, nella sua stanza piena di peluches. La trama è semplice e richiama alla mente grandi classici come Eva contro Eva in primis, e soprattutto Scarpette rosse per la sovrapposizione tra vita e arte, tra ballerina e personaggio interpretato sulla scena.  Il percorso verso la prima teatrale dello spettacolo segna anche il percorso interiore e psicologico della protagonista, il suo cambiamento, l’emergere di quel lato oscuro forzatamente tenuto a bada per troppo tempo.

Aronofsky osa, rischia, non si accontenta, si muove in un mondo onirico, fantastico,  e questo fa di lui uno dei registi più innovativi e interessanti degli ultimi anni. Natalie Portman si mette totalmente a servizio della storia e del regista, e riesce nell’arduo compito di interpretare un personaggio sfaccettato, fragile, insicuro ma allo stesso tempo sensuale, represso e disturbato. E’ facile prevedere una sua nomination ai prossimi Oscar. Vincent Cassel appare in un ruolo ambiguo e lo interpreta con la solita grazia e maestria; Mila Kunis, dimagrita a tal punto da risultare quasi irriconoscibile, dà la giusta sensualità e fascino trasgressivo al personaggio di Lily, ruolo per il quale si è aggiudicata il Premio Marcello Mastroianni a Venezia, ed è stata nominata come Migliore attrice non protagonista ai prossimi Golden Globes, (la pellicola ha raggiunto ben 4 nomination in totale)   ma da sottolineare è la meravigliosa e inquietante performance di una rediviva Winona Ryder, in un ruolo marginale ma che lascia il segno, così come l’intensità e la drammaticità espresse da Barbara Hershey.

In definitiva un thriller che sfocia nell’horror con un regista geniale ed una protagnista all’altezza della complessità del proprio ruolo.

Conclusione: Assolutamente da vedere.

Voto: 8.5

Pubblicato da: silviasettevendemie | dicembre 25, 2010

The Tourist

Titolo originale: The Tourist

Regia: Florian Henckel von Donnersmarck

Cast: Johnny Depp, Angelina Jolie, Paul Bettany, Timothy Dalton, Steven Berkoff, Rufus Sewell, Christian De Sica, Neri Marcorè, Alessio Boni, Daniele Pecci, Raoul Bova, Nino Frassica, Giovanni Guidelli, Bruno Wolkowitch, Marc Ruchmann, Julien Baumgartner, François Vincentelli, Clement Sibony, Jean-Claude Adelin, Jean Marie Lamour, Nicolas Guillot, Mhamed Arezki, Igor Jijikine, Vladimir Orlov, Vladimir Tevlovski, Alec Utgoff, Mark Zak, Gabriele Gallinari, Riccardo De Torrebruna, Maurizio Casagrande, Iddo Goldberg, Renato Scarpa, Giancarlo Previati, Giovanni Esposito, Marino Narduzzi, Tino Giada, Bruno Bilotta, Ralf Moeller

Distribuzione: 01 Distribution, USA-Francia, 2010

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Frank Tupalo (Johnny Depp) è un professore americano in vacanza in Italia per cercare di alleviare il dolore per la scomparsa della moglie, avvenuta  tre anni prima. Sul treno che lo conduce a Venezia incontra Elise (Angelina Jolie), donna bellissima quanto misteriosa, e la sua vita non sarà più la stessa, perché all’improvviso si ritroverà coinvolto in una girandola di inseguimenti, attentati, rapimenti e arresti…

Prendete il regista talentuoso e coraggioso di Le vite degli altri, miscelate con una location da sogno quale Venezia e la sua magia, aggiungete due star del calibro di Angelina Jolie e Johnny Depp e una storia avvincente che tiene incollati allo schermo, e otterrete la ricetta perfetta per un buon thriller e soprattutto per un’alternativa ideale ai soliti cinepanettoni. Questo thriller adrenalinico, nominato ai prossimi Golden Globes come migliore Commedia o Musical,, trasporta lo spettatore per tutti  i 105 minuti della sua durata nella bellissima Venezia e lo immerge in una rete di spie, doppiogiochisti, inseguitori, inseguiti, buoni e cattivi molto difficili da distinguere e da inquadrare, dal momento che la prospettiva cambia continuamente. Una sola cosa appare certa: Frank Tupolo, tranquillo professore di matematica della provincia americana, si ritrova invischiato nella suddetta rete per puro caso, un caso che ha il nome di una donna, bellissima e pericolosa, Elise, che incontra il suo sguardo sul treno per Venezia e lo sceglie volutamente per fingere che si tratti di Alexander Pierce, l’uomo che ama ma che è scomparso da due anni, in quanto  ricercato dalla polizia di vari Paesi ma non solo  per aver sottratto svariati miliardi di euro. Così Frank in un batter d’occhio si ritrova inseguito dalla polizia e dalla malavita russa, e la sua vita sarà in costante pericolo. Il tutto però sembra quasi passare in secondo piano rispetto all’attrazione che sin dal primo sguardo sembra unirlo in modo indissolubile a Elise.

La pellicola è un’omaggio sincero alle spy-stories in stile James Bond e alle atmosfere Hitchcockiane, tra scambi di persona e continui capovolgimenti di fronte ed è un remake di una pellicola francese del 2005, Anthony Zimmer, scritto e diretto da Jérôme Salle e interpretato da Sophie Marceau e da Yvan Attal.
Sicuramente in molti storceranno il naso a questa svolta in chiave puramente intrattenitiva del regista tedesco, dopo un esordio serio e di impatto come quello di Le vite degli altri, ma cambiare direzione non significa affatto svilirsi o peggiorare, significa semplicemente sperimentare, evolversi, cercare altri canali di comunicazione.

Johnny Depp e Angelina Jolie, freschi nominati ai Golden Globes rispettivamente come Migliore Attore e Migliore Attrice in una Commedia, non danno vita sicuramente alla migliore interpretazione della loro carriera ma risultano perfetti nei loro ruoli: tanto algida, iperscrutabile, misteriosa e bellissima lei, quanto spaesato, ingenuo e confuso lui. Inoltre fa sempre piacere vedere attori nostrani in pellicole di tale levatura, anche se in ruoli marginali, come Christian De Sica, nei panni di un ispettore di polizia, Neri Marcoré in quelli del peggior receptionist della storia, Nino Frassica in quelli ormai a lui consoni di carabiniere, e poi Raoul Bova, Alessio Boni, Maurizio Casagrande, Daniele Pecci

In definitiva una pellicola avvincente, godibilissima, con due protagonisti stellari, con un regista capace e uno script che funziona.

Conclusione: Consigliatissimo.

Voto: 8

Pubblicato da: silviasettevendemie | dicembre 12, 2010

Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni

Titolo originale: You will meet a tall dark stranger

Regia: Woody Allen

Cast: Antonio Banderas, Josh Brolin, Anthony Hopkins, Gemma Jones, Freida Pinto, Lucy Punch, Naomi Watts, Pauline Collins, Kelly Harrison, Ewen Bremner, Neil Jackson, Lynda Baron, Fenella Woolgar, Robert Portal, Jim Piddock, Celia Imrie, Roger Ashton-Griffiths, Anna Friel, Theo James, Christopher Fulford, Johnny Harris, Alex MacQueen, Anupam Kher, Meera Syal, Joanna David, Geoffrey Hutchings, Natalie Walter, Shaheen Khan, Amanda Lawrence, Zak Orth, Rupert Frazer, Eleanor Gecks, Christian McKay, Philip Glenister, Jonathan Ryland, Pearce Quigley

Distribuzione: Medusa, USA- Spagna, 2010

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Londra. Alfie (Anthony Hopkins) è un uomo in piena crisi di terza età e  ha lasciato la moglie Helena (Gemma Jones) per vivere una seconda giovinezza sposando una giovane escort  con aspirazioni da attrice, Charmaine (Lucy Punch). Helena, dal canto suo, è caduta in depressione, ma trova la forza di rialzarsi  nelle  previsioni una veggente e nell’alcol. La figlia Sally (Naomi Watts), intanto, è in crisi matrimoniale col marito Roy (Josh Brolin), laureato in medicina ma intenzionato a sfondare come scrittore nonostante numerosi flop, e finisce per innamorarsi del proprio datore di lavoro, Greg (Antonio Banderas), mentre Roy fa la corte alla bella vicina (Freida Pinto)…

Presentato Fuori Concorso all’ultimo Festival del Cinema di Venezia, questa commedia romantica dal sapore un po’ amaro e quasi distaccato ci pone di fronte a uno dei temi amati da Woody Allen: l’instabilità e la difficoltà delle relazioni amorose, e lo fa attraverso la storia di due diverse coppie: quella formata da Alfie e Helena, nella quale il primo, in preda a una crisi di terza età, compra un auto sportiva e inizia una relazione con una escort con la metà dei suoi anni, mentre la seconda, accusato il colpo, si affida ai consigli e alle previsioni di una fantomatica veggente che le predice un incontro con un interessante straniero. La seconda coppia è quella formata da Sally, esperta d’arte, figlia di Alfie ed Helena, che, frustrata dalla vita coniugale non proprio esaltante con Roy, prende una cotta per il suo capo, l’affascinante Greg, e Roy, medico solo sulla carta con il sogno di diventare un famoso scrittore, il quale, trascurato dalla moglie e scoraggiato dai suoi insuccessi, trova una distrazione e una nuova vitalità osservando la vicina di casa, la bella Dia.

Allen prende situazioni viste in diverse sue pellicole  e le ripropone all’interno di questo film, dando allo spettatore una sensazione continua di déjà vu. Inoltre le diverse storie narrate vivono di fatto di vita propria, non essendo bene amalgamate e intrecciate tra loro; sembra di assistere di fatto a dei corti indipendenti. E, cosa fondamentale,  grandi assenti risultano essere l’ironia dirompente e la comicità che sono di fatto un marchio distintivo del regista americano. Si sorride, ma poco e a denti stretti.

Il cast è una delle poche cose assolutamente riuscite della pellicola: gli attori danno vita a una prova corale ottima, a partire da Josh Brolin, che dona ai primi piani di Allen i suoi sguardi intensi e carichi di significati sottointesi e cose non dette, e proseguendo con Gemma Jones, perfetta nel ruolo della svampita e ingenua Helena, senza dimenticare Anthony Hopkins, in splendida forma (la ferrea dieta cui si è sottoposto per volere della moglie ha dato i suoi frutti!) e molto divertente mentre   arranca stancamente dietro ai capricci della sua giovane e avvenente mogliettina tra serate in discoteca, palestra e pasticche di Viagra.

In definitiva una commedia non all’altezza del grande maestro, che denota forse un po’ di stanchezza. Speriamo che la prossima pellicola sia ai livelli di quelle che ci ha regalato in passato.

Conclusione: Da vedere per il cast e la fotografia.

Voto: 6.5

Pubblicato da: silviasettevendemie | dicembre 12, 2010

Megamind

Titolo orginale: Megamind

Regia: Tom McGrath

Cast (Voci originali): Will Ferrell, Tina Fey, Jonah Hill, David Cross, Brad Pitt, Justin Theroux, Ben Stiller, Jessica Schulte, Tom McGrath, Emily Nordwind, J. K. Simmons, Ella Olivia Stiller, Quinn Dempsey Stiller, Brian Hopkins, Christopher Knights, Mike Mitchell, Jasper Johannes Andrews, Jack Blessing, Stephen Kearin

Distribuzione: Universal Pictures, USA, 2010

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Megamind (Will Ferrell) è un cattivo decisamente pasticccione. Da anni cerca di conquistare la città di Metro City, ma i suoi piani strampalati elaborati con il fido Minion (David Cross), falliscono sempre soprattutto a causa del suo nemico numero 1, un supereroe mascherato noto come Metro Man (Brad Pitt). Tuttavia, un giorno avviene l’impensabile: Megamind durante uno dei suoi soliti e prevedibili piani uccide Metro Man. La città è finalmente nelle sue mani, il crimine ha vinto, eppure c’è qualcosa che non va: il cattivo si sente solo, senza il suo rivale. Compiere misfatti non ha più senso così decide di crearsi un nuovo eroe, un nuovo antagonista, Tighten (Jonah Hill), per tornare alle antiche scorribande. Ma quando Tighten si ribella e decide che essere cattivo è più divertente a Megamind non resterà altro che cercare di fermarlo per salvare Metro City, diventando suo malgrado un eroe…

Cosa accadrebbe nelle favole se il cattivo per una volta vincesse e il Male dunque trionfasse? La Dreamworks ce lo mostra nel suo ultimo prodotto, un film d’animazione divertente e tutt’altro che banale, il cui protagonista è il goffo, goffissimo Megamind, un alieno dalla grande testa blu, finito sulla terra per caso, allevato in un carcere e diventato cattivo per reazione all’emarginazione di cui è vittima fin da bambino. Megamind è un cattivo decisamente sui generis, che mette in atto piani assurdi e destinati al fallimento, tanto che l’usuale conclusione dei suoi scontri con l’eroe di Metro City, Metro Man, consiste sempre nella sua sconfitta e nel suo arresto. Tuttavia un giorno, a causa di una strana serie di coincidenze e di eventi fortuiti, Megamind uccide Metro Man. La città è finalmente sua, ha vinto! E’ un cattivo a tutti gli effetti ora, tutti lo temono e lui può scorazzare tranquillo e indisturbato a distruggere e spaventare gli abitanti. Ma la gioia ha una brevissima durata, l’entusiasmo si spegne presto e cede il posto alla noia… E adesso? Non c’è più il gusto del proibito, dell’infrazione… Tutto gli è ormai lecito… Qualcosa inizia a muoversi dentro di lui… Nostalgia… Nuovi sentimenti e sensazioni nascono in lui e forse sono legati alla conoscenza di Roxanne (Tina Fey), giornalista d’assalto molto vicina a Metro Man e che inizia ad indagare su di lui. Megamind decide allora di porre rimedio alla morte del suo nemico storico, creandone uno nuovo di zecca, con gli stessi poteri del precedente e con il quale tornare alla divertente routine. Ma le cose non vanno come previsto e quando Tighten si dimostra molto ma molto cattivo, toccherà proprio a lui cercare di porre rimedio a ciò che ha fatto, per Metro City, ma soprattutto per Roxanne.

Un po’ come in Cattivissimo me, il cattivo mostra di avere un cuore, dei sentimenti, mostra che si può finire per essere cattivi perché si è feriti, incompresi, esclusi, così come avviene al piccolo megamind nella scuola per esseri con poteri speciali, nella quale il futuro Metro Man è l’idolo indiscusso mentre il futuro cattivone è escluso e messo da parte dai suoi compagni.  La grandissima novità è rappresentata proprio dal colpo di scena iniziale con la morte dell’eroe, una cosa che nelle favole è praticamente impossibile… Inoltre si evidenzia sin dall’inizio un curioso e buffo binomio tra il protagonista e il rock: infatti le sue malefatte sono accompagnate per sua scelta sempre da particolari canzoni, quali ” Crazy train” di Ozzy Osbourne, “Highway to Hell degli AC/DC, “Rock This Town” degli Stray Cats, “Welcome to the Jungle” dei Guns’n Roses, “Bad to the bones” di  George Thorogood & The Destroyers, solo per citarne alcune, sicuramente non una tipica colonna sonora per un film per bambini, ma l’insieme funziona e anche molto bene. Il risultato è un film divertente, innovativo, atipico ma molto istruttivo.

Conclusione: Assolutamente da vedere, una validissima alternativa ai vari cinepattoni e spazzatura simile che investe sin da ora e continuerà purtroppo ad investire le nostre sale per tutto il periodo natalizio.  L’uscita italiana è prevista per il prossimo 17 dicembre.

Voto: 9

Pubblicato da: silviasettevendemie | dicembre 10, 2010

L’Italien

Titolo originale: L’Italien

Regia: Olivier Baroux

Cast: Kad Merad, Valérie Benguigui, Roland Giraud, Philippe Lefebvre, Guillaume Gallienne, Sid Ahmed Agoumi, Farida Ouchani, Saphia Azzeddine, Tarek Boudali, Nathalie Levy-Lang, Karim Belkhadra, Alain Doutey, Arielle Sémenoff, Guy Lecluyse, Raphaële Germser

Distribuzione: Pathé Distribution, Francia, 2010

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Dino Fabrizzi (Kad Merad)  è un italiano trapiantato in Francia ed è un venditore di successo  di Maserati a Nizza, in odore di promozione. Ha una compagna, Hélène (Valérie Benguigui), che inizia a pensare al matrimonio, la vita gli sorride… C’è solo un piccolo problema: Dino Fabrizzi non è affatto italiano, ma finge di esserlo: in realtà si chiama Mourad Ben Saoud, è franco-algerino ed è musulmano. L’uomo vive di fatto una doppia vita, una da italiano tipico e l’altra da magrebino ligio alle tradizioni di famiglia. Quando il padre ( Sid Ahmed Agoumi) dopo un attacco di cuore gli chiederà di fare il Ramadan al suo posto le due identità rischieranno di collidere creandogli non pochi problemi…

Olivier Baroux dirige questa divertente e intelligente commedia dal gusto agrodolce che affronta in modo leggero ma decisamente reale un tema molto attuale in Francia, ma nn solo, quale quello dell’integrazione razziale, del razzismo e del confronto con le proprie tradizioni e come esse vengano viste dagli altri. Dino Fabrizzi è l’emblema di tutto ciò: italiano estroverso, chiacchierone, divertente, ironico, dalla battuta pronta e dalla grande abilità nella vendita di prodotti, Maserati in questo caso, sempre vestito di tutto punto e con l’immancabile catenina d’oro, anello vistoso e musica italiana in auto. Dino è adorato da tutti, in primis dal suo capo, che medita di nominarlo suo successore in azienda, dalla sua compagna Hélène, che ama il suo essere sopra le righe e il suo parlare francese inframmezzato da espressioni e frasi in italiano. peccato che in realtà Dino di italiano non abbia nemmeno una goccia di sangue, in quanto franco-algerino, musulmano non praticante la cui famiglia, i genitori, la sorella, il fratello, la cognata e la nipotina, vivono a Marsiglia e ignorando la sua seconda vita, credono che viva e lavori a Roma. Perché queste due vite? Perché il bisogno di fingersi ciò che non si é? Dino/Mourad lo spiega nel corso del film: l’italiano è cool, è folle, è simpatico, folkloristico, di classe, sulle righe, ha successo. E’ ben voluto proprio per queste sue caratteristiche, al contrario il magrebino, l’arabo, il musulmano non è visto molto positivamente, e gli vengono negate a priori possibilità lavorative e di integrazione. Proprio per questo Mourad ha deciso di diventare Dino, di crearsi questa seconda vita di successo, rinnegando di fatto le sue origini e il suo vero Io. Così, quando suo padre ha un attacco di cuore e dal letto dell’ospedale gli chiede di celebrare il Ramadan al suo posto, Mourad non può non mantenere la promessa, con tutto ciò che essa comporta: nuove bugie per le persone che ama, soprattutto ad Hélène, con la quale sarà costretto ad inventare le scuse più assurde per evitare di bere, di mangiare e di avere rapporti sessuali. I suoi nuovi ritmi di vita dettati dalla fede si ripercuotono negativamente sia sull’amore che nel lavoro, dove Dino ora appare stanco, distratto e poco incisivo nelle vendite. Tuttavia l’equilibrio precario tra le sue due vite non potrà durare a lungo e alla fine Dino/Mourad dovrà fare i conti con se stesso, con la sua vera identità, con i suoi reali sentimenti e soprattutto con le conseguenze delle sue innumerevoli bugie.

Il film è una riflessione leggera ma attenta sul tema dell’integrazione e di come le persone fingano di essere ciò che non sono pur di essere accettate dalla società. Lo spettatore ride vedendo Dino che canta a squarciagola in macchina canzoni italiane, che dribbla situazioni potenzialmente pericolose che potrebbero svelare la sua vera identità, ma allo stesso tempo soffre con lui quando la verità viene a galla e lui, ormai tornato ad essere solo Mourad, fa i conti con i suoi errori e con la sua profonda solitudine. Non è facile integrarsi in una comunità che non è quella di appartenenza, ma è ancora più difficile farlo se alla base ci sono pregiudizi e razzismo.

Kad Merad è come sempre splendido, ormai una delle realtà più interessanti e affidabili del cinema d’Oltralpe,e il fatto di essere di origine algerina come il protagonista e di sentire in un certo senso sulla sua pelle la “diversità”, gli conferisce quel tocco di intensità e di realtà in più che rendono la sua performance perfetta (Inoltre il suo italiano non è affatto male!). Sid Ahmed Agoumi ha un ruolo marginale ma di fatto determinante nella pellicola: è lui, il papà di Mourad, il portatore del messaggio del film, assieme a Farida Ouchani, che interpreta il ruolo della madre di Mourad.
Infine bellissima la colonna sonora, un mix di musiche italiane e arabe che non è affatto scontato né giocato sugli stereotipi italiani, composte da Martin Rappeneau,  e che contiene canzoni  quali:  ”My Wonderful Bambina“di Nicola Arigliano, “Nel blu dipinto di blu” di Domenico Modugno, “L’italiano” di Toto Cutugno, “Sarà perché ti amo” dei Ricchi & Poveri.

In definitiva una pellicola divertente ma con un messaggio serio e di grandissima attualità, soprattutto in Francia, ma che riguarda di fatto tutti. Peccato che a quanto pare in Italia non ne sia prevista l’uscita. Nonostante ciò, ne consiglio vivamente la visione: in Francia lo scorso 24 Novembre il film è uscito in Dvd, mentre in Germania uscirà nelle sale il 13 gennaio 2011.

Conclusione: Assolutamente da vedere.

Voto: 8

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